giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

La rivoluzione francese
Pubblicato il 08-05-2017


Tutto come previsto. Vince Macron con oltre il 65 per cento. Il giovane neo presidente ha voluto concludere il suo discorso di ieri riprendendo quel “Libertè, fraternitè, égalitè” figlio della rivoluzione dell’ottantanove. I francesi sono figli dell’illuminismo e votano usando la ragione. Socialisti e gollisti si sentono più vicini all’astro nascente del liberalsocialismo che non all’estremismo antieuropeista della Le Pen. In altre condizioni politiche cosa sarebbe accaduto in Italia dove il voto é meno condizionato dalle identità e più dalle rivalse? Il trionfo di Macron segnala due tendenze politiche che ormai sono piuttosto comuni ai paesi europei. La prima é la crisi dei partiti tradizionali. Il giovane Emmanuel, socialista dalla nascita e ministro del governo Hollande, ha fondato un movimento tutto suo En marche, si é candidato alle presidenziali, ha affrontato di petto la crisi del governo Hollande e le conseguenze della candidatura del vetero socialista Benoit Hamon, ha ottenuto l’appoggio di larga parte del Psf, compreso quella esplicita del primo ministro Vals, ha sfidato e battuto tutti e si é insediato all’Eliseo.

Oggi il Psf e i gollisti paiono distrutti. Lo stesso Vals ha dichiarato che il Psf non c’é più. Con le legislative di giugno En Marche diverrà l’erede del Psf e del liberalismo francese? Mi pare possibile, anche se non certo. Questo porta a ragionare a tutto campo. La crisi dei partiti tradizionali, con l’eccezione della Germania, mi pare un dato costante. Basta volgere uno sguardo alla Spagna, alla Grecia, alla stessa Italia per rendersene conto. I populismi o i sovranismi però sono pressoché ovunque una minoranza. In nessun paese, nemmeno in Austria, ove parevano largamente favoriti alle elezioni del presidente, neppure in Olanda, ove venivano pronosticati vincenti, riescono a sfondare. Varrà anche per l’Italia, il paese ritenuto più a rischio?

Se il miglior modo per contrastare i populisti e antieuropeisti é quello di lanciare un nuovo progetto, anche con uomini nuovi, com’é avvenuto in Francia (non riesco a immaginare quale sarebbero state le percentuali se al ballottaggio fosse finito Fillon), non si può certo nascondere che il messaggio di Macron sia stato chiaramente e inequivocabilmente europeista e la sovrapposizione del beethoveniano Inno alla gioia alla Marsigliese nella festa per la vittoria ne é la simbolica testimonianza. Questa é la seconda tendenza che emerge dal voto. Aggiungiamo pure che secondo i sondaggi il voto a Macron ha innanzitutto due motivazioni: quella di sbarrare la strada alla Le Pen e al suo Front national (solo adesso Marine ha capito che per rompere col padre aveva bisogno di cambiar none al movimento?) e quella di un forte rinnovamento della classe politica.

Resta il fatto che più volte il giovane Emmanuel ha dichiarato che l’Europa é il destino della Francia. Quale Europa, però? Qui si innesta un grande e nuovo indirizzo sul quale fondare e lanciare la nuova aggregazione dei riformisti. Secondo Macron non può essere più l’Europa dei tagli e dei vincoli. Le sue proposte sono rivoluzionarie e vanno dagli eurobond, al ministro del Tesoro unico, al debito unico. E non si tratta di correttivi, ma di chiavi inglesi per smontare l’Europa che abbiano conosciuto. Questo cambiamento di marcia, se confermato (un conto sono i proclami elettorali altro le azioni di governo), è destinato a influire, forse a mutare considerevolmente, i rapporti tra gli stati. Come reagirà la Germania, come i paesi nordici più attenti al rigore? Certo l’Italia dovrà appoggiare, e Renzi e Gentiloni lo faranno, questa nuova rivoluzione francese.

Al bando gli ideologismi del passato, al bando i revival delle ortodossie classiste e marxiste, Macron propone di sfidare l’Europa di oggi per costruirne un’altra per domani. Con finalità e meccanismi diversi, con la priorità della politica comunitaria che governa l’economia e che si fa carico dei paesi più deboli. Servirebbe un Macron italiano? Il primo Renzi sicuramente lo aveva anticipato così come Craxi anticipò Blair. Fuoriuscire dai vecchi schemi del socialismo era disciplina della quale noi stessi siamo stati maestri. Renzi però, contrariamente a Macron, é stato presidente e ha subito la sconfitta del 4 dicembre. Ha ancora le caratteristiche per fungere da uomo nuovo? Una domanda legittima, credo.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, la vittoria di Macron conferma la tendenza degli ultimi mesi secondo la quale basta un candidato decente e il populismo si può battere. Però, e sarò pessimista, secondo me questa dell’Austria, Paesi Bassi, Francia, è una parentesi serena e non la conclusione dell’era populista. A livello globale bisogna ridurre le diseguaglianze sociali e il potere delle multinazionali, in primis urge un piano per l’Africa, e a livello europeo rivedere i parametri e rilanciare il progetto degli Stati Uniti d’Europa che riavvicini i cittadini all’istituzione. Se non si agirà in questo senso, si potrà abbassare di tanto in tanto la febbre ma rimarrà sempre l’infezione.
    Infine, cosa resta della Sinistra? O meglio, che cosa è, oggi, la Sinistra, se siamo arrivati al punto che gli operai votano per Le Pen?
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Quindi secondo il tuo pensiero la strada maestra è quella di uscire dal socialismo per come l’abbiamo conosciuto per abbracciare il nuovo che avanza? Mi dispiace ma forse ti sei distratto! La brutta fine che i socialisti in Europa ed in Italia hanno fatto è dovuta proprio perché hanno abbandonato le proprie origini! Adesso si invita addirittura a perseverare. Bene! Allora finiamola una buona volta con il tenere in piedi questo Partito e ognuno sarà più libero di fare le proprie scelte. Matteo vi aspetta per darvi un posto in Direzione al posto di Cuperlo….

  3. Questo commento di Cerulli dimostra che anche tra noi esistono differenze notevoli. Io sono, almeno dagli anni ottanta, un socialista liberale, non marxista, che ha condiviso le revisioni del vetero socialismo, che ha appoggiato le intuizioni e le elaborazioni di Craxi e Martelli, che ha apprezzato Blair e Schroeder. Cerulli invece è per tornare al socialismo delle origini. Una roba alla Sinistra italiana, e poi neanche, forse alla Hamon e alla Corbyn coi bei risultati che ha prodotto e produrrà. Effettivamente c’é una bella differenza.

  4. E aggiungo anche che é sui problemi di oggi e non alla luce dei vecchi schemi che si deve misurare il riformismo. Quello contenuto nel programma europesta di Macron mi pare il più avanzato di tutti.

  5. Caro Direttore, le sconfitte d Hamon e la prossima di Corbyn, sono figlie non del loro presunto estremismo e ortodossia, ma dell’abbandono dei rispettivi partiti , di ogni principio e valore del socialismo democratico, per sposare tesi da sempre combattute dai socialisti. Basta vedere cosa ha combinato Holland che in 5 anni non ha realizzato nemmeno uno dei obiettivi che gli aveva consentito di vincere 5 anni fa. Eppure mai nella storia Francese i socialisti avevano ottenuto risultati elettorali cisi alti , vedi la conquista di 21 regioni su 22!! È stato questo distacco dai valori socialisti che hanno prodotto, qualunquismo e populismo! Altro che il poveri Hamon abbandonato a se stesso! E adesso i topi che hanno rosicato un patrimonio centenario, scappano dal vincitore. Vincitore che è bene ricirdarlo, NON ha mai avuto nessun ruolo nel Psf,. È stato ministro per meno di 3 anni e poi fuggito per farsi l’ennesimo ( anche questo è populismo!) Partito personale! Il “socialismo liberale” oggi sta diventando la scusa per uscire dalla storia socialista che ha ben 125 anni di storia e non un solo periodo diciamo di fantasia culturale!

  6. Credo che il Direttore abbia ragione, non si può curare le malattie del ventunesimo secolo con la medicina del diciannovesimo. Vivesse nel mondo di oggi, Marx detterebbe ricette per il mondo di oggi. Se Macron sia il nuovo che avanza, questo lo diranno i fatti, di certo ha compiuto un’impresa non da poco, e grazie a Dio i francesi hanno scelto lui e non Le Pen.
    Resta la domanda che mi pongo da tempo, cosa è, oggi, la Sinistra? E come si concilia con il Capitalismo e cosa propone a questa società sempre meno giusta?
    Pace e Bene a tutti.
    Mario.

  7. Bel dibattito avviato dal Direttore. sarebbe certamente interessante avviarlo nel Partito. Però ci sono le scadenze immediate e in mancanza della legge elettorale ,non in contrasto con i richiami della Consulta, è difficoltoso realizzare. Comunque , le considerazioni del Direttore, ritengo, che non siano solo materia del PSI ma riguardano anche l’intero schieramento della sinistra riformista in Italia. Dico questo perché, la situazione francese ancora non ha dispiegato tutte le eventuali novità e potenzialità ,ma ha certamente realizzato due punti fermi : 1) Il risultato elettorale chiaramente ha scelto che i Francesi sono per la Repubblica e le sue Istituzioni contro i populismi fascisti ( Le Pen) e gli avventurismi geopolitici ( Putin- Tramp ecc.). 2) Il nuovo Presidente Macron ha collocato la Francia, chiaramente, nello schieramento europeista e quindi ha assunto l’impegno di realizzare le riforme necessarie al suo consolidamento e sviluppo. Da qui l’Italia , in primis il suo Governo con la sua maggioranza ,dovrà essere impegnato con voce autonoma ma certamente convinta e solidale per realizzare le nuove scelte politiche, economiche e finanziarie. In questa nuova fase e in divenire il PSI ha l’obbligo di esserne protagonista, in linea con la sua storia politica e sociale e in favore del mondo del Lavoro e di sostegno ai settori deboli e ultimi della nostra società.

  8. Io credo direttore che non bisogna andare oltre le ragioni del Socialismo riformista ma interpretare al meglio queste ragioni, cosa che purtroppo non abbiamo fatto né stiamo facendo, né in Italia né in Europa. Non è un caso che la base Socialista sceglie Hamon in Francia e Corbyn in Inglitterra significa che le politiche realizzate fino a quel momento sono andate contro gli interessi generali dei cittadini, dei lavoratori, di coloro che non hanno voce. Le disuguaglianze in tutto il mondo stanno screscendo in maniera esponenziale e quindi ora più che mai, ci sarebbe bisogno di una idea grandiosa ed attualissima come il Socialismo Riformista. Il revisionismo vero quindi direttore, sarebbe quello della linea politica in ordine alle esigenze ed alle problematiche dei cittadini Italiani e non delle banche e della finanza. Il guardare poi ad una alleanza col PD di Renzi che ha costruito, per sua stessa ammissione, una forza di centro che guarda a destra, mi sembra veramente un suicido politico e non so che cosa avrebbe a che fare il PSI. Per il futuro voglio augurarmi che si approverà una legge elettorale con un premio alla coalizione che consentirebbe ai Socialisti di presentarsi autonomamente ed a una coalizione di centro sinistra, forse, di avere la maggioranza. Purtroppo il PD vorrebbe addirittura alzare la soglia di sbarramento dal 3 al 5 per eliminare il potere di ricatto dei piccoli partiti e proponendo fra l’altro un premio alla lista. Cosa abbiamo da condividere con questo PD ?

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