venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

UNA NUOVA FASE
Pubblicato il 19-05-2017


Labellarte-PSI“Molti dubitavano che il Pd sul maggioritario facesse melina. Io invece ero più ottimista e questa proposta di legge lo conferma. Può essere sollevata un’obiezione sullo sbarramento al 5% sul proporzionale che è una quota alta. E lo faremo. Ma resta il fatto che attraverso questa legge l’obbligo della coalizione si pone con decisione. Altrimenti il maggioritario disperde forze e si favorisce chi è alternativo a te”.

All’indomani dell’arrivo del nuovo testo in Commissione Affari Costituzionali del Senato, lo scenario sul futuro della legge elettorale è mutato. Il Partito socialista pochi giorni fa ha presentato una proposta di legge elettorale che parte da una revisione del Mattarellum. “Questa proposta – sottolinea Riccardo Nencini, segretario del Psi – recepisce la nostra indicazione di avere una coalizione. Infatti anche lo stesso Pisapia guarda alla cosa con interesse. Con il maggioritario, finalmente, si lavora attorno all’idea di una coalizione, che è la cosa fondamentale per provare a vincere le elezioni. L’alternativa è un rischio insopportabile per gli italiani.

Quale?
Quello di consegnare il Paese a un governo grigioverde tra grillini, Lega e la Meloni. Quindi un governo antieuropeista e antieuro, che ci porterebbe lontani dai paesi democratici avanzati.

Lo stesso rischio che ha corso la Francia delle ultime elezioni?
No, il rischio è molto più alto. Perché le fondamenta del populismo francese sono circoscritte alla Le Pen e un pezzetto minoritario della sinistra francese. In Francia la tenuta repubblicana è molto più solida. Da noi invece, se vedo i sondaggi, il rischio è più alto.

Prodi dice che per vincere servono le coalizioni. Diventa centrale a questo punto il ruolo di Pisapia che ancora non ha deciso cosa vuole fare. Che ne pensi?
Voglio segnalare una cosa. I grandi organi di informazione si preoccupano moltissimo di cosa farà Pisapia e di cosa farà Bersani. Andiamo a vedere le amministrative. Il voto dell’11 giugno è importante. Votano 25 comuni capoluogo e 150 comuni sopra i 15mila abitanti. Lì liste che fanno capo a Pisapia non esistono. E sono ridotte a una decina quelle che si richiamano ad Articolo 1 Mdp. La sinistra riformista che si presenta alle elezioni è composta da Pd, Psi, liste civiche e qualche volta da Mdp e da Sinistra italiana. Questo è.  Gli altri sul territorio non ci sono.

Si può dire che al centrosinistra manca un federatore? Una figura che metta tutti d’accordo senza marcare invece sulle divisioni?
Può ancora essere Renzi il federatore del centrosinistra. E il fatto che nel Pd si presenti questa proposta di legge mi fa pensare che il segretario del Pd potrebbe ambire a questo ruolo. Non vedo per l’Italia altra scelta che una politica inclusiva e in questo condivido l’appello di Prodi quanto a impostazione politica. È la strategia che noi abbiamo lanciato al Congresso di Salerno e quello di Roma. Ora bisogna riempirla di contenuti. È il tema che noi affrontiamo con le primarie delle idee del 18 giugno pensando a un progetto per l’Italia che sia quello della sinistra che protegge con l’inclusione sociale, ma anche quello di una sinistra che protegge nella sicurezza individuale. Sono i due grandi baluardi della contemporaneità rispetto ai quali la sinistra europea fino a oggi ha dato delle risposte zoppicanti. La seconda fase è la rilettura dei meriti e bisogni che faremo a Milano. Insomma gli ingredienti fondamentali per candidarsi a vincere le elezioni sono una coalizione coesa e un programma nuovo della sinistra riformista italiana. Questi sono i due pilastri. Fino ad oggi il primo non c’era e il secondo era parziale. Ora spero che si inauguri una fase diversa. Le primarie delle idee sono rivolte a tutte gli italiani. Sono primarie nelle piazze d’Italia, e la rilettura dei meriti e bisogni a 35 anni da Rimini si confronta con una società diversa. Il primo segnale lo daremo sabato perché aderiamo alla manifestazione di Milano sull’immigrazione. Però aderiamo con la nostra piattaforma.

In che senso?
I socialisti aderiscono e parteciperanno nel nome dell’accoglienza di quanti fuggono da scenari di guerra e di carestia e nel convincimento che l’incontro tra storie diverse sia un bene per le civiltà. Niente muri, insomma. Solo porte. Ma i socialisti vi parteciperanno senza concedere nulla al multiculturalismo che offende la legge e i diritti fondamentali delle persone. Chi vive in Italia rispetti la parità uomo-donna, non si affidi a tribunali della sharia, goda dei nostri diritti, si comporti con responsabilità.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Da quanto ho letto, e salvo miei fraintendimenti, i promotori della odierna iniziativa milanese hanno una propria e ben precisa “piattaforma” – con tesi molto nette e ben determinati obiettivi – e non riesco pertanto a comprendere come possano o debbano venir intese le parole qui riportate “però aderiamo con la nostra piattaforma”, parole che paiono segnare un qualche non indifferente distinguo rispetto a quella che sembrerebbe essere la “piattaforma ufficiale”.

    E non so altresì immaginare come una tale “differenza” possa essere espressa in iniziative di questo genere e portata, riguardo alle quali vale per solito il criterio di aderire e partecipare, sposando quindi, e di fatto, le posizioni degli ideatori e promotori, o invece non condividerle, e semmai dissociarsene apertamente, e non prender quantomeno parte alla “manifestazione” quando si volesse comunque evidenziare una non coincidenza di pensiero.

    Paolo B. 20.05.2017

  2. Sul piano elettorale, nel Fondo del 19 maggio “A proposito di Rosatellum”, il direttore Del Bue prefigura una “triplice eventualità”, la prima delle quali, se non ne ho frainteso le parole, sarebbe una adesione al PD, anziché partecipare alla sua lista con candidati propri, mentre la seconda mirerebbe a “federare il centro-sinistra organizzando una lista alleata col Pd”, per poi giungere alla terza ipotesi, ossia il puntare ad un’alleanza liberalsocialista “mettendo anche in conto di non superare lo sbarramento, ma seminando un progetto per il futuro”, per dirla come scrive il Direttore.

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma ho l’impressione, riguardo alla legge elettorale, di vedere in giro una buona dose di “tatticismo”, che renderebbe abbastanza improbabile, o comunque difficile, il poter arrivare ad un testo largamente condiviso, e se tale mia sensazione non dovesse risultare infondata la prospettiva sarebbe conseguentemente quella di andare al voto con la norma attuale, per ambedue le Camere, come modificata in entrami i casi dal pronunciamento della Corte.

    Ammettendo per un attimo che il “finale” possa essere quello appena configurato, mi sembrerebbe allora abbastanza
    plausibile la prima delle opzioni preconizzate dal Direttore, ovvero la confluenza nel PD, o in subordine la presenza di candidati PSI nella sua lista, anche perché vedrei la cosa come il naturale seguito del percorso iniziato col sostegno al SI’ nel Referendum del 4 dicembre (lo dico da semplice e neutrale osservatore, senza cioè esprimere alcun giudizio di merito) .

    Mi pare invece meno realistica la seconda evenienza, perché si tratterebbe di accorpare e fondere culture politiche
    abbastanza diverse tra loro, almeno sulla carta, e non si comprende altresì quale linea politica omogenea potrebbe uscire da un “insieme” così plurale, quando oggi l’elettorato sembra essere invece piuttosto attento ed interessato a tale condizione di partenza, cioè a dire una ben chiara e individuabile linea politica, vista quale imprescindibile premessa per poter dare concreta risposta ai problemi dell’oggi.

    La terza ipotesi, vale a dire l’alleanza liberalsocialista, sembrerebbe quella più idonea a muoversi in autonomia, e a
    mantenere il proprio profilo politico, ma anche questa strada comporta, se ho ben capito, l’unione con altri partiti, ancorché di tradizione liberale, il che modificherebbe in qualche modo l’identità e la storia della componente socialista, ossia gli elementi per i quali i socialisti sono ricordati e riconosciuti, favorevolmente o meno ma questo non importa, e si aggiunga poi l’improbabilità di superare lo sbarramento (e dunque la disponibilità a rinunciare ad una rappresentanza parlamentare, in attesa di tempi migliori, rinuncia che non so quanto possa essere “gettonata”).

    Paolo B. 22.05.2017

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