lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Migranti, sbarchi verso quota 200 mila
Pubblicato il 09-05-2017


Oltre 180 mila nel 2016, già più 40 mila fino a oggi, il totale del 2017 potrebbe attestarsi attorno alla cifra di 200 mila migranti. Ed è su questi numeri che si sta preparando l’Italia con i nuovi Centri permanenti per i rimpatri. Si tratta di circa 1.100 posti letto distribuiti in 11 centri in diversi comuni. La questione più grave resta però quella dei soccorsi in mare e dell’identificazione delle vittime, un ‘dramma nel dramma’ l’ha definito Pia Locatelli intervenendo alla Camera, ma anche una questione di sicurezza nazionale.


Migranti morti in mareOltre 180 mila nel 2016, già più 40 mila fino a oggi, il totale del 2017 potrebbe attestarsi attorno alla cifra di 200 mila migranti. Ed è su questi numeri che si sta preparando l’Italia con i nuovi Centri permanenti per i rimpatri che dovrebbero essere pronti per la fine di luglio. Si tratta di circa 1.100 posti letto distribuiti in 11 centri in diversi comuni.

Secondo il Corriere della Sera che ha giù pubblicato la lista dei nuovi centri, in Lombardia si utilizzerà la Caserma di Montichiari, in Friuli Venezia Giulia il centro di Gradisca d’Isonzo, in Piemonte il vecchio Cie, nel Lazio il centro di Ponte Galeria, a Roma, in Campania la Caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, in Basilicata Palazzo San Gervaso, in Sardegna il carcere dismesso di Iglesias, in Sicilia il Cie di Caltanissetta, in Emilia Romagna il Cie di Modena, in Puglia il Cie di Bari Paese, in Calabria la struttura di Mormanno.
Mancano ancora Veneto, Liguria e Toscana che dovranno individuare un luogo in cui sistemare almeno cento persone a regione.
La questione più grave resta però quella dei soccorsi in mare in attesa che la cooperazione bilaterale con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo dia i suoi frutti fermando la partenza degli scafisti anche con la messa a punto di nuove regole per coordinare le operazioni dei diversi navigli in capo alla Guardia Costiera e la registrazione del personale che opera a bordo delle unità delle organizzazioni non governative per evitare possibili collusioni con gli interessi criminali degli scafisti. Toccherà alla Guardia Costiera limitare l’effetto ‘pull’, ovvero l’aumento del flusso dei migranti sulla base delle operazioni di soccorso che avvengono sempre più in prossimità della costa libica, in una parola impedire che le unità delle ONG raggiungano le imbarcazioni degli scafisti a poche miglia dalla costa, anche prima che queste siano in pericolo.

Della questione si è discusso oggi alla Camera sulla base di alcune proposte di legge per rendere possibile l’identificazione di coloro che perdono la vita durante il tentativo di raggiungere le nostre coste. Una questione non solo morale, ma anche strettamente legata ai temi della sicurezza nazionale.

“Quasi oscurati dalle polemiche recenti attorno all’attività delle Ong, che con l’occasione vorrei definire preziose e insostituibili – ha detto Pia Locatelli intervendo in Aula sulla mozione firmata con la maggioranza – ci sono i numeri delle vittime dei tentativi di migrazione verso l’Italia.
Secondo i dati più recenti dell’UNHCR, nei primi quattro mesi del 2017 abbiamo avuto già 1019 vittime su un totale di 37.193 arrivi. Cioè ogni 36 disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo c’è più di una vittima.
Numeri tragicamente in linea con il 2016 quando a fronte di 181.436 migranti ci furono 4.578 vittime, ma quasi doppi rispetto al 2015 quando i morti furono 2.913 su 153.846 migranti con un rapporto di una vittima ogni 53 tentativi di traversata.

Non è questa la sede per approfondire le ragioni di questa drammatica evoluzione – ha proseguito la capogruppo socialista – ma piuttosto di concentrarci sul dramma nel dramma cui stiamo assistendo, ovvero quello della attuale difficoltà, se non impossibilità di dare almeno un’identità alle vittime. Io stessa dopo la tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013 mi sono trovata in quell’hangar davanti ai sacchi contenenti i cadaveri di morti senza nome e ho assistito impotente alla disperazione di parenti e amici che cercavano di ritrovare i loro cari. Ma non dobbiamo pensare che sia soltanto una questione etica, un desiderio di rispettare il dramma di altri esseri umani, di ottemperare a un obbligo della nostra Carta e alla Convenzione europea dei diritti umani, si tratta anche di far meglio fronte ai rischi connessi al flusso migratorio.

Per questo riteniamo che sarebbe preziosa una banca dati e un coordinamento a livello internazionale per raccogliere ogni possibile elemento utile all’identificazione. Questo – ha concluso Locatelli – sarebbe assai utile per ricostruire le rotte del traffico di esseri umani e per rendere impossibile il furto di identità che solitamente viene sfruttato dalla criminalità comune e dai terroristi”.

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