domenica, 28 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il primo maggio e il lavoro
Pubblicato il 01-05-2017


La mondializzazione dei mercati trasforma la società a ritmi sempre più elevati e i cambiamenti richiedono nuove attività e nuove professioni e sottopongono quelle esistenti alla trasformazione o alla scomparsa. I problemi del lavoro possono essere letti a partire da due considerazioni: innanzitutto che il mondo occidentale è sempre meno isolato e la sua economia è sempre più dipendente dall’intero sistema mondiale; inoltre che, pur crescendo le attività e i bisogni, la percentuale delle persone occupate decresce rapidamente. In Italia la disoccupazione si aggrava di giorno in giorno e dovunque nel mondo il lavoro sta diventando sempre più flessibile per le aziende e più precario per i lavoratori. L’universo dell’occupazione sta dunque vivendo una grande mutazione. E, il maggiore cambiamento di questi ultimi anni riguarda in particolare il lavoro salariato tradizionale, che sta progressivamente e irreversibilmente cedendo  il passo al lavoro precario, a tempo parziale, in affitto. Questa tendenza da noi è purtroppo iniziata da anni e la ormai ex “classe operaia” ne ha sperimentato appieno la durezza. Il vecchio contratto sociale che è stato alla base della moderna società industriale – il diritto al lavoro garantito da leggi e da contratti, la lotta alla povertà, i servizi sociali – è contestato in molti paesi in nome della competitività internazionale, senza che un nuovo contratto sia in arrivo. Si capisce, quindi, il motivo per cui, in tutto il mondo, il problema socio-economico dell’occupazione stia diventando soprattutto una severa criticità politica, con alcuni che chiedono al mercato la soluzione di problemi che proprio il libero mercato ha determinato ed altri che vorrebbero un’economia sociale di mercato o un capitalismo sociale (come invoca la Chiesa cattolica). Un capitalismo meno rampante, che pur accettando le regole del libero mercato operi nel quadro di uno stato che garantisca obiettivi di civiltà fondamentali come il contrasto alla povertà, le pari opportunità tra i cittadini e i servizi sociali di base.

A tale fine dovrebbe pertanto operare la classe politica, affinché la rivoluzione tecnologica non corra il rischio di trasformarsi in un’involuzione sociale e perché la ricchezza di pochi non si contrapponga alla povertà di miliardi di esseri umani.

Carlo Pareto

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