lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Primarie Pd. Nencini: Ora c’è bisogno di tutti i riformisti
Pubblicato il 01-05-2017


primarie_pd“Pochi discorsi: bravo Matteo! Una vittoria netta che obbliga il segretario del PD a una forte responsabilità. Sono sicuro. Non farà come il Braccio di Ferro di: ‘Sono Quel che sono’. L’Italia è in salita. C’è bisogno di tutti i riformisti”. È il commento di Riccardo Nencini, segretario del PSI, ai risultati delle primarie del Pd. Primarie vinte da Matteo Renzi che diventa il segretario in pectore, in attesa della proclamazione ufficiale del 7 maggio. Un risultato ampiamente atteso.

Meno atteso era il margine del vantaggio sugli inseguitori, Michele Emiliano e Andrea Orlando – per Renzi si e’ espresso circa il 70 per cento del popolo del Pd – e l’affluenza con quasi due milioni di persone ai gazebo. Renzi aveva posizionato l’asticella dei votanti a un milione, un milione e mezzo. Può considerare, dunque, il risultato la legittimazione di una leadership che gli consentirà di guidare il partito senza grossi problemi per i prossimi quattro anni.

L’obiettivo rimane quello del suo primo mandato al vertice del nazareno: “Tirare fuori il Paese dalla palude”. Lo dice sul palco allestito sul terrazzo del Nazareno, con alle spalle tutto lo stato maggiore del Pd, in una inedita ‘foto di famiglia’. Renzi ringrazia soprattutto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che lo chiama mentre è in viaggio per il Kuwait. Gentiloni si complimenta. Renzi ricambia assicurando di voler continuare a lavorare al fianco dell’esecutivo. Poi, si sofferma sull’ipotesi di larghe intese dopo il voto: “Le grandi coalizioni le facciamo solo con i cittadini e non con i partiti”, ha rimarcato.

Dario Franceschini, dal canto suo, sottolinea come, dopo la scissione, l’ipotesi di prevedere un premio alla coalizione nella legge elettorale sia di difficile realizzazione. Dopo due mesi di scontri, sospetti e accuse reciproche, il finale di partita è stato improntato al fair play: da Michele Emiliano e Andrea Orlando è arrivato quasi immediato il riconoscimento della sconfitta e l’augurio di buon lavoro al neo segretario.

Renzi garantisce di voler guidare il partito nel segno “dell’umiltà e della responsabilità, spalancando le porte dei circoli per arrivare alle elezioni con un Pd più strutturato sul territorio, oltre che sul web”. Di andare al voto, tuttavia, il segretario non tradisce alcuna fretta: “Si voterà quando si voterà”. Per il ministro della Cultura, Dario Franceschini, “avere una leadership forte nel partito è positivo anche per il governo”, mentre per la sottosegretario alla presidenza del consiglio, Maria Elena Boschi la lealtà al governo non è in discussione: “Continuiamo a sostenere e a lavorare con il governo di cui facciamo parte”.

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