martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati. Due volti e l’immaginario
Pubblicato il 08-05-2017


fortino pirati civitavecchiaUn fortino tirato su con i materiali portati dal mare. In alto, a sventolare orgogliosa, la Jolly Rogers. Dentro la rocca improvvisata attempati pirati che giocano a carte, passano il tempo, sognano la giovinezza in una città, Civitavecchia, rovinata da un punto di vista ambientale: essa ha visto un’ampia e selvaggia cementificazione, convive con due centrali Enel, il centro chimico dell’esercito, ed il primo porto passeggeri del Mediterraneo che con le ciminiere che restano accese per produrre l’elettricità necessaria alle navi da crociera, vere e proprie città galleggianti, affumica tutto il centro cittadino. Ed ancora amianto e polveri di cemento, simboli del vecchio (e mai realizzato) sogno industrialista degli anni settanta.

Su tutto un’incidenza tumorale molto al di sopra della media nazionale.

Il fortino dei pirati poteva essere il luogo del sogno e dell’utopia. Di certo non faceva male a nessuno. Non l’ha pensata così la polizia municipale che, in quattro e quattr’otto, ha fatto sbaraccare bucanieri e fortezza. Eccesso di razionalismo? Forse quei quattro tronchi minavano l’estetica dell’orizzonte? Erano privi di autorizzazione paesaggistica? Di certo gli anziani che giocavano ai pirati si sono ritrovati citati in giudizio ed hanno dovuto ricorrere all’assistenza di un legale. Qualche giorno dopo lo sgombero fa la propria comparsa, a pochi metri dal luogo in cui sventolava la bandiera della fratellanza, un cesso. Un WC chimico probabilmente portato lì dal mare. Per giorni e giorni il “suddetto cesso”, ribattezzato così dalla stampa locale, ha fatto bella mostra di sé sul bagnasciuga. Ma nessuno ha gridato allo scandalo. La domanda è semplice: perché il luogo dell’utopia va sradicato ed un maleodorante cesso deve essere lasciato lì, quasi a simbolo della città?

Gli eventi, realmente accaduti, hanno dato luogo ad un dibattito letterario, che è stato chiuso in volume dall’associazione Spartaco. Titolo del libro “Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati”, con scritti di Cristian Bufi, Ernesto Berretti ed Eros Mammoliti. Prefazione di Mario Michele Pascale e postfazione di Massimo Piermarini. Gli autori sviluppano narrazioni a partire dai due fatti di cronaca, cercando le risposte che la cronaca giornalistica non è stata in grado di dare. L’occasione è stata ghiotta per un’analisi del tessuto sociale della città laziale. Ma guai a considerare Civitavecchia come eccezione: in tutta Italia può nascondersi un “suddetto cesso” ed ogni nostro campanile può usare violenza al sogno. Certo è che la cittadina del litorale tirrenico vive un periodo di forte depressione, economica e sociale, cui, dopo la vittoria dei cinque stelle alle recenti comunali, si è aggiunta una forte brutalizzazione della vita politica e civile. Ma questo ha reso gli autori ancora più accaniti: con precisione chirurgica essi hanno vivisezionato, attraverso le loro narrazioni, la viva e cruda realtà di Civitavecchia, che è anche la realtà del nostro mondo.

Di più non diciamo, lasciando al lettore il gusto della scoperta del testo.

Ernesto Berretti, Cristian Bufi, Eros Mammoliti
Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati
Ass. Spartaco, Factory, 2017
Euro 10

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