lunedì, 24 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Non siamo già oltre?
Pubblicato il 15-05-2017


Dopo la dèbacle dell’Spd in Nord Reno-Westfalia, feudo dei socialdemocratici tedeschi, regione paragonabile a quel che é l’Emilia-Romagna per la sinistra italiana, non sarebbe male tracciare un quadro della crisi del socialismo europeo. Cominciamo dalla Grecia, dove il Pasok della famiglia Papandreu, Andreas, poi George, ma anche il nonno Georgios era alla testa di un governo in esilio, é passato in sei anni dal 43% del 2009 al 4,7 del 2015, riuscendo a rimontare nelle seconde elezioni dello stesso anno fino all’ambizioso 6 in coalizione con un’altra lista, mentre l’ultimo Papandreu con il suo nuovo movimento socialista non ha raggiunto il quorum per la rappresentanza parlamentare.

Continuiamo con la Spagna. Sembravano una delusione ineguagliabile i dati elettorali del Psoe alle elezioni del 2011 vinte dai popolari. Il 28% corrispondeva a una perdita addirittura di 15 punti rispetto alle consultazioni precedenti. Il nuovo segretario Pedro Sanchez ha fatto peggio ed é arrivato al 22 e dopo il secondo ricorso al voto del 2016 i socialisti si sono anche divisi. La maggioranza ha scelto di rendere possibile il governo Rajoy, i catalani e lo stesso Sanchez si sono opposti. Sanchez si é dimesso da segretario e da deputato, il Psoe é senza guida e in piena crisi. Se in Grecia un nuovo partito, Syriza di Tsipras, ha conquistato la leadership della sinistra, in Spagna il nuovo movimento di Podemos ha superato la percentuale del Psoe. Due movimenti nati pochissimi anni prima hanno surclassato i consensi di due partiti socialisti tradizionali.

La stessa cosa é avvenuta in Francia. Ne abbiamo già parlato e non ci dilunghiamo. E’ vero che si é votato per il presidente e non per il Parlamento (si voterà tra poche settimane). Ma la Francia é una repubblica presidenziale e il voto per il presidente é eminentemente politico. Il candidato di un movimento, En marche, nato qualche mese prima, ha conquistato al primo turno più di cinque volte i voti del candidato del Psf. I socialisti, dopo la scelta di Hamon, si sono frantumati, col primo ministro Vals che ha scelto ufficialmente di appoggiare Macron. A proposito della foto in camicia bianca mi viene in mente che nessuno dei tre, Sanchez, Vals e Renzi, si trova oggi al posto di allora. Foto maledetta?

Aspettiamo le elezioni nel Regno unito senza farci illusioni sul risultato dei laburisti, oggi alle prese con divisioni forse mai registratesi in passato, a seguito delle strampalate decisioni del loro leader Corbyn, addirittura sfiduciato dall’82% dei suoi deputati dopo la scelta della Brexit e oggi padre di un programma elettorale con al centro massicce nazionalizzazioni e l’aumento della tassazione sulle imprese (esattamente l’opposto di quel che si propone in Italia) e che tutti i sondaggi danno catastroficamente perdente. Un quadro, dunque, fortemente critico, per non dire ferale, che segna una fase di passaggio, al di là dei nomi, da una tradizione consolidata ad un’esigenza di novità, di discontinuità, non solo di personale politico, ma soprattutto di programmi, ormai assolutamente svincolati da vecchie ideologie.

Blair lo aveva già capito col suo New Labour degli anni novanta, come in fondo noi stessi l’avevamo intuito quando ci spingemmo con Craxi e Martelli, già negli anni ottanta, in una posizione spesso criticata dai partiti fratelli, così poco ortodossa, così poco tradizionale, liberalsocialista, appunto. Naturalmente non basta l’eresia per risolvere la crisi di identità. Ma penso che né i ritorni al vetero socialismo alla Hamon e alla Corbyn, né il semplice radicalismo alla Sanchez, né il tradizionalismo alla Schulz serviranno a frenare il declino. Occorrerebbe andare alle radici del problema. Interrogarci sull’europeismo, che a mio avviso deve restare il cardine di un progetto socialista e riformista. Sposare alcune proposte che lo stesso Macron ha formulato sull’Europa politica (vedasi eurobond, debito comune, governo eletto, difesa comune). Si tratta di obiettivi che devono unire e non dividere i socialisti. Adesso ognuno procede su scala nazionale, secondo interessi economici ed elettorali. Un po’ quel che accadde a seguito dell’esplosione del primo conflitto mondiale che segnò la fine della seconda Internazionale.

La verità é che per esistere un partito socialista europeo ci sarebbe bisogno di un unico grande interesse collettivo, e non di tanti e spesso conflittuali interessi nazionali ai quali i socialisti si sottomettono. Questo riguarda anche l’Italia dove esiste un partito, il Pd, che si ritiene più innovativo degli altri partiti socialisti europei e invece a me pare anche più arretrato, perché per mantenere il suo carattere post comunista e post democristiano ancora non è pienamente omogeneo coi partiti fratelli. E ci siamo noi, piccola comunità di resistenti che non può solo consolarsi con la storia, che non può annullarsi solo guardando indietro e proclamare un socialismo che in fondo si esprime solo nel rimpianto di un vecchio Psi che non c’é più. Riccardo Nencini, l’ho già scritto, fu il primo ad avvertire questa esigenza dopo le elezioni del 2013, subito contestato dagli stessi che poi lo accusarono di subalternità al Pd. Oggi non abbiamo alternativa. O un immediato investimento su una nuova formazione politica non composta solo da noi o la fine di un’esperienza senza possibilità di ritorno. La contaminazione delle idee non sognifica ripudio delle storie. Anzi, queste ultime sono meglio tutelate se riconosciute e valorizzate anche da chi non ne é erede diretto. Ho parlato di socialisti, di radicali, di ambientalisti, potrei aggiungere cattolici liberali e magari azzardare una loro aggregazione in un contenitore anche più grande: questa é la prospettiva immediata che ci aspetta. Potrei concludere che ce lo impone anche l’Europa, oggi.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. (vedasi eurobond, debito comune, governo eletto, difesa comune): peccato che queste cose avrebbero potuto verificarsi se i socialisti francesi non avessero fatto fallire il referendum sul Trattato Costituzionale nel 2005. E non mi sembra che al tempo della crisi della Grecia abbiano sostenuto la proposta degli eurobond avanzata da Tremonti.
    Trovare un escamotage per mantenere una rappresentanza parlamentare va bene, ma per il socialismo ai tempi degli schiavi è necessario capire quello che accade nella società.

  2. Può essere sbagliata l’idea di “annullarsi solo guardando indietro e proclamare un socialismo che in fondo si esprime solo nel rimpianto di un vecchio Psi che non c’è più”, secondo le parole del Direttore, ma per procedere oltre, ossia rapportarsi col presente e col futuro, occorrono le corrispondenti proposte, intendo quelle con le quali dare risposte concrete ai problemi dei nostri giorni, quantomeno i più rilevanti e incombenti.

    Proprio riguardo ai risultati ottenuti da Spd nelle recenti elezioni regionali tedesche, c’è chi li attribuisce al fatto che gli enunciati di principio non sono poi stati riempiti di contenuti, sarebbe cioè mancata quella parte programmatica che l’elettore si aspetta di conoscere per capire come vengono praticamente e materialmente affrontati i diversi e non piccoli problemi che abbiamo oggi di fronte.

    Nel suo precedente Fondo in argomento, dal titolo “Andare oltre il PSI”, il Direttore ha immaginato un “progetto capace di ispirarsi alla nuova triade equità-libertà-ecologia, e che punti a superare le reciproche diversità andando oltre le specifiche storie e tradizioni”, ma a me pare un percorso abbastanza accidentato, e anche tortuoso, che rischia di “impantanarsi”, dovendo trovare reciproci punti di mediazione, e partirei piuttosto da un PSI che formula ed avanza le proprie proposte, nette e precise, che conferiscono anche una riconoscibile “identità politica” (poi può confrontarsi, ma con una base di partenza).

    Uno degli ultimi commenti al suddetto precedente Fondo, del 10 maggio, esprime forti riserve sul “(ri)lanciare una nuova formazione politica (Rosa 2 o simili)”, che non mi paiono oggettivamente infondate, e punterebbe invece sulla “Rifondazione del Pd, purché voluta e lanciata in un progetto a più voci”, ma la seconda ipotesi, sicuramente più semplice da realizzare rispetto alla prima, si tradurrebbe di fatto, almeno a mio parere, in una semplice confluenza, se non “annessione”.

    Ritengo infatti abbastanza inverosimile che le culture politiche post comunista e post democristiana possano accettare innesti di quella socialista, o meglio liberalsocialista come dovrebbe essere – dal momento che sono sempre state piuttosto distanti, e il farne ora un tutt’uno sembrerebbe una forzatura – e a questo punto non rimarrebbe che la terza eventualità, sempre a detta del citato commento, ovvero “affondare lentamente restando coraggiosi sul ponte della nave”, ma potrebbe anche capitare poi di riemergere se si possiedono buone “ricette” per la soluzione dei problemi (delle quali l’elettorato arrivi ad accorgersi).

    Paolo B. 16.05.2017.

  3. Siamo in sintonia. come sempre. Occorre coinvolgere di piu’ i verdi che hanno potenziale. Occorre coinvolgere i cattolici liberali. Occorre, soprattutto fare le primarie per il leader di questa formazione. Alfano non va.
    Non andiamo ad implorare il PD, vi prego. Siamo autonomi.
    Leonardo

  4. No Direttore non siamo oltre, non siamo (nel senso di esistere) più! Mi dispiace che continui ad attribuire a persone ritenute conservatori o ortodossi ( vedi Hamon, Corbyn, ecc..) responsabilità che essi non hanno. Come si può fare ad attribuire a loro sconfitte che nascono da scelta di altri! Ma veramente crediamo che Holland non centri nulla con la sconfitta dei Partiti socialista francese? Ma la probabile sconfitta di Schulz, del moderato, innovatore, non ortodosso a chi lo dobbiamo attribuire? Non centra nulla la scelta della Spd di Gabriel, alleata con la Merckel tuttora in Parlamento? Torno a ripetere che se si è scelto di fuoriuscire dalla storia socialista, dalla sua funzione, dal superamento del concetto di rappresentanza di classi sociali , oggi abbandonate a se stesse o date in pasto alle forze populiste. Se per apparire “nuovi” , tanto nuovi da sposare tesi da sempre combattute. Be cosa ci lamentiamo? Ed il bello che dovremmo pure continuare su questa strada… ci stiamo scavando la fossa da soli!

Lascia un commento