sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi ritorna vincitor…
Pubblicato il 02-05-2017


Come Radames dalla guerra contro gli etiopi anche Renzi ritorna vincitore dalle primarie del Pd, aperte anche agli esterni. I dati confermano una buona tenuta dell’elettorato, che sfiora i due milioni, livello minimo di tutte le primarie precedenti, ma superiore alle pessimistiche previsioni. Il risultato dimostra che quella di Matteo Renzi é la candidatura di gran lunga più gradita, soprattutto se rapportata a quelle dell’ex giovane comunista Orlando e dall’ancora magistrato Emiliano. Finita la festa, meritata, per la vittoria Renzi dovrà adesso fare i conti con la politica. Tutto ruota attorno alla legge elettorale. Si fa un gran parlare di proporzionale e maggioritario. Lasciamo perdere questi modelli astratti e concentriamoci sulla legge attuale, anzi sulle leggi cosi come sono uscite dalle forbici della Consulta.

Se il Mattarellum non raccoglie consensi il Pd di Renzi deve compiere scelte chiare su: premio di lista o di coalizione, conseguente omogeneizzazione tra legge elettorale alla Camera e al Senato, tenendo però presente che la Costituzione vincola l’elezione dei senatori al conteggio “su base regionale”, soglia di sbarramento. Sul primo punto, mentre Orlando ed Emiliano sostengono l’opportunità del premio alla coalizione, in funzione di una alleanza sia con i fuorusciti di Dp, sia con Sinistra italiana (Pisapia resta per ora monsieur Godot), Renzi, escludendo questa ipotesi, pare più propenso a mantenere il premio alla lista, anche per consolidare il risultato del suo Pd, magari aprendo la lista ad altri soggetti del centro-sinistra. I primi ritengono il Pd uno dei partiti della coalizione di centro-sinistra, Renzi pare lo ritenga esso stesso coalizione delle forze del centro-sinistra.

La questione va risolta a breve. Da questo dipendono le scelte non solo dei diversi corpi, minuti o meno che siano, dell’area riformista, ma anche quella dei partiti che compongono il centro-destra. Questi ultimi si trovano nella condizione opposta a quella del Pd renziano. Se presentare la lista del Pd autonomamente può consentire ai suoi dirigenti di tenersi le mani libere per il dopo, una lista unica del cento-destra immobilizza Berlusconi, lo lega cioè indissolubilmente a Salvini e Meloni. Difficile, se non impossibile, che una lista, per quanto aperta e composita del Pd, possa conquistare il 40 per cento, se il premio verrà lasciato a quella percentuale. Assai probabile, se i numeri lo consentiranno, che si debbano cercare alleanze dopo le elezioni. Il premio alla lista se libera il Pd, intrappola però Forza Italia. Renzi lo ha compreso?

Camera e Senato sono oggi normate da leggi opposte: l’Italicum due per la Camera e il Porcellum due per il Senato. La differenza é che al Senato, sia pure su scala regionale, il premio é calcolato sulle coalizioni, tanto che si prevedono due sbarramenti, uno all’8 per cento per le liste non collegate e uno al tre per cento per quelle collegate. Il nodo va sciolto. La legge per l’elezione della Camera prevede un tre per cento calcolato su ogni lista, visto che non sono previsti apparentamenti. Vale ovviamente per il Senato il ragionamento già fatto a proposito della Camera. Evitare l’attuale sistema schizofrenico che vede rientrare dalla porta del Senato le coalizioni gettate dalla finestra della Camera é solo una decisione di buon senso. In generale mi auguro che Renzi non scambi la vittoria alle primarie con un nuovo profumo di fasti europei. Tutti i sondaggi segnalano le difficoltà del suo partito. Se Parigi val bene una messa, cioè se Enrico IV si trasformò da protestante a cattolico per potere salire al trono di Francia, Renzi veda di assumere tutti gli accorgimenti che gli consentano, al di là delle sue convinzioni, di condurre nel modo migliore la battaglia elettorale. Magari col rosario in mano…

Inviato da iPad

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Commenti all'articolo
  1. Posso naturalmente sbagliarmi, ma tutto lascia pensare che chi ritorna “vincitore dalle primarie del Pd” vorrà o dovrà correre in “solitudine”, per completare l’opera iniziata con la “personalizzazione” del Referendum, ossia presentarsi al voto con una propria lista e non in coalizione, in modo da affermare da un lato la propria “leadership”, e verificare dall’altro se e in che misura può essere politicamente capitalizzato quel 40% di SI’ uscito dalle urne del 4 dicembre.

    In queste condizioni poi, se cioè la riflessione di cui sopra non fosse priva di logica e di fondamento, tale lista dovrà verosimilmente apparire come un tutt’uno agli occhi degli elettori, ovvero qualcosa di “monolitico e tetragono”, ragion per cui non potrebbe essere lasciata alcuna autonomia, anche di vessillo o bandiera, agli esponenti di altre forze politiche “minori” che dovessero entrarvi come candidati, così da non infrangere un’immagine di “unitarietà”.

    Paolo B. 03.05.2017

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