sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Parliamo di pupi, mai dei banchieri pupari
Pubblicato il 17-05-2017


In Sicilia il puparo è chi muove i pupi, il proprietario del teatrino che fa ballare le marionette a piacimento, raccontando le storie più avvincenti che rapiscono la fantasia dello spettatore.
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In Italia parliamo di tutto e di tutti, ma il crocevia della notorietà passa attraverso l’avviso di garanzia. Ecco, quando arriva ti sparano addosso i riflettori al punto che in un baleno diventi talmente famoso che perfino scrivi libri e ti esibisci nelle passerelle televisive, se poi dalle verifiche giudiziarie ne esci indenne, l’opinione pubblica ti attribuisce le stigmate come fossi un Santo. A proposito di Santo, spesso a sproposito viene sbattuto in prima pagina anche il Vaticano per traffici sospetti di denaro.

Più di rado sono apparsi all’orizzonte – nel bene e nel male – i banchieri guadagnandosi un posto nella storia: un esempio del bene, Guido Carli, e uno del male, Michele Sindona. Vero è che il più puparo in assoluto è stato Tomasi di Lampedusa, lui sì che ha segnato i tempi del “potere”, quel potere consapevole che senza il popolo su cui esercitarlo sarebbe valso nulla: il principe concedeva pane e speranza, ma mai lo avrebbe ucciso (il popolo)!

Dunque, I pupari, sappiamo che ci sono perché altrimenti non esisterebbero le marionette, solo che i pupari di periferia non li abbiamo mai visti in faccia, tantomeno abbiamo mai pensato di mettere in discussione il loro operato, tanto siamo affascinati dalle storie che fa raccontare ai suoi “pupi”. Benvenuti nel mondo dei banchieri de noantri, gente losca che tiene sotto ricatto l’uomo italico, chi per debiti, chi per le sue ricchezze di dubbia provenienza, in ogni modo a nessuno conviene essere così imprudente da sbatterli in prima pagina.

Infatti, sono anni ormai che nelle case delle persone perbene del ceto medio italiano ascoltiamo le nefandezze dei funzionari degli istituti di credito, l’unica cosa che è stata fatta è quella di denunciare i nomi delle banche (i brand), ma mai i nomi e cognomi dei banchieri che le hanno amministrate. In un modo o nell’altro, nessun cittadino italiano, colpito con violenza dai banchieri, ha mai denunciato lo “stupratore”. Eppure le truffe della vendita delle azioni fasulle di molte banche è provata; eppure clienti indirizzati dallo strozzino dietro l’angolo dal direttore della filiale ce ne sono stati a centinaia; eppure “abusi” esercitati nei confronti dei tanti clienti colpiti dalla crisi ne sono stati perpetrati, ma nessuno ha il coraggio di denunciare, perché?

Questi banchieri che si sono appropriati del titolo “puparo”, senza saper fare il mestiere perché hanno “distrutto” attori, pubblico e perfino lo stesso teatro pensiamo che devono essere smascherati. Solo quando la politica avrà le palle per dare una sterzata a queste porcherie, e si avvarrà nuovamente di uomini come Guido Carli l’economia e il lavoro torneranno a crescere. E vi dirò, andrebbero bene anche i Michele Sindona “pentiti”, piuttosto che i molti saltimbanchi che vengono pagati a peso d’oro. È possibile concedere compensi di oltre un milione di euro l’anno (più i benefit) agli amministratori delegati e presidenti di quelle banche che, – con il loro operato -, hanno portato al fallimento?

No, non la butto lì, è solo l’avvocato che mi “prega” di non fare i nomi, anche se non capisco dov’è il rischio visto che le retribuzioni sono perfettamente legittime.

Angelo Santoro

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