sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Scuola, tornare sulle barricate
Pubblicato il 23-05-2017


Ammesso e non concesso che le prove invalsi siano un parametro di riferimento valido della qualità del lavoro degli Istituti scolastici, colpisce come tali prove dimostrino, nell’ultimo triennio, un significativo e costante calo dei risultati negli Istituti di tutto il Paese.
Viene allora da pensare, dando per vera l’attendibilità di tali prove, che le politiche degli ultimi tre anni siano state tutt’altro che proficue.

D’altronde, se così fosse, non ci sarebbe da stupirsi poiché le politiche scolastiche sono state caratterizzate spesso, anche se non sempre, da un susseguirsi di riforme della scuola che hanno evidentemente destabilizzato la struttura. Tutto ciò è avvenuto senza mai realmente ascoltare chi nella scuola lavora e di certo otto anni di blocchi stipendiali ed oltre vent’anni di precarietà nel sistema di reclutamento non devono aver aiutato. La politica del ventennio berlusconiano e del breve ma produttivo periodo renziano, affascinata da improbabili rivoluzioni liberali ed impraticabili “terze vie”, infatuata di un mondo anglosassone sempre più lontano dall’Europa e dalle nostre realtà, ha cercato di importare modelli che culturalmente mai ci sono appartenuti.

Era quindi impossibile immaginare che tale distanza culturale avrebbe prodotto disastri?
Riesce difficile crederlo. Allora perché?
Un popolo ignorante è un popolo facile da condurre e da condurre dove è utile a chi realmente determina le sorti dello Stato e del suo mondo produttivo.
Se vogliamo quindi una società vivace, attiva, costruttiva ed una popolazione motivata, dobbiamo accettare l’idea di una società di individui che si pongano in maniera critica nei confronti di chi governa.
Una società che solo una scuola pubblica vivace e motivata può contribuire in maniera decisiva.
Una scuola di donne e uomini che si sentano realmente participi della costruzione della società di domani. Donne e uomini che percepiscano quel rispetto che meritano e che da tempo gli viene negato.
Forse la responsabilità è anche di noi socialisti che da una decina d’anni abbiamo abbandonato la barricata che ci vedeva difendere la scuola pubblica italiana. Su quella barricata dobbiamo tornare.

Dopo le riforme Moratti, Gelmini e Renzi è impossibile tornare indietro e ricominciare. E’ necessario partire dunque da ciò che c’è.
I decreti attuativi finora approvati sembrano essere meno intrusivi di quanto si potesse temere e l’approvazione del Decreto Madia riconosce, sebbene molto meno di quanto il personale statale e quindi scolastico meriterebbe, la necessità di finanziare un seppur parzialissimo recupero del potere d’acquisto degli stipendi.

Non basta, ma può essere un inizio.
E’ vitale che la politica aiuti il personale scolastico a ritrovare il gusto dell’esercitare quella che, con le dovute risorse, è uno dei mestieri più belli ed importanti del mondo.
Dobbiamo tornare a far percepire l’importanza dell’insegnamento, la consapevolezza che intorno agli insegnanti ci sono impiegati, dirigenti e personale scolastico senza cui nulla sarebbe possibile.
Noi socialisti potremmo quindi, ed in parte con la proposta dello stanziamento dello 0,5% del PIL per la scuola pubblica fatta dal Congresso, insistere sul ripristino del potere d’acquisto degli stipendi. Non come proposta sindacale che non ci spetta, ma proprio come proposta politica per far tornare la scuola pubblica. al centro dell’azione dello Stato.
Noi socialisti potremmo accentuare la spinta a valorizzare il merito. Merito che non può essere stimolato da banali bonus premiali ma che deve essere letto come carico di responsabilità per i più capaci.
Noi socialisti, come già stiamo facendo, dobbiamo sostenere la campagna di assunzione del personale docente, unica arma contro il precariato generato di alcuni governi del passato, e sostenere l’impegno statale nel sostegno alla scuola dell’infanzia.
Recuperare il livello di conoscenze e competenze dei nostri giovani, iniziando con l’opporci alla riduzione a quattro anni della scuola di II grado e ripristinando nei licei le ore di lezione scorporate per l’alternanza scuola-lavoro.

Molto altro ci sarebbe poi di fare, iniziando con una significativa campagna d’ascolto di tutto il personale scolastico. Una campagna reale, che porti poi ad interventi concreti che rispettino, al contrario di quanto fatto in passato, quanto emerso.
Il mondo della scuola è per noi socialisti, che puntiamo alla giustizia sociale attraverso la creazioni di pari condizioni ed opportunità per tutti i cittadini, un banco di prova che non può essere abbandonato.
Al quel tavolo dobbiamo tornare a sederci.

Luca Fantò
Referente PSI scuola

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Commenti all'articolo
  1. Spero che questo articolo rappresenti un punto di partenza per una riconsiderazione totale dello spirito della legge 107 (la “Buona Scuola”), da parte del PSI. Questa legge, in effetti, non parte certo da una esigenza di riconsiderazione e ritaratura didattica e pedagogica né tantomeno dalla sbandierata esigenza di avvicinare la scuola al mondo del lavoro. La sua origine sta nel fatto che, ad un certo punto, l’Europa abbia decretato la fine dei contratti a tempo determinato dopo tre anni di reiterazione e che si dovesse passare, quindi, a contratti a tempo indeterminato. A questo punto si doveva fare di necessità virtù e, per far tornare i conti (che, come da troppi decenni succede per gli investimenti nell’istruzione, devono semplicemente dare somma zero, nella migliore delle ipotesi), si è costruita una “bella” etichetta, appunto la “Buona Scuola”, cercando di far passare per vere cose che vere non sono e, soprattutto, imponendo una riforma che, assieme a quella costituzionale, rappresenta senza alcun dubbio il peggio che il governo Renzi abbia prodotto. Fantò ha toccato quelle che sono le criticità della scuola italiana e, per diretta esperienza, posso confermarle tutte. Ormai è noto a tutti che l'”ascensore sociale” nel nostro paese è fermo da tempo, tanto che ormai ci si sta riabituando al fatto che la classe dirigente sia, nella quasi totalità, composta da persone che provengono da ceti sociali agiati. Forse non dipende solo dalla scuola ma è la scuola e solo la scuola che può fornire i mezzi per il progresso economico e sociale di tutti.
    Gianni Pucci

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