domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Parma, Italia
Pubblicato il 08-05-2017


Se anche solo il 10% di quanto si è appreso oggi dal Procuratore della Repubblica di Parma trovasse conferma nelle successive azioni giudiziarie, circa l’operazione che ha condotto a sanzionare la custodia preventiva in carcere o ai domiciliari di 19 tra medici ed imprenditori con una raffica di accuse che fanno rabbrividire, non vi potrebbe essere alcuna attenuante per chi, per finalità di mero arricchimento, avrebbe “utilizzato i pazienti che accedevano ai centri della terapia del dolore per sperimentazioni illegali. D’accordo con le società farmaceutiche coinvolte, si sperimentavano farmaci tenendo all’oscuro i pazienti (quindi in modo illegittimo); se tutto andava a buon fine si seguiva l’iter corretto, rivolgendosi alla commissione etica e facendo partire la sperimentazione ufficiale. In più c’era il business della formazione professionale dei medici, prevista dalla legge ma fatta in modo da favorire le aziende coinvolte nell’indagine” (sic!).
Detto un termini più basici i pazienti sarebbero stati trattati, a loro insaputa, alla stregua di “cavie” per sperimentare terapie la cui efficacia era tutta da dimostrare, in cambio di ricchi premi e cotillons, per medici, funzionari compiacenti e complici di alcune industrie farmaceutiche.
Al centro dell’inchiesta un luminare della terapia del dolore, il Prof. Guido Fanelli, autorevole clinico, consulente del Ministero della Salute che, a detta degli inquirenti, sarebbe il Dominus di un complesso meccanismo volto ad imbrogliare il Servizio Sanitario Nazionale e, cosa ancora più grave, gli ignari pazienti e le loro famiglie. I reati contestati infatti vanno dall’ “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio, attuata nel campo della sperimentazione sanitaria e nella divulgazione scientifica per favorire le attività commerciali di imprese farmaceutiche nazionali ed estere mediante abuso d’ufficio, peculato, truffa aggravata e trasferimento fraudolento di valori”.
Accuse gravissime che tuttavia dovranno essere corroborate da prove inoppugnabili.
Se vi saranno riscontri è di tutta evidenza che a ideatori gli esecutori e beneficiari di un simile disegno dovrà essere comminata la giusta pena, senza sconti.
Tuttavia non può non essere motivo di sgomento il permanere della cattiva abitudine, dura a morire, di gettare in pasto alla gogna mediatica gli indagati.
È qualcosa di più che un’impressione: navigando per i principali giornali on line è giusto supporre che il blitz giudiziario sia stato preparato con meticolosità, in stretto rapporto con gli organi di informazione, allo scopo di sbattere in prima pagina, nei minuti successivi all’arresto, gli indagati (ché di questo si tratta, dunque non colpevoli sino a sentenza passata in giudicato) stravolti e impauriti (foto), buttati in pasto a fotografi e cine operatori con raffinata perfidia.
Può essere che le persone coinvolte siano colpevoli.
Se si è ritenuto di agire con uno spiegamento di forze impressionante evidentemente già vi sono riscontri probanti.
Ma in uno stato di diritto gli indiziati devono essere messi al riparo da sentenze preventive a mezzo stampa e comunque devono essere sempre tutelati.
A Parma non è stato così.
I casi Tortora e Carra non sembrano avere insegnato nulla.

Emanuele Pecheux

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