venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

MISERICORDIA DI FACCIATA
Pubblicato il 15-05-2017


isola capo rizzutoNon è la prima volta che viene stanato un business che fa affari sulla pelle dei migranti, ma stavolta le indagini hanno individuato un traffico d’oro gestito da personalità eccellenti quali il capo della ‘Misericordia’ di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio. La Misericordia gestisce il Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola, uno dei più grandi d’Europa, che secondo le indagini sarebbe stato controllato dagli affiliati ad Arena. I due sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari.
Il centro d’accoglienza era diventato il “bancomat” del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Un fiume di soldi, pari a 103 milioni di euro, destinati all’assistenza dei migranti ospiti del Cara della cittadina calabrese
La cosca, per il tramite di Sacco, secondo quanto accertato dagli investigatori, si sarebbe aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘Ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.
Nel Cara “c’era mangiare che non bastava mai. Abbiamo filmato anche la qualità del cibo: noi di solito quel cibo lo diamo ai maiali. C’erano delle società create appositamente per rifornire i pasti e con questi soldi hanno comprato cinema, teatri, decine di appartamenti, macchine e barche di lusso, terreni”. ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. E ancora: “Lucravano anche sui pasti. Se dovevano fornire 500 pasti, ne portavano 300, gli altri non mangiavano”.

All’operazione, chiamata ‘Jonny’, che ha portato esattamente al fermo di 68 persone, hanno partecipato oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle squadre mobili delle questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del Ros e del Reparto operativo – nucleo investigativo di Catanzaro e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispetti uffici e Comandi centrali.

Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione, al porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale: tutti aggravati dalle modalità mafiose.

Gli ‘agganci’ di Leonardo Sacco
Tra i fermati con l’accusa di appartenere alla cosca anche Leonardo Sacco, governatore della Confraternita della Misericordia Isola Capo Rizzuto e già vicepresidente nazionale della confraternita con sede in Toscana. Un uomo di potere e abile nel tessere relazioni con prefetti e uomini politici, riuscito a farsi aprire moltissime porte. Secondo gli inquirenti tramite Sacco gli Arena si sarebbero aggiudicati gli appalti della Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi – in particolare quello di catering – del Cara crotonese ma anche di quello di Lampedusa, in Sicilia, affidati in sub appalto ad imprese che si ritiene siano state costituite apposta dalla cosca e da altre famiglie di ‘ndrangheta, così da spartirsi i fondi sui migranti.
Un personaggio che aveva stretti rapporti nei piani alti della politica nazionale. Proprio il rapporto tra la famiglia di Angelino Alfano e Sacco ha scatenato la furia dei 5stelle che ora chiedono le dimissioni del ministro degli Esteri italiano. E a cui Alfano ha replicato: “Si appendono Dei `Cinque Stelle´ ad una fotografia, ma i miei addetti ai social network mi hanno detto che spulciando il profilo Facebook di questo qui hanno trovato una galleria fotografica con personaggi di altissimo livello, con tutti i principali protagonisti della politica italiana. E non solo della politica, ma anche di altri ambiti”.
In Calabria poi Sacco ha sempre goduto di stima, protezione e potere, tanto da entrare – in quota politica – all’interno del Cda della società che per lungo tempo ha gestito l’aeroporto di Crotone.

L’intermediazione ‘spirituale’ di Don Scordio
Ogni anno, dal 2006 al 2015, la parrocchia di Maria Assunta, si don Edoardo Scordio, avrebbe ricevuto soldi in contanti e in assegni. “Restituzione prestiti”, “saldo note di debito”, “donazioni”, circa 3,5 miloni di euro che finivano nelle tasche del parroco. Soldi che sono stati depositati in conti svizzeri dal prete di Isola Capo Rizzuto.
Don Scordio, un vero e proprio “gestore occulto” della Confraternita della Misericordia, che è riuscito ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Sacco, governatore dell’associazione benefica, da lui fondata.
Tutto inizia nel 2006, quando la Misericordia smette di gestire il centro gratuitamente e ottiene l’appalto dalla prefettura di Crotone. Di 1,4 milioni di euro che lo Stato versa, 57.200 vanno al parroco. L’anno seguente entrano 8,3 milioni e la parrocchia ne incassa 653mila euro. Un copione che procede in questo modo anno dopo anno.

La pace mafiosa
La possibilità di spartire la “torta” dei soldi pubblici sarebbe stata, secondo la Dda di Catanzaro, la principale motivazione della pacificazione tra le cosche Arena e Dragone su un fronte e quelle contrapposte dei Nicoscia e Grande Aracri sull’altro,che, nel primo decennio del 2000, si erano rese protagoniste di un conflitto degenerato in numerose uccisioni e scontri a fuoco. La faida sarebbe cessata, scrivono i magistrati catanzaresi, “proprio quando andava a regime il sistema di drenaggio di denaro pubblico derivato dagli appalti per la gestione del centro accoglienza. Ciò infatti – si evidenzia – ha costituito l’occasione per una mirata distribuzione delle risorse tra le varie famiglie mafiose interessate a mettere da parte i pregressi dissidi e sfruttare le notevoli opportunità di guadagno”.

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