lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL PREZZO DELL’ILVA
Pubblicato il 30-05-2017


ilva operaiNon solo mancanza di sicurezza per gli operai, più volte denunciata dai sindacati, non solo l’impatto ambientale che continua a mettere a rischio i cittadini che vivono vicino al colosso siderurgico, ma adesso anche la beffa dei licenziamenti che passano dai 2.400 annunciati ieri ai 6.400 di oggi dopo il vertice al Mise tra sindacati e il ministro Carlo Calenda. I rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm sono usciti dall’incontro al ministero decisamente delusi e hanno avvertito che non accetteranno tagli al personale così consistenti. Le due proposte di acquisizione di Ilva infatti prevedono esuberi e in particolare quella guidata da ArcelorMittal-Marcegaglia ne stima fino a 5.800 fino al 2023, mentre la cordata concorrente AcciaItalia prevede di portare i 14.200 dipendenti del gruppo a 7.800 nel 2018 per poi risalire prima a 9.800 nel 2023 e poi a 10.800 nel 2024, con un numero massimo di esuberi pari a 6.400 unità. A renderlo noto i sindacati al termine dell’incontro con i commissari e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Nel dettaglio la proposta della cordata vincente di AcelorMittal-Marcegaglia (Am Investco Italy) prevede di portare i 14.200 dipendenti del gruppo a 9.400 nel 2018 per poi arrivare a 8.400 nel 2023. I sindacati torneranno quindi al ministero dello Sviluppo economico giovedì mattina, alle 10, per confrontarsi ancora con il governo e i commissari dell’Ilva. Lo hanno riferito i rappresentanti delle organizzazioni sindacali lasciando il ministero dopo l’incontro tenuto al dicastero di via Veneto per l’esame delle proposte di acquisto del gruppo siderurgico.
“Non è accettabile che ci sia una riduzione dell’occupazione di questa natura – ha dichiarato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini – l’incontro è stato deludente, non abbiamo capito i motivi per cui è stata scelta una proposta rispetto all’altra. Un prezzo occupazionale così alto non è possibile da pagare”. Landini ha spiegato che l’accordo con i sindacati è vincolante: “Non è divertente dire che ci deve essere un accordo perché non si può scaricare su lavoratori e sindacati, è uno scherzetto usato in altre trattative che non funziona e non accetteremo”. Landini ha anche contestato la riduzione del costo di lavoro medio, pari a 50mila euro per la proposta indicata dai commissari e 42mila euro dalla joint venture concorrente.
“Non sono proponibili migliaia di esuberi – ha affermato il segretario generale della Uil, Rocco Palombella – dei 5.800 tagli previsti da Am Investco Italy la parte più rilevante sarebbe a Taranto. Faremo cambiare il piano”. Prima dell’incontro Palombella aveva avvertito: “Siamo qui per conoscere nel merito i piani industriali e ambientali per l’Ilva e vogliamo mettere fine alle voci circolate sugli esuberi”, aggiungendo: “Se annunceranno esuberi non avranno lo stabilimento, non li faremo neanche entrare”.
“Partiamo male – ha affermato il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli – il prezzo per il lavoratori è troppo alto. C’è un problema anche sul costo medio salariale. Il governo ha spiegato che l’accordo con i sindacati è vincolante ma dopo l’aggiudicazione. Per noi questi tagli sono inaccettabili e chiediamo dia vere più dettagli sugli investimenti nel ciclo produttivo. Anche la riduzione di personale prevista dalla proposta di AcciaItalia è da respingere: una ripresa dell’occupazione si avrebbe nel 2023, ma sei anni sono tantissimi e pensare di ripartire con 6.400 lavoratori in meno non è immaginabile”. Rispondendo ad una domanda dei giornalisti, Bentivogli ha spiegato che in questa fase la normativa non prevede rilanci di questo tema non si è parlato al tavolo.
Nel frattempo riprende oggi e domani in Corte d’Assise a Taranto il processo “Ambiente Svenduto” che riguarda il reato di disastro ambientale contestato agli ex vertici dell’Ilva (gruppo Riva), più altri reati di cui sono accusati dirigenti ed ex dirigenti del siderurgico di Taranto, amministratori ed ex amministratori pubblici, funzionari ed ex funzionari pubblici. L’andamento del processo, tra rito abbreviato per alcuni imputati e ammissione al patteggiamento per due società, Ilva e Riva Forni Elettrici, alla fine ha ridotto a 44 gli imputati, di cui 43 persone fisiche ed una sola società, l’ex Riva Fire, per la quale la richiesta di patteggiamento e’ stata respinta e quindi l’ex capogruppo Ilva rimane nel processo di Taranto.
Nell’udienza di oggi proseguirà il dibattimento con l’ascolto di altre parti lese che si sono costituite in giudizio. Tra queste, i mitilicoltori di Taranto che, a causa dell’inquinamento del Mar Piccolo di Taranto, hanno subito danni agli “allevamenti” delle cozze e degli altri prodotti ittici. Sono circa un migliaio le parti civili ammesse nel processo tra militicoltori, agricoltori, allevatori, famiglie di operai Ilva, cittadini residenti nel rione Tamburi ma anche Comune e Provincia di Taranto, Regione Puglia, ministeri dell’Ambiente e della Salute. Nelle udienze precedenti è stato ascoltato Vincenzo Fornaro, ex allevatore, al quale, a causa della diossina dell’Ilva, anni fa furono abbattuti circa 600 capi di bestiame che lo stesso Fornaro allevava in una masseria non distante dall’Ilva.

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