venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

PAROLA AI GRANDI
Pubblicato il 12-05-2017


G7Al Castello Svevo a Bari sono iniziati i lavori del G7 Finanze. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, arrivando prima dell’apertura dei lavori ha dichiarato: “La web tax è una proposta che sta prendendo corpo, ci sono diverse proposte nazionali ma il G7 serve proprio a trovare la convergenza. Su questo lavoreremo. Il tema della crescita e dell’inclusione sociale è al centro dell’agenda del G7 e del G20. Sono molto contento di questo. L’Italia porta avanti queste tematiche, senza inclusione sociale la crescita non si sostiene e deve andare avanti”.

Pierre Moscovici, il francese Commissario UE agli Affari Economici, entrando al G7 di Bari ha affermato: “Sulla flessibilità richiesta dall’Italia per il 2018 stiamo considerando le circostanze, ma non siamo ancora al momento delle decisioni. Stiamo discutendo, ma non siamo rigidi. All’Italia finora tutta la flessibilità è stata garantita. Comunque il dialogo fra la Commissione e Padoan è buono. Ma l’Italia si deve impegnare al rispetto delle regole”.

Entra nel vivo a Bari il vertice G7, il primo dall’elezione del presidente americano Donald Trump. Numerose le tematiche sul tavolo della riunione che terminerà domani: dalla lotta alle disuguaglianze, alle politiche per l’inclusione, fino al coordinamento delle istituzioni finanziarie internazionali, la tassazione internazionale e il potenziamento della sicurezza. Tuttavia i sette Paesi del G7 (Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada e appunto Italia) hanno preferito rinunciare ad argomenti delicati, come il commercio internazionale, per meglio concentrarsi sui temi della lotta contro il finanziamento del terrorismo, la sicurezza informatica e la cosiddetta web tax, ossia le tasse applicate o applicabili al commercio on-line.

Quest’ultimo argomento ha suscitato nei giorni scorsi un confronto piuttosto acceso anche tra le associazioni di categoria. L’elettronica di consumo, il cui giro d’affari in Italia si aggira sui 15 miliardi di euro e vale quasi l’1% del Pil, rappresenta uno dei segmenti più sensibili del commercio (nel negozio fisico e sul web), con la variabile fiscale che influenza in maniera determinante non solo le dinamiche competitive ma anche gli investimenti delle imprese con immediate ricadute in termini occupazionali.

Sempre nella capitale pugliese, l’economista statunitense James Galbraith, parlando oggi a Bari a margine del forum “Economia e Povertà” organizzato dalla Regione Puglia mentre è in corso il G7 Finanze, ha detto: “è molto importante che torni il controllo pubblico sul settore finanziario. Questo non è avvenuto negli ultimi 10 anni e ha provocato un aumento globale delle disuguaglianze, oggi sotto gli occhi di tutti”. Galbraith ha detto anche: “l’Ue deve cambiare, non ha molte alternative di fronte, deve cambiare se vuole sopravvivere: oggi l’alternativa da scegliere è tra un gruppo di Paesi progressisti che si mettono insieme per combattere la povertà, o lasciare il campo a persone come Marie Le Pen”. L’economista ha poi osservato: “tutte le regioni debbono avere voce in capitolo quando si tratta di risolvere i problemi economici: purtroppo questo non succede ed è un fatto deplorevole. Sono i ricchi che vengono a dettare le regole ma non si può più andare avanti così”.

Non mancano, dunque, le polemiche sul G7 dove sembra che il tutto sia finalizzato all’introduzione della web tax. Se si tratta di una tassa aggiuntiva applicabile al commercio on-line, diventerebbe una misura protezionista del commercio tradizionale. Poi si presenterebbe il problema del controllo del commercio on-line e dell’applicabilità della tassa. Ma, quali sarebbero le competenze territoriali per l’applicabilità della web-tax ? Tutti i Paesi non appartenenti al G7 cosa farebbero? Almeno queste due domande sarebbero d’obbligo al meeting del G7 a Bari.

Porre la web-tax al centro del dialogo del G7 potrebbe essere un diversivo per eludere la discussione sui problemi veri che affliggono l’umanità. I veri problemi dell’umanità sappiamo che sono: il finanziamento al terrorismo internazionale, la crisi economica attuale, le guerre e le guerriglie presenti in diverse parti del mondo, le aree depresse da dove ha origine l’emigrazione, il traffico di esseri umani, le nuove forme di schiavitù, la povertà, la disoccupazione, i traffici illeciti della criminalità internazionale, la sicurezza informatica, il rispetto dei diritti umani e della dignità dell’uomo, la libertà di informazione e di parola sempre più messi a repentaglio dal prolificarsi di governi autoritari e di governanti senza scrupoli. Le premesse del G7 a Bari non sembra che possano produrre effetti positivi per l’umanità. Si vedrà domani dopo le conclusioni.

Salvatore Rondello

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