lunedì, 24 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

#INSIEMESIPUO AICS e Telefono Azzurro contro il bullismo nello sport
Pubblicato il 18-05-2017


Bullismo, abusi sessuali e di potere: la lotta alle violenze comincia dallo sport di base
«Grazie alla condivisione lo sport rimane l’ambiente ideale per combattere le difficoltà,
ma servono formazione, vigilanza, prevenzione e massima attenzione ai minori»

bullismo-sport-600x399Formazione dei tecnici, “censimento” e conoscenza dei campanelli d’allarme tra i giovani, promozione dello sport di squadra e coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze nell’analisi del problema, ma soprattutto vigilanza e massima attenzione ai minori promuovendo il dialogo e mai il silenzio. Ecco le formule di base da cui partire per sconfiggere bullismo, abusi di potere e ogni forma di disagio giovanile nello sport, secondo quanto suggerito da Aics, Associazione Italiana Cultura Sport, e Telefono Azzurro, insieme nella lotta alla violenza: lo sport rimane l’ambito migliore nel quale far crescere gli anticorpi a ogni forma di violenza e abuso, grazie alla promozione dei valori sportivi e della condivisione, ma servono preparazione e nessuna sottovalutazione del fenomeno.

Di questo si è parlato giovedì 18 maggio alla Conferenza pubblica promossa da Aics, Associazione Italiana Cultura Sport, e Telefono Azzurro nella sala della Regina alla Camera e dal titolo “#INSIEMESIPUO: AICS e Telefono Azzurro uniti contro il disagio giovanile nello sport”. Presenti il presidente nazionale Aics, l’onorevole Bruno Molea, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, assieme alle istituzioni e alle autorità del mondo sportivo, compreso il segretario generale del Coni, Roberto Fabbricini. A portare la propria esperienza i campioni Daniele Masala, oro nel Pentathlon moderno a Los Angeles ’84 e già dirigente del comitato controlli antidoping, e l’onorevole Valentina Vezzali, schermitrice, tre volte oro alle Olimpiadi. Il Convegno è nato con l’intento di chiamare a raccolta le istituzioni, il movimento sportivo e i professionisti con l’obiettivo di consegnare una fotografia del fenomeno in Italia, ma soprattutto costruire assieme conoscenza sul disagio giovanile negli ambienti sportivi e sulle risposte che la comunità, in maniera integrata e in un’ottica di sistema, può offrire.

Il tema degli abusi nel mondo dello sport occupa spesso le pagine della cronaca nazionale e internazionale. Fatti che ci mostrano come in alcuni casi, anche negli ambienti sportivi, più o meno organizzati, a fianco dei notevoli benefici si verificano una serie di episodi negativi e dannosi per il benessere psico-fisico dei minori.

In una ricerca inglese, il 29% dei soggetti intervistati riferiva di aver subito molestie sessuali, sia di tipo fisico che verbale. Molti di essi ammettono di non gradire alcuni atteggiamenti o toccamenti da parte della figura dell’allenatore corso degli allenamenti.

Per quanto riguarda il nostro paese, Il 10% dei ragazzi intervistati da Telefono Azzurro e Doxa Kids in un’indagine condotta nel 2017 fra i ragazzi delle scuole italiane è stato vittima di bullismo in ambienti sportivi. Episodi in cui non sempre la vittima trova supporto psicologico e morale da parte dei genitori. Infatti sempre secondo la stessa indagine il 12% degli adulti ritiene che il bullismo sia sempre esistito e non sia un problema così grave.

Scene di bullismo che non di non di rado sfociano nei pre-adolescenti e adolescenti in forti disagi, sofferenza e autolesionismo, espressione dirompente della rabbia, aggressività nei confronti di se stessi e degli altri, abuso di droghe e di alcol. Cogliere tali segnali permette di attivare tempestivamente una rete per la diagnosi e la successiva presa in carico.

Nel 2016, i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti da Telefono Azzurro attraverso la linea 1.96.96, il 114 Emergenza Infanzia e la chat sono stati 301. In 1 caso su 10 il responsabile è un estraneo.

IN COSA CONSISTE LA PREVENZIONE – I CONSIGLI DI TELEFONO AZZURRO

• Bambini e ragazzi devono essere consapevoli dei loro diritti a beneficiare di un ambiente sicuro e protetto;
• Attività di sensibilizzazione rivolto ai ragazzi delle scuole elementari medie e superiori e tramite la creazione di workshop creativi, sulle tematiche di violenze e abusi nello sport e nella vita;
• Fornire loro servizi appropriati, ai quali rivolgersi per chiedere aiuto.

“Sono pochi ed eccessivamente frammentari gli interventi di formazione sulle tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza diretti a chi lavora nei movimenti sportivi dilettantistici – dichiara Ernesto Caffo, Professore ordinario di Neuropsichiatria infantile- Università di Modena e Reggio Emilia, Presidente di Telefono Azzurro Onlus -. Oltre alla sottoscrizione di un dettagliato codice di comportamento gli operatori dovrebbero essere in grado di conoscere i segnali di disagio che i bambini e i ragazzi manifestano più o meno esplicitamente. Lavorare nella cornice della protezione significa anche comprendere che alcuni bambini, più vulnerabili per una serie di caratteristiche, sono più a rischio di violenze, maltrattamenti ed abusi. Occorre quindi costruire una rete virtuosa per diffondere formazione nel contesto agonistico e costruire azioni di contrasto. In questo ambito nasce il rapporto di collaborazione con AICS, che più in generale porta la nostra esperienza nell ’intero mondo dello sport”

“È arrivato il momento in cui il movimento sportivo, le famiglie e le scuole, in collaborazione con le istituzioni e le associazioni creino sinergie efficaci per offrire una risposta immediata ai disagi – commenta l’onorevole Molea, presidente di Aics, ente di promozione sociale e sportiva che in tutto il Paese conta 900mila soci, e presidente di Csit, la Confederazione mondiale dello sport amatoriale -. La proposta di Aics è quella di istituire percorsi formativi per i nostri dirigenti e tecnici, per sviluppare competenze atte a promuovere i valori dello sport e saper cogliere i segnali del disagio giovanile, attuare iniziative di coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze nell’analisi del problema e nell’individuazione delle soluzioni, istituire prassi che gestiscano in anticipo il rapporto privilegiato individualizzato tra un adulto e un minore. In Italia, nel 2014, l’Istat ha contato quasi 500 denunce di abusi su minore: una volta su 10, chi infligge violenza è una persona nota alla vittima. Ciò si sconfigge con preparazione e prevenzione. Lo sport è l’ambiente che offre le occasioni migliori per superare il disagio, grazie al dialogo, alla condivisione, al valore sportivo dell’impegno comune. È da qui che dobbiamo cominciare”.

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