lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Manchester, la vergogna senza fine e le domande necessarie
Pubblicato il 23-05-2017


Un nuovo attentato terroristico ha sconvolto l’Europa. La macchina di morte collegata al terrorismo islamico ha colpito di nuovo in Gran Bretagna e a Manchester, durante il concerto della pop star Ariana Grande, un’esplosione ha ucciso 21 ragazzi e ne ha feriti a decine. Erano quasi tutti giovanissimi, bambini e ragazzi affascinati dalla musica di questa star amata dai teenagers, ed è stata la passione dei suoi giovani fans inglesi a scatenare la lucida follia omicida di questi criminali che hanno colpito sparando nel mucchio, stroncando povere vite che tanto avevano ancora da dare e da dire. L’occidente e i suoi valori, messi in discussione dal terrorismo islamico, non possono piegarsi alla barbarie, non possono considerarsi vinti da chi sparge sangue in modo indiscriminato, da chi vuole seminare paura, incertezza, instabilità, minando in profondità le libertà e i diritti alla sicurezza di milioni di persone. Sono sicuro che i britannici rialzeranno la testa, non si piegheranno, ma non posso esimermi dal far emergere tutti i dubbi che come studioso emergono ogni volta che un attentato fa breccia in occidente, fendendo un sistema di controllo e di sicurezza che probabilmente è a maglie troppo larghe ormai per essere davvero efficace. Certo, la struttura dell’Isis non è una struttura facilmente controllabile: in tutti i paesi occidentali si nascondono potenzialmente cellule dormienti in grado di essere attivate o di attivarsi individualmente e colpire. Però qualcosa non fa tornare i conti. C’è da chiedersi se si sia giunti a una concreta capacità di individuare l’humus in cui proliferano fenomeni come il reclutamento e il proselitismo, le reti di finanziamento internazionale, le coperture degli stati islamici, se ci sono, e se ci sono sarebbe importante giungere a seri accordi bilaterali per combattere le degenerazioni fondamentaliste. C’è poi un tema che non va sottovalutato: l’Europa ormai viene colpita in modo sistematico nei suoi paesi più importanti: Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio. L’Italia non ancora colpita è chiaro venga percepita come spazio logistico e di passaggio fondamentale, specie per le cellule provenienti dall’Africa. Ma questa Europa che cosa ha saputo fare per preservare la sicurezza dei suoi cittadini? Che contromisure ha saputo proporre? Che livello di collaborazione tra forze di polizia nazionali ha saputo costruire? Che politica estera è stata in grado di mettere in campo per governare fenomeni così complessi? Comincio a manifestare una grande preoccupazione sulle reali potenzialità europee in chiave di politica della sicurezza. Temo questo: che il riaffermarsi di nuovi attentati non possa che segnare la crisi irreversibile dell’Unione Europea e delle filosofie (perdenti?) su cui si regge.

Leonardo Raito

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