mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva, nessun piano ambientale e operai a rischio
Pubblicato il 29-05-2017


ilva 3Assegnati i vincitori bisogna rimettere in sesto l’Ilva. Ma per il momento per il gruppo siderurgico di certo c’è solo che i commissari straordinari hanno assegnato la gara alla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia e che ad essa faranno seguito il parere del Comitato di Sorveglianza e la valutazione finale di competenza del Ministro dello Sviluppo Economico. A preoccupare è proprio questa ‘vittoria’: non si conoscono infatti i Piani Industriali con esattezza, non solo ma per decreto il Piano delle misure di risanamento ambientale dell’Ilva predisposto dal governo Renzi nel 2014 potrà infatti essere modificato dalla società che vincerà la gara per l’acquisizione del gruppo siderurgico italiano.
La società che vincerà la gara – secondo il decreto – avrà tempo fino al 31 dicembre del 2019 per realizzare il suo Piano Ambientale che verrà recepito con un Dpcm. Sempre secondo il decreto, l’acquirente dell’Ilva non dovrà più restituire allo Stato il prestito ponte da 300 milioni di euro, come previsto dal decreto Guidi dello scorso gennaio, e concesso per garantire la prosecuzione delle attività continuando il risanamento ambientale nelle more della procedura di trasferimento.
“Con questa procedura di vendita dell’Ilva di Taranto, che determinerà il futuro dello stabilimento siderurgico – commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – le tanto sbandierate priorità sulle questioni ambientali rischiano di cedere il passo al mero valore monetario delle offerte d’acquisto, e la richiesta di decarbonizzazione avanzata della Regione Puglia sembra essere ignorata. Siamo preoccupati sia per i tempi di messa a norma degli impianti che per la capacità produttiva, visto che ormai da troppo tempo ci troviamo di fronte alla mancata attuazione degli interventi previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale”.
Inoltre un ulteriore rischio viene apportato per quanto riguarda l’occupazione, secondo il piano industriale di AM Investco, la cordata vincitrice, ci sarà una produzione di 8 milioni di tonnellate l’anno di acciaio liquido e 2,2 milioni all’anno dibramme con l’impiego di 8480 unità di personale e ciò si traduce in 2400 posti di lavoro in meno. Una questione che sarà affrontata domani, 30 maggio, in un vertice fra il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e le rappresentanze sindacali.
“Vendere l’Ilva per mere ragioni di prezzo a una società che dovesse avere praticamente già raggiunto la quota massima del 40 per cento prevista dall’Unione europea (una delle due cordate è già al 39) sarebbe un errore gravissimo”, afferma il presidente della Puglia, Michele Emiliano. Per il governatore l’offerta della cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia non investirebbe nell’ipotesi di decarbonizzazione dello stabilimento tarantino e avvantaggerebbe le ‘lobby del carbone’.
“Non si conoscono i Piani Ambientali presentati dalle due cordate interessate all’acquisto: non si conoscono, quindi, le misure concrete e i relativi tempi di attuazione con cui dovrebbero essere affrontati l’impatto ambientale dello stabilimento e i possibili riflessi sulla salute di cittadini e lavoratori delle sue attività – afferma Lunetta Franco presidente di Legambiente Taranto – Dalla stampa apprendiamo che per Am Investco Italy il termine per la messa a norma degli impianti sarebbe fissato ad agosto del 2023: un fatto che, se confermato, sarebbe semplicemente assurdo considerato che si colloca a oltre dieci anni dalla concessione dell’A.I.A. all’Ilva nell’ottobre del 2012 e che da esso ci separano oltre sei anni”.
“Oggi esprimiamo una grande preoccupazione per quanto apprendiamo dagli organi di informazione sia per i tempi per la messa a norma degli impianti che per la capacità produttiva di cui si parla ” conclude la presidente di Legambiente Taranto “unita all’impressione che la tanto sbandierata priorità delle questioni ambientali abbia ceduto il passo, nella valutazione dei Commissari, al mero valore monetario delle offerte d’acquisto”.
Più cauto è il commento del Governatore della Liguria. “L’accordo di programma è ancora in vigore e non c’è motivo di metterlo in discussione ora, prima di aver valutato le ipotesi della nuova proprietà per il rilancio e aver letto il piano industriale”, così il Presidente Giovanni Toti a margine del Consiglio Regionale in merito alla situazione di Ilva e all’incontro previsto a Roma tra Governo e sindacati.
Questa mattina all’Ilva di Cornigliano un operaio è rimasto folgorato nei locali della cabina elettrica. “L’ennesimo incidente sul lavoro, avvenuto oggi nello stabilimento Ilva di Genova Cornigliano, ci deve far riflettere sull’importanza della cultura della sicurezza, del rispetto di dispositivi e normative collegate agli ambienti di lavoro. Indipendentemente dalla dinamica dell’incidente, su cui faranno luce gli ispettori della Asl, riteniamo ci sia bisogno non di interventi a spot, ma di un impegno strutturato e continuativo, in special modo da parte delle istituzioni, per diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro a tutti i livelli. Sabato scorso Papa Francesco, mentre parlava proprio all’Ilva di dignità del lavoro, intendeva anche il rispetto del lavoratore, della sua incolumità personale: cosa che proprio oggi è”. Lo scrive, in una nota, Alessandro Vella, segretario generale Fim Cisl Liguria.

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