venerdì, 23 giugno 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Richetto e Richetti
Pubblicato il 16-05-2017


Parlare di vitalizi da parte di un ex parlamentare rischia di essere giudicato poco credibile. Ritorno tuttavia sull’argomento che tanto appassiona giornalisti che percepiscono in enti pubblici o in giornali e televisioni, largamente sovvenzionati o regolamentati grazie alla politica, compensi assai superiori. Dei vitalizi si continua a parlare anche se non esistono più e i nuovi parlamentari usufruiscono di una piccola pensione che scatta a 65 anni calcolata interamente col sistema contributivo. Ma, signori miei, i Cinque stelle seminano disprezzo per la politica e odio per chi alla politica ha dedicato la vita. La semina sta raccogliendo frutti. Anche perché, per contestarla, il Pd pare ogni tanto intenzionato a imitarne il contenuto.

E’ accaduto con talune insorgenze renziane durante l’ultima fase del referendum, quando qualche cattivo suggeritore avrà convinto Renzi a sguainare la scimitarra dell’antipolitica, come se eliminare tre centinaia di parlamentari avesse sistemato le casse dello stato e come se il costo di una democrazia fosse sganciato dal suo funzionamento. Adesso il buon Renzi pare aver dato via libera a quel Richetti, sassolese purosangue ed ex dj, dal bell’aspetto e che tutto pare tranne che un intellettuale. Costui ha presentato una proposta di legge per calcolare tutti i vitalizi passati col metodo contributivo. Lasciamo stare che il Pd (pare sia lo stesso partito) ha appena proposto e votato alla Camera un’ulteriore modifica del sistema dei vitalizi, attraverso un prelievo triennale di tutti i compensi superiori ai 70mila euro lordi annui. E lasciamo anche stare il fatto che toccare diritti acquisiti è, come noto, incostituzionale.

Aggiungiamo che non si capisce il motivo che spinge Richetti a proporre che solo i vitalizi e non tutte le pensioni, vengano calcolate col contributivo. Solo a una categoria si dovrebbe calcolare, diversamente da quanto avviene per gli altri, il suo attuale reddito. Com’é noto le pensioni degli italiani non sono tutte calcolate col contributivo. Questo sistema viene applicato a tutti coloro che sono stati iscritti all’ INPS dopo il 31 Dicembre 1995 (contributivo puro) cioè dopo l’approvazione della legge, e viene applicato pro quota dal 1° gennaio 1996 per tutti quei lavoratori che hanno maturato a tale data meno di 18 anni di contributi. Per gli altri, cioè coloro che hanno maturato almeno 18 anni di anzianità contributiva, viene applicato dal 1° gennaio del 2012.

Evidente che Richetti non voglia applicare il nuovo sistema a tutti per intero. Sarebbe un suicidio politico-elettorale per lui e per il suo partito. E cosi cade in una assurda contraddizione solo mitigata dal fatto che i parlamentari di oggi contaminano anche la credibilità di quelli di ieri agli occhi della pubblica opinione e un torto a loro viene salutato come un atto di giustizia. Personalmente ho avanzato un’altra proposta che ritengo assai più equa e redditizia. E cioè una sorta di patrimoniale, anch’essa di durata triennale, per non renderla incostituzionale, su tutti i redditi previdenziali superiori ai tremila euro mensili, da destinare all’aumento delle pensioni minime. Perché Richetti non la fa sua? Per un motivo e cioè l’enfasi propagandistica sarebbe minore e il consenso assai incerto visto che toccherebbe non solo alcuni politici, ma molti giornalisti, magistrati e dirigenti. Ricordate Richetto, quello scolaretto un po’ cresciuto che faceva il paio con mago Zurlì? Studia, gli diceva Tortorella. E’ un consiglio che rivolgo sommessamente anche al suo plurale.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Io non so se e quali categorie possono avere un disquilibrio fra il “versato” e il “trattamento pensionistico” che sia tale da suscitare disappunto e critiche – specie in un momento nel quale le difficoltà economiche sembrano allargarsi, all’interno del nostro tessuto sociale – ma questo clima di disapprovazione, se non ostilità, verso gli “assegni” di livello medio alto, pur se le analisi su questo piano sono sempre difficili, è probabilmente anche figlio di una linea di pensiero “pauperista”, che da tempo si oppone alla “ricchezza” e vorrebbe un generale livellamento delle rispettive “rendite” (se non ricordo male c’era all’epoca chi parlava di far piangere i ricchi, il che è abbastanza indicativo di un certo modo di vedere le cose).

    Una linea di pensiero che non è certo di oggi, e che ha preceduto di un bel po’ d’anni gli attuali, cosiddetti, populismi, cui si è soliti attribuire non poche “responsabilità” riguardo al modo di pensare dei nostri giorni, e che è stata spesso assecondata perché probabilmente si riteneva che riguardasse comunque la “ricchezza” degli altri, ossia i “molto ricchi”, ma quando si immette nel vivere di una società un determinato principio, non sappiamo quasi mai a dove possa portarci, e lo si dovrebbe probabilmente tener presente anche nel ragionare di “patrimoniale”, dal momento che anche qui non possiamo poi sapere a che livello, prima o poi, verrà posta la “asticella”, ossia il valore del patrimonio da cui partirà la tassa, cioè il prelievo.

    Paolo B. 17.05.2017

Lascia un commento