giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale. Accordo a tre sul sistema tedesco
Pubblicato il 30-05-2017


grillo berlusconi renziSta crescendo il gradimento sul sistema tedesco, o presunto tale. Con particolare attenzione verso questo modello elettorale dei 5 Stelle e di Forza Italia. Ma sale anche le tensione nella maggioranza e nel Pd. In serata si svolgerà la direzione del Partito Democratico. Ma la minoranza, né l’area di Andrea Orlando né quella di Michele Emiliano, entreranno nella segreteria del Pd che oggi Matteo Renzi annuncerà in direzione. Renzi ha sempre detto di essere per il Mattarellum. Ma la prospettiva di un accordo sembra allettarlo. Poco importa se i propri alleati che insieme al Pd hanno sostenuto il governo sono di un altro parere. Come Alfano, che sulla legge elettorale ha attaccato frontalmente Renzi. “In questo momento così delicato – ha detto a margine di una conferenza alla Farnesina – non si vota per la legge elettorale, ma si vota lo scioglimento delle Camere e io non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia al voto tre o quattro mesi prima in piena legge di stabilità”. “Noi siamo anche pronti – ha aggiunto – a prendere in considerazione questa legge, ma non come mercanzia per portare il Paese alle urne in piena legge di stabilità”. E ancora: “Non abbiamo posto la questione della soglia, ma una questione di principio sulla legge elettorale, perché ci uniremo ad altri e supereremo la soglia del 5%”.

Adottando un sistema elettorale si dovrebbe anche vedere i risultati che sta producendo lì ove è in vigore. E in Germania la grosse koalition è una realtà delle ultime legislature. Una riedizione con quel sistema da sarebbe quasi una certezza. Chi parla di un accordo verso un sistema condiviso e giusto è Silvio Berlusconi per quale un governo di grande intese nato su un modello proporzionale è il modo perfetto per tornare a dire la sua. Continua a suonare strano l’approccio procedurale. L’accordo si stia profilando vede protagonisti il Pd e l’opposizione. Anzi le opposizioni. E contrai la maggior parte degli alleati di governo. Renato Brunetta al termine dell’incontro con la delegazione del Pd afferma che l’intesa tra il Pd e Forza Italia non riguarda solo i contenuti ma anche i tempi di approvazione, con l’approdo nell’aula della Camera il 5 giugno e il sì del Senato “entro la prima settimana di luglio”. All’incontro, ha riferito Brunetta, erano presenti anche il capogruppo di Fi in Senato, Paolo Romani, Roberto Occhiuto, nonché i capigruppo Dem Ettore Rosato e Luigi Zanda e il relatore Emanuele Fiano. “L’incontro con il Pd è andato bene – ha detto Brunetta ai cronisti – abbiamo esaminato i punti nodali della legge elettorale, e in particolare i nostri emendamenti al modello Rosato, convenendo con loro che dopo la presentazione di un maxi-emendamento domani da parte del relatore Fiano faremo una valutazione complessiva”. In ogni caso Fi si impegna ad approvare definitivamente la legge “presto, in tempi ristretti”. A questo punto per Brunetta “la data delle elezioni è legata a quella dell’iter parlamentare della legge elettorale, ma per noi può andare bene anche il 24 settembre”.

Gli orladiani hanno definito l’ipotesi di votare in autunno un “salto bel buio” con il rischio di ricorrere “all’esercizio provvisorio di bilancio che alimenterebbe spinte ad attacchi di speculazione finanziaria, colpendo finanze pubbliche, imprese e cittadini”. “E’ opportuno – continuano – che la Direzione nazionale, prima di assumere sulla legge elettorale decisioni impegnative per tutti, ascolti le valutazioni dei gruppi Pd di Camera e Senato”. Lo si legge nel documento dei 31 senatori orlandiani presentato al Senato da Vannino Chiti. I 31 senatori nel documento confermano il sostegno a Gentiloni: “Il recente esame positivo da parte della Commissione Europea dei contenuti della cosiddetta manovrina”, e la “raccomandazione a consolidare l’azione di risanamento finanziario e di sostegno alla crescita” è ulteriore motivo “per continuare nel sostegno leale verso l’azione del Governo Gentiloni”. Un Governo, come ha detto il presidente del consiglio, che intende mantenere suoi impegni. “Ribadisco – ha detto – Gentiloni – che il governo si augura un’intesa sulla legge elettorale, ma che non abbiamo un ruolo da protagonisti. Confermo che il governo è nella pienezza dei suoi poteri e ha degli impegni che intende mantenere”. E il presidente del Senato Pietro Grasso ha aggiunto: “Noto un rallentamento invece che un’accelerazione”. “Qualcuno aveva detto che si andava in Aula ala Camera il 5 giugno e invece adesso vedo che dovrebbe andarci il 12 quindi vedo che un rallentamento c’è stato.

Duro il commento del deputato del Pd Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato, che commentando sul suo blog le trattative in corso ha parlato di un “pasticcio in salsa tricolore”. Secondo Mucchetti i “furbetti del quartierino della politica italiana” “nulla imparano dal modello tedesco qual è nella realtà, ma lo citano – riducendolo a mero aggettivo – per nobilitare pasticci in salsa tricolore”. “Ora si qualifica come aderente al modello tedesco una legge elettorale che di quella formula non ha nulla se non la soglia del 5%”. Secondo il senatore del Pd “il fatto che su una simile, bislacca soluzione possano convergere Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini non rende vero quel che vero non è. Il Pd aveva scelto un Mattarellum rivisitato. Non era il massimo, ma poteva andare perché avrebbe garantito una migliore rappresentatività senza troppo intaccare la governabilità. Renzi ha cambiato idea, senza ascoltare mai i gruppi parlamentari che, forse, una qualche esperienza l’avranno pur maturata. E l’ha cambiata per avere le elezioni anticipate prima che il governo Gentiloni possa proporre al Parlamento la legge di bilancio 2018”. Infine, per l’ex vicedirettore del Corriere: “Lo scioglimento delle Camere è responsabilità del Presidente della Repubblica. Non è una decisione che possa essere presa in camera caritatis da Renzi e Gentiloni, come sostiene il capogruppo Pd alla Camera. Il Quirinale non può non tenere conto dell’orientamento dei principali partiti. Ma al tempo stesso potrebbe anche considerare i rischi finanziari ai quali esporrebbe il Paese anticipando la fine della legislatura senza adeguate misure sul bilancio dello Stato per il 2018”.

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