venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Prigionieri palestinesi,
la denuncia del silenzio
Pubblicato il 10-05-2017


prigionieri_palestinesiNonostante comunicati e dichiarazioni ufficiali continuino a tentare di riavviare il processo di pace israelo-palestinese (solo una settimana fa Donald Trump ha ricevuto il Presidente palestinese Abu Mazen alla Casa Bianca, comunicandogli che c’erano “ottime possibilità d’un accordo di pace tra Israele e uno Stato, presto indipendente, chiamato Palestina”), l’impressione prevalente è che tale processo sia destinato a restare a lungo incagliato: come si trova, in sostanza, da poco dopo l’assassinio di Ytzhak Rabin (novembre 1995), e il successivo arenarsi degli accordi di Oslo e Washington del 1992-’93. In una Conferenza stampa, svoltasi nella sede dell’Ambasciata a Roma, l’Ambasciatrice palestinese in Italia Mai Alkaila ha denunciato la difficile situazione in cui si trovano attualmente gli oltre 1.800 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Per un pieno riconoscimento dei loro diritti, e la piena applicazione delle convenzioni internazionali che tutelano i detenuti, i prigionieri palestinesi stanno conducendo uno sciopero della fame (iniziato, su impulso di Al Fatah, storica componente maggioritaria dell’ OLP, il 17 aprile): arrivato ormai al 24simo giorno, ed entrato – ha precisato l’Ambasciatrice – “in una fase molto critica, pericolosa per la loro salute, e tale da mettere a repentaglio la loro vita”.

Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”, ha denunciato inoltre il silenzio dei media italiani su questi temi, e ha chiesto al Governo Gentiloni d’inviare una commissione nazionale, parlamentare e sanitaria, in Israele, proprio per verificare la condizione dei detenuti palestinesi. “La loro non è una battaglia politica, è una battaglia universale per i diritti umani nelle carceri” , ha sottolineato Aodi; “battaglia che, senza qui entrare nel merito della complessa situazione del conflitto israelo-palestinese, va sostenuta per una semplice, quanto giusta, esigenza di civiltà, umana e giuridica”.

Fabrizio Federici

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Commenti all'articolo
  1. Grazie di cuore, Fabrizio, per ricordarci che esiste ancora, e scottante, la questione palestinese, questo unicum di un popolo prigioniero in casa propria.
    Il mio auspicio, però, è che non resti solo una “battaglia universale per i diritti umani nelle carceri” ma ridiventi anche quello che in fondo è sempre stata e sarà fino a quando gli arabi di Palestina non avranno lo stesso status dei palestinesi ebrei: una lotta politica. Viva lo Stato di Israele e viva lo Stato Arabo di Palestina!
    Cordiali saluti, Mario.

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