giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps. Nuove ‘aperture’ per gli utenti. Ubp, per la povertà non bastano le misure del Def
Pubblicato il 17-05-2017


Consulenti del lavoro
DA MESSAGGIO INPS APERTURE A DIALOGO TRA SEDE, ISTITUTO E UTENTI
“Il messaggio numero 1856 del 3 maggio dell’Inps introduce interessanti ‘aperture’ che dovrebbero facilitare il dialogo tra le sedi dell’Istituto e l’utenza, dato che la competenza per decidere delle istanze è transitata all’Inps in seguito all’abolizione delle commissioni provinciali (che lo stesso Comitato d’indirizzo e vigilanza dell’Istituto, in una delibera di marzo scorso, invita a ripristinare)”. È quanto sostengono i consulenti del lavoro in un approfondimento diffuso recentemente. “Con il messaggio l’Inps – spiegano – ha fornito le linee guida in ordine all’applicazione dei nuovi criteri in materia di cigo, introdotti dal D.lgs. n. 148/15 e dal successivo DM 95442 del 15/4/2016. La nota spazia su diversi campi ed interviene su alcune criticità emerse in sede di interpretazione della nuova normativa, che hanno già provocato un numero elevato di contenziosi amministrativi. Criticità segnalate da tempo dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro”. “La prima delle molteplici segnalazioni formali -precisano- è stata effettuata a settembre 2016, a cui ne hanno fatto seguito altre, mirate a dare applicazione all’articolo 15 della 183 del 2011 che fa espresso divieto alle amministrazioni pubbliche di richiedere al cittadino dati ed elementi già in possesso di organi pubblici”. “La Cigo – sottolineano i consulenti del lavoro – sarà concessa anche in caso di temperature inferiori a 35°, ma ‘percepite’ in misura maggiore, poiché i bollettini meteo presentano anche questo tipo di misurazione. Infine, in quei settori (cave di marmo, ad esempio) in cui gli eventi atmosferici, anche relativi ai giorni precedenti la sospensione del cantiere, hanno reso impraticabile il luogo di lavoro o necessario salvaguardare la sicurezza dei lavoratori, la cassa integrazione verrà ammessa previa indicazione nella relazione tecnica delle motivazioni”. “In sede di tavolo tecnico -continuano- è stato altresì chiarito che nei casi in cui sia l’Istituto a pagare direttamente la prestazione ai lavoratori, lo stesso sarà onerato, nei casi previsti, al calcolo del relativo contributo addizionale. I comportamenti difformi delle sedi potranno essere oggetto di segnalazione al Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro”.

Upb
PER POVERTÀ RISORSE DEF NON BASTANO
L’estensione della platea dei beneficiari del reddito di inclusione potrebbe risultare “ancora limitata” rispetto al numero dei nuclei in povertà assoluta, pari nel 2015, secondo l’Istat, a quasi 1,6 milioni. Lo afferma l’Upb nel Rapporto sulla programmazione 2017, sottolineando che le stime del Gruppo di lavoro sul reddito minimo del Ministro del Lavoro quantificano tra 5 e 7 miliardi il costo di una misura in grado di risollevare la totalità delle famiglie in povertà assoluta. Per il Rei il Def stanzia 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018 a favore di 400.000 famiglie.
La nuova misura di contrasto alla povertà, sottolinea l’Autorità, si innesta in un sistema “ancora caratterizzato da una pluralità di misure condizionate alla prova dei mezzi, che presentano criteri di accesso disomogenei. Un assetto che negli anni della crisi, soprattutto per la popolazione che non beneficia di trattamenti pensionistici, si è dimostrato insufficiente a ridurre i rischi di povertà sulle fasce più deboli della popolazione”.

E pronti ad emigrare
GIOVANI, AL SUD PIÙ INSODDISFATTI MA PIÙ DINAMICI
Più insoddisfatti rispetto ai loro coetanei del Nord, ma allo stesso tempo molto dinamici e orientati a mettersi in gioco e a favorire un cambiamento positivo del proprio destino: sono i giovani del Sud Italia, come emergono dal Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, che li mostra allo stesso tempo più tradizionalisti dei ragazzi del resto d’Italia.
Il dossier, realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo, si è basato su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 32 anni.
Se da un lato, infatti, la soddisfazione generale nei confronti della propria vita è nettamente inferiore al Sud (36,8% di insoddisfatti rispetto al 26% del Centro-Nord), così come nel lavoro (33,3% di risposte negative contro il 20% del resto della penisola), i giovani meridionali sono quelli più dinamici a cogliere le nuove opportunità lavorative, più propensi ad accettare nuove proposte di lavoro (il 36,7% le accetterebbe immediatamente, contro il 26% del Nord), anche se richiedessero un trasferimento dalla terra di origine: solo il 61,8% dei giovani meridionali considera importante la distanza da casa nell’accettare una proposta contro l’80,5% dei coetanei del Nord e il 74,8% di quelli del Centro.
Il mondo giovanile al Sud appare dinamico e aperto alle nuove tecnologie della comunicazione. Stupisce, ma non troppo, una maggiore fiducia nei social media (39,1% di risposte positive contro il 34,4% del Nord e il 33,4% del Centro): in una zona d’Italia dove l’occupazione è più precaria e i giovani sono spesso ai margini del mondo del lavoro, Internet diventa il primo strumento per restare connessi col mondo.
Dal Rapporto emerge anche che al Sud mantengono più saldo il proprio orientamento religioso (il 56,5% afferma di appartenere alla religione cattolica contro il 50% della media nazionale) e, allo stesso tempo, si dimostrano maggiormente assidui nella frequenza ai riti religiosi: oltre il 25% frequenta i riti almeno una volta al mese contro il 15,3% del Nord e il 17,0% dei giovani del Centro.
Il maggior tradizionalismo dei giovani meridionali non si limita alla pratica religiosa ma riguarda più in generale valori come ad esempio la famiglia: positivi si confermano gli atteggiamenti verso il matrimonio, con il 56,1% dei giovani meridionali che lo ritiene ancora una istituzione attuale (contro il 52% nel Centro-Nord). Seppur ormai la stragrande maggioranza dei giovani italiani ritenga accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio (circa 8 giovani su 10), emerge al Sud una visione un po’ più tradizionale dell’unione fra partner: se la percentuale di chi ritiene socialmente accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio è dell’83% al Nord, si scende al 76,6% nelle regioni meridionali, mentre al Centro si attesta su valori intermedi (81,3%).

Siamo i più fermi in Ue
UN GIOVANE SU QUATTRO NON LAVORA E NON STUDIA
In Italia un giovane su quattro non lavora e non studia. Con il 25,7% dei neet si classifica al primo posto nell’Europa a 28 a 10,9 punti di distanza dalla media Ue. Al secondo posto si posiziona la Grecia con il 24,1%, seguita dalla Bulgaria con il 22,2%. Al lato opposto della graduatoria ci sono i Paesi Bassi dove solo il 6,7% delle persone tra 15 e 29 anni è fuori dal mondo dello studio e del lavoro. I dati relativi al 2015 sono contenuti nelle tabelle pubblicate dall’Istat nel dossier ‘Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, ed elaborati dall’AdnKronos. Nel Belpaese la quota di ragazze che non appartiene a nessuno dei due mondi è del 27,1% contro una media europea del 16,7%, con una differenza di 10,4 punti percentuali. Mentre i ragazzi sono il 24,1% contro una media europea del 13%, con una differenza di 11,1 punti percentuali. Esaminando i dati divisi per regioni emerge che in Sicilia il numero di neet sale al 39,5% dei giovani tra 15 e 29 anni; al secondo posto la Sicilia con il 36,2% e al terzo la Calabria con il 35,8%. Sono del sud anche le successive quattro regioni: Puglia (34,1%), Sardegna (32%), Basilicata (31,8%) e Molise (29,2). Bisogna scendere fino all’ottava posizione per trovare la prima regione che non fa parte del mezzogiorno: è il Lazio con il 23,3%. La percentuale minore di neet è nel Trentino-Alto Adige con il 13,1%. Tornando ai dati Ue, sopra la media si posizionano 10 paesi che sono, dopo Italia, Grecia e Bulgaria: Romania (20,9%), Croazia (20,1%), Spagna (19,4%), Cipro (18,5%), Slovacchia (17,2%), Irlanda (16,8%), Ungheria (15,1%). Gli altri 18 paesi si posizionano, invece, sotto la media Ue e sono: Francia (14,7%), Polonia (14,6%), Belgio (14,4%), Lettonia (13,8%), Portogallo (13,2%), Regno Unito (12,7%), Estonia (12,5%), Finlandia (12,4%), Slovenia (12,3%), Lituania (11,8%), Repubblica Ceca (11,8%), Malta (11,4%), Austria (8,7%), Germania (8,5%), Danimarca (87,7%), Lussemburgo (7,6%), Svezia (7,4%), Paesi Bassi (6,7%).

Carlo Pareto

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