domenica, 28 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Macron e il contagio italiano. La morte dei vecchi partiti
Pubblicato il 15-05-2017


macron philippeEdouard Philippe, 46 anni, è il Primo ministro del governo francese scelto da Emmanuel Macron all’indomani del suo insediamento all’Eliseo. Il primo consiglio dei ministri, presieduto da Macron, è stato già fissato per mercoledì mattina.


Emmanuel Macron sale le scale dell’Eliseo e stringe la mano a François Hollande. Il volto del neo presidente della Repubblica francese e del suo predecessore sono imbarazzati e tirati. Segue il passaggio di consegne tra i due statisti, tra il giovane Macron, 39 anni, e il maturo Hollande, 62 anni.

L’imbarazzo è comprensibile. Macron è stato un allievo di Hollande, prima è stato il suo consigliere economico e poi è divenuto ministro dell’Economia nel governo socialista. È seguita una forte divaricazione. Macron ha lasciato il Partito socialista e poco più di un anno fa ha fondato una sua forza politica, En Marche!, con l’obiettivo di realizzare una “rivoluzione progressista”, battere i populismi e divenire presidente della Repubblica. La difficile impresa è riuscita, mentre i socialisti sono crollati e il loro candidato non è arrivato nemmeno al ballottaggio per l’Eliseo.

Il neo capo dello Stato francese promette: l’Europa «sarà rifondata e rilanciata» perché essa «protegge» i propri cittadini. Aggiunge: «L’Unione europea diffonde nel mondo i nostri valori», «la Francia è forte quando cresce».

In pillole è il programma di Macron: rifondare la Ue divenuta a guida tedesca, proteggere gli europei spaventati dalla globalizzazione e dal terrorismo islamico, sbloccare l’economia francese in forte difficoltà competitiva. È la coraggiosa piattaforma europeista sulla quale ha vinto le elezioni con il 66% dei voti contro il 34% di Marine Le Pen, la candidata di estrema destra ostile agli immigrati, favorevole all’uscita della Francia dall’euro, dalla Ue e dalla Nato.

Lui, ex banchiere, il più giovane presidente della Repubblica della storia francese ha vinto e i neo gollisti e i socialisti, le due forze cardine della Quinta Repubblica, sono state quasi annientate. Françoise Fillon e Benoit Hamon, i rispettivi candidati all’Eliseo, sono stati sonoramente battuti e non hanno superato nemmeno il primo turno elettorale.

Macron ha precisato: i partiti tradizionali “sono morti”. Anche Marine Le Pen, dal fronte opposto, ha commentato: «Al primo turno è stata frantumata la vecchia politica francese. Ora si parla di patrioti da una parte e di mondialisti dall’altra». Ora l’obiettivo di entrambi è fare tabula rasa dei vecchi partiti francesi nel voto di giugno per eleggere il nuovo Parlamento. Il neo presidente della Repubblica, forte dei voti centristi, punta ad ampliare il 24% dei voti raccolti al primo turno e ha già lanciato la lista République En Marche! per confermare e consolidare il 66% dei consensi conquistati sia a destra sia a sinistra nel ballottaggio. Cercherà di vincere candidando all’Assemblea nazionale giovani, volti nuovi espressione della società civile, dicendo no ai vecchi nomi dei politici d’Oltralpe. Non a caso En Marche! ha stoppato l’ingresso dell’ex presidente del Consiglio Manuel Valls, che ha rotto i ponti con il Partito socialista scompaginato. Una parallela operazione di rinnovamento la sta tentando la Le Pen, cambiando il nome al Front National, il partito fondato dal padre Jean Marie, su posizioni neo fasciste.

L’obiettivo è cancellare i partiti tradizionali francesi ed introdurre un nuovo bipolarismo tra europeisti e anti europeisti rispetto alla tradizionale contrapposizione tra sinistra e destra. È un po’ il risultato del contagio politico italiano. L’Italia è stato un precursore. Già nelle elezioni politiche del 1994, dopo Tangentopoli, nella Penisola furono azzerati i partiti storici (Dc, Psi e forze laiche) e si affermarono forze nuove: Forza Italia di Silvio Berlusconi, la Lega Nord di Umberto Bossi, An postmissina di Gianfranco Fini, il Pds postcomunista di Massimo D’Alema. In seguito il terremoto è proseguito: hanno conquistato l’egemonia il Pd europeista critico di Matteo Renzi e il M5S anti europeista di Beppe Grillo. Renzi, dopo la sonora sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre, sta cercando di allargare i consensi dal centro-sinistra al centro-destra. Grillo, definendo i cinquestelle né di sinistra né di destra ma post ideologici, sta tentando di ampliare i consensi verso tutti i fronti, compresi i cattolici progressisti e conservatori.

Il voto di giugno sarà una sfida difficile per Macron: il traguardo è ottenere una autonoma maggioranza di governo. Gli elettori francesi, però al ballottaggio, più che per Macron hanno votato contro Marine Le Pen, leader del Front National, partito nazionalista e populista anti europeo e anti globalizzazione. Adesso dovrà convincere gli elettori a votare per lui nelle elezioni di giugno per il nuovo Parlamento. Dovrà il giovane tecnocrate progressista dovrà convincere soprattutto i disoccupati, i precari, gli operai, gli artigiani, i trenta-quarantenni, chi sta peggio. Non a caso un sondaggio è illuminante: ha votato per lui al secondo turno solo il 31% di chi giunge a fine mese molto faticosamente e il 61% di chi ci arriva faticosamente. Invece ha votato per il giovane ex banchiere il 79% delle persone che arrivano facilmente a fine mese.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

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