venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’asse delle alleanze a sinistra
Pubblicato il 12-05-2017


Era del tutto evidente che la presentazione delle liste per le elezioni amministrative riservasse sorprese. L’11 giugno si vota in 25 comuni capoluogo e in 160 comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Poi, una miriade – oltre 800 – di piccoli comuni.

1. Le liste civiche superano il 65% delle liste presentate. Una percentuale superiore all’ultimo turno amministrativo. Due conferme: lo spazio dei partiti si riduce; larga parte delle forze presenti in parlamento non è presente sul territorio.

2. Articolo 1/Mdp è presente in pochissimi municipi; le liste che si richiamano a Pisapia pressoché assenti.

3. I sondaggi tacciono ma liste socialiste sono state presentate nella metà dei capoluoghi (da Carrara a Frosinone, da Rieti a Catanzaro a Taranto…) e in un quinto dei comuni superiori ai 15.000 abitanti. Altrove, candidati socialisti in liste civiche. Solo in cinque comuni – tutti al nord – nostri candidati in liste del PD.
I candidati sindaci socialisti sono sette.

4. L’asse delle alleanze a sinistra si fonda sul rapporto PD/PSI cui di volta in volta si associano liste civiche e/o partiti della sinistra radicale. Più rara la presenza in coalizione di Alternativa Popolare.

Morale: un cosa sono i sondaggi virtuali, altro la presenza in carne e ossa. E i voti contati nelle urne.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. A me sembra che a livello locale – specie nelle realtà medio piccole dove contano ancora i rapporti diretti – vi siano socialisti, anche della “vecchia guardia”, conosciuti e stimati, e che possono pertanto ricevere consensi indipendentemente dalla lista in cui avessero a candidarsi per le elezioni comunali, e del resto successe così anche un quarto di secolo fa, quando il PSI si sciolse, e ci dividemmo sull’uno e altro fronte politico, in un clima generale che per noi non era certo favorevole, quando non apertamente ostile..

    Credo in buona sostanza che qui non c’entri tanto “L’asse delle alleanze a sinistra”, ma la “qualità” personale dei candidati, della quale va dato merito, mentre il discorso cambia per le votazioni politiche, dove la conoscenza diretta del candidato è molto meno sentita, vuoi per la diversa dimensione territoriale vuoi per il sistema elettorale, e a questo livello gioca soprattutto la politica espressa dal partito di appartenenza sul piano nazionale, e il come si riesce a divulgarla

    Forse i fautori del “collegio uninominale”, nelle fila dei partiti “minori”, confidano che il meccanismo “fiduciario”, tra elettore e candidato, possa funzionare anche qui similmente a quanto avviene su scala locale, ma a me pare che le differenze non siano da poco, vedi il fatto che nel collegio uninominale tutti i “perdenti” escono di scena, mentre alle elezioni comunali ve ne sono che possono eventualmente rimanere in campo come consiglieri di minoranza, talché la “rappresentanza” è salva, così come la “bandiera”.

    Tornando all’azione politica svolta a livello nazionale, è vero che oggigiorno l’elettore sembra guardare maggiormente al Leader piuttosto che al programma, forsanche perché è rimasto deluso da programmi promessi e poi non attuati, ma un partito “minore” può verosimilmente marcare in qualche modo la propria autonomia e visibilità, o tentare di farlo, soltanto per il tramite delle proprie, specifiche, e distinguibili, proposte; diversamente possono aver ragione quanti preferirebbero confluire in un partito “maggiore” od ottenere una qualche candidatura nelle sue liste (abbracciando ovviamente in “toto” la sua linea politica).

    Paolo B. 15.05.2017

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