sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat: “La società italiana continua ad essere immobile”
Pubblicato il 17-05-2017


istatL’Istat ha presentato oggi alla Camera dei Deputati il rapporto annuale sull’economia italiana. Il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha fotografato il quadro sociale affermando: “La società italiana continua ad essere immobile, ingessata. L’ascensore sociale, dunque, rimane fermo ormai da tempo. I gruppi sociali individuati dalle nostre analisi hanno carattere strutturale. E tendono a perpetuarsi nel tempo. Non restituiscono l’immagine di una società liquida, molecolare, circolare, come è stata variamente definita. Contraddicono la diffusa sensazione soggettiva del venire meno dell’identità sociale”.

Proseguendo, secondo il Presidente dell’Istat: “nel nostro Paese sono particolarmente forti i legami tra l’attuale posizione degli individui e il contesto socio-economico della famiglia d’origine. Questi legami, insieme ad altri meccanismi di trasmissione intergenerazionale, tendono a creare rendite e a ostacolare i processi di mobilità sociale”.

Secondo l’Istituto di statistica, la domanda interna ha sostenuto la crescita con un apporto positivo (+1,4 punti percentuali) controbilanciando il contributo negativo delle scorte e della domanda estera netta (rispettivamente -0,5 e -0,1 punti percentuali). I consumi finali nazionali hanno proseguito l’espansione (+1,2% da +1,0% del 2015) sostenuti dall’incremento del reddito disponibile in termini reali che ha beneficiato della crescita dei redditi nominali e della stabilità dei prezzi al consumo. Gli indicatori qualitativi segnalano la prosecuzione di un recupero della crescita dell’economia italiana a ritmi moderati.

Allo stesso tempo l’indicatore di grave deprivazione materiale è passato all’11,9% dall’11,5% del 2015. Il disagio economico si conferma elevato per le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di lavoro, in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro), con occupazione part-time. Particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori, è quella dei residenti nel Mezzogiorno.

In un capitolo del rapporto dell’Istat si legge che la crisi ha aumentato la diseguaglianza nella maggior parte dei Paesi europei precisando: “se altrove l’intensificarsi dell’azione redistributiva pubblica ha mitigato l’incremento della diseguaglianza dei redditi disponibili, in Italia questa azione è tra le più basse in Europa e nel corso della recessione è aumentata meno che altrove mostrando la difficoltà del sistema welfare nel contrapporsi alle forze di mercato”.

In questa redistribuzione, l’Istat evidenzia il ruolo cruciale alle pensioni, che nel caso di pensionati senza altra fonte di reddito, assicurano un reddito disponibile a persone con un reddito di mercato nullo, mentre un ruolo modesto è ricoperto da interventi come assegni al nucleo familiare o sussidi di disoccupazione.

In proposito, il presidente Giorgio Alleva, ha detto: “Durante la recessione, tra il 2008 e il 2015, i più svantaggiati in termini reddituali hanno visto la loro situazione peggiorare ulteriormente. Intervenire e correggere i meccanismi redistributivi è importante”.

Quanto agli investimenti, è proseguito il recupero avviato lo scorso anno (+2,9% contro +1,8% del 2015). La dinamica positiva è stata trainata dagli investimenti in mezzi di trasporto (+27,3%) e in misura inferiore dalle macchine e attrezzature (+3,9%). Gli investimenti in costruzioni tornano a crescere (+1,1%) dopo otto anni di contrazione.

Nel 2016 la crescita del numero di occupati in Italia è proseguito a ritmi più sostenuti rispetto a un anno prima (293mila in più, +1,3%) raggiungendo quota 22,8 milioni, un livello ancora inferiore di 333mila unità se confrontato con quello del 2008.

Il tasso di disoccupazione è diminuito solo lievemente a livello nazionale (11,7% da 11,9% del 2015) ma è aumentato di due decimi nelle regioni meridionali e insulari (19,6%).

La pressione fiscale è diminuita di quasi mezzo punto percentuale, passando da 43,3 del 2015 a 42,9% nel 2016. L’indebitamento netto ha continuato a scendere, dal 2,7 al 2,4% del Pil lo scorso anno. La spesa per interessi si è ridotta di 1,8 miliardi (da 4,1 a 4,0% del Pil) mentre il debito pubblico è aumentato di 45 miliardi (da 132,0 a 132,6% del Pil).

Sempre secondo i dati pubblicati dall’Istat, l’invecchiamento della popolazione è uno degli aspetti demografici che contraddistinguono il nostro Paese nel contesto internazionale. Al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più raggiunge il 22%. Un fenomeno che si registra in parallelo a un nuovo minimo delle nascite, che nel 2016 si attestano a quota 474mila. In sintesi, dal Rapporto Annuale Istat del 2017, appare un’Italia più divisa ed invecchiata.

Salvatore Rondello

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