martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Pertini, la figura limpida di un combattente
Pubblicato il 09-05-2017


Sandro-PertiniIntervista a Graziano Diana che insieme a Giancarlo De Cataldo ha scritto e diretto il documentario: ‘Pertini – Il combattente’. La figura del ‘Presidente più amato dagli italiani’ viene riproposta, in primis ai giovani, sotto una nuova luce e con un nuovo linguaggio. I due autori ripercorrono la vita del celebre presidente mettendo in risalto gli aspetti che lo hanno reso, ancora a distanza di anni, un personaggio dalla popolarità unica. Il Film è prodotto da Anele, Altre Storie e Sky Cinema, in collaborazione con Rai Cinema.

Da dove nasce l’idea di raccontare Pertini? Sicuramente il presidente più amato dagli italiani, ma lo era soprattutto per la vecchia generazione. Come mai riproporlo ancora oggi?

Graziano Diana, regista e sceneggiatore

Graziano Diana, regista e sceneggiatore

Proprio per questo. Per far riscoprire alle nuove generazioni una figura come quella di un Presidente che è riuscito a far breccia nel cuore del nostro Paese. Ci sembrava importante riproporlo a dei ragazzi che spesso non possono ricordare perché non hanno gli strumenti per farlo. Il progetto nasce da lontano, l’idea iniziale era quella di realizzare una fiction in due puntate su Pertini, con una sceneggiatura scritta da Giancarlo De Cataldo e da me e con la collaborazione del giudice Mario Almerighi che all’epoca era presidente della Fondazione Pertini. Almerighi purtroppo è venuto a mancare qualche settimana fa e a lui è dedicato il nostro documentario. Grazie alla sua collaborazione avevamo potuto frequentare la moglie di Sandro Pertini, Carla Voltolina, arrivando alla sceneggiatura di una fiction sul presidente scomparso. Successivamente non se n’è fatto più nulla, ma De Cataldo ha scritto sull’argomento un libro edito da Rizzoli: “Il combattente. Come si diventa Pertini” e quindi da lì abbiamo deciso di riprendere in mano il progetto. Anche perché nel libro ci sono delle parti di dialogo tra Giancarlo e il figlio su Pertini; le reazioni del giovane ad alcuni racconti sul presidente ci hanno ispirato. Quindi è proprio dai ragazzi che siamo voluti partire e dal ricordo impresso che ne hanno, ovvero i mondiali di calcio dell’82

Realizzando e ripercorrendo la sua storia, qual è stato, secondo te, l’evento che ha trasformato Pertini da uomo delle Istituzioni a personaggio ‘pop’?

Sicuramente i mondiali sono stati la consacrazione di Pertini come personaggio “pop”. La sua esultanza. La partita a carte sull’aereo con Bearzot e Zoff. Con Pertini, gli italiani sono stati conquistati da un uomo delle istituzioni che non aveva i vizi tipici dei costumi del nostro Paese, il familismo, l’uso disinvolto del potere, l’arricchimento personale. Insomma un personaggio atipico per la politica italiana di quel tempo ma anche di oggi. Ma è la sua stessa storia personale a farne un personaggio straordinario, la sua militanza nell’antifascismo che lo portò al carcere, il suo essere capo partigiano…

pertini82-wp-777x437Un personaggio limpido

Scavando e ripercorrendo la sua storia ci siamo resi conto proprio di questo: Sandro Pertini era una persona integerrima che non ha mai avuto uno scandalo di nessun tipo e anzi ha sempre portato avanti i suoi valori e combattuto per difenderli. La sua onestà morale, la sua franchezza sono sempre state riconfermate in ogni episodio che lo abbia riguardato. La sua assoluta limpidezza unita a questo carisma personale e la sua simpatia umana hanno fatto di lui un personaggio unico. Il presidente Pertini ha avviato una stagione di apertura del Quirinale a giovani e scolaresche, ma il suo atteggiamento non è mai stato paternalista ma di confronto, di ascolto.

Tra gli intervistati nel documentario compaiono Eugenio Scalfari, Emma Bonino, Gad Lerner, Domenico De Masi, Gherardo Colombo perché avete scelto proprio questi personaggi?

Molti dei personaggi con cui avevo parlato per la sceneggiatura e che l’hanno frequentato purtroppo non ci sono più, ma per il resto abbiamo tentato proprio di scegliere persone che potessero descriverci nel modo migliore gli eventi più particolari della sua carriera e della sua vita.

E Ricky Tognazzi, perché?

Quando negli anni ‘70 scoppiò lo scandalo dei petroli, i giovani pretori che furono detti “d’assalto” si rivolsero a Pertini come presidente della Camera, per avere un sostegno in quell’’inchiesta che era arrivata a toccare i palazzi del potere. Proprio su questo, Pertini rilasciò un’importante intervista a Nantas Salvataggio sulla “Domenica del Corriere”. Non potendo riportare un’intervista scritta abbiamo chiesto a Tognazzi di “interpretare Pertini” nell’intervista. Un modo anche questo per farsi capire meglio e soprattutto di far comprendere la questione a chi non la conosce, come i giovani. Nel documentario abbiamo fatto ricorso anche a linguaggi diversi, ci sono anche dei cartoni animati…

pertpazIl primo a farlo, a trasformare Pertini in un personaggio dei fumetti fu Andrea Pazienza

Sì, infatti ci sono anche le tavole di Pazienza, grazie anche al permesso che ci è stato concesso dalla sua vedova. Abbiamo mescolato le tavole di Pazienza, i repertori, la messinscena teatrale. E tanta musica. Non dobbiamo dimenticare infatti che su Pertini sono state scritte tantissime canzoni, dagli Skiantos a chi ha fatto anche una “Pertini dance”, fino a chi lo ha citato come Venditti e Cutugno.

Riprendendo il titolo del libro che ha ispirato il documentario “come si diventa Pertini”?

Non abbiamo la ricetta, lui è diventato il nonno degli italiani con la pipa, ma prima è stato un combattente pronto all’azione, uno che progettava di far saltare Piazza Venezia. Ecco, noi raccontiamo anche questo: aspetti diversi della sua vita, gli aspetti di una vita straordinaria.

Quale parte della sua vita dà inizio al documentario?

Il documentario inizia con i mondiali per tornare poi indietro al giovane tenente della prima guerra mondiale, poi il giovane socialista che organizza la fuga di Turati e da lì tutta una carrellata che dura 60 anni.

Ultima domanda. Nell’immaginario collettivo quasi nessuno ricorda che Pertini era socialista secondo te perché?

Credo che questo sia dovuto alle vicende traumatiche che hanno attraversato il partito socialista negli anni ‘90. Tuttavia noi abbiamo ricordato che Pertini è stato un socialista per tutta la vita, non ha mai smesso di esserlo pur mantenendo un buon rapporto con i comunisti. Nel documentario lo ricordiamo spesso, viene infatti menzionato Matteotti e nella colonna sonora figura l’Internazionale, come emblematico del socialismo era il suo motto: “Non vi può essere giustizia sociale senza libertà, così come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale”.

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