martedì, 23 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
Good morning Italia
Pubblicato il 02-05-2017


Good morning Italia, oggi, Il PD si è dimostrato un partito forte e vivo. Vivissimo direi, viste le primarie piazzate nel bel mezzo di un ponte goloso… Un grazie a chi ha lavorato, a chi ci ha creduto, a chi ci ha messo la faccia e il cuore in una campagna congressuale dura e difficile, ma bellissima. “Il congresso popolare segna l’inizio di una pagina che non si è vergognato delle cose fatte in questi anni, della legge sul dopo di noi, delle unioni civili, della legge sul lavoro, perché se ci sono 700mila posti di lavoro in più non possiamo far finta di vergognarcene, il Jobs act è una delle cose più straordinariamente di sinistra fatte” La vittoria di Renzi segna un paio di punti fermi su cui tutto il sistema politico dovrà riflettere la riconsacrazione popolare di Renzi conclude la guerra civile interna al Pd. E adesso? Il sostanzioso, duplice successo di Matteo Renzi – poco meno di due milioni di votanti a dispetto della previsione unanime di giornalisti e avversari che ne pronosticavano la metà, e una percentuale di voti che sfiora e forse supera il 70% – non risolve il rompicapo esistenziale della politica italiana, prossima alle elezioni ma priva di una legge elettorale in grado di garantire la governabilità del Paese, e tuttavia segna almeno un paio di punti fermi su cui tutto il sistema politico dovrà riflettere. Il primo è la riconsacrazione popolare della leadership di Renzi. L’esito del congresso era scontato, ma non lo erano l’affollata partecipazione alle primarie né il risultato finale. Dopo la sconfitta referendaria, le dimissioni di Renzi da palazzo Chigi seguite da quelle da segretario del partito, e infine la scissione, il Pd avrebbe potuto ritrovarsi all’appuntamento del 30 aprile esangue, disilluso, sfiduciato. Non è stato così: la reazione del “popolo democratico” è stata al contrario massiccia, e nessun dubbio può più essere sollevato sul fatto che Renzi rappresenti oggi la stragrande maggioranza degli iscritti e degli elettori del Pd. La riconferma popolare di Renzi – fino a non molto tempo fa considerato un “usurpatore” della Ditta – non chiuderà le polemiche interne (diversi esponenti delle minoranze già stasera hanno cominciato ad esibire questa o quella perplessità), ma di certo conclude la fase della guerra civile fredda che ha caratterizzato negativamente il lungo periodo di opposizione bersaniana. La guerriglia quotidiana, la sistematica delegittimazione del leader, la polemica autoreferenziale non hanno più cittadinanza nel Pd per la semplice ragione che il suo corpo vivo – iscritti ed elettori – ha ribadito di non volerne più sapere. Matteo Renzi è dunque più forte nel partito, sebbene il Pd sia più debole: e questo è un fatto. Il secondo punto fermo ha a che fare con la (presunta, relativa) debolezza del Pd, o per meglio dire con la sua prospettiva politica nel breve-medio periodo. L’identificazione fra segretario e candidato premier, che è uno dei capisaldi originari del partito, e che è il motivo fondamentale per cui il segretario è scelto anche dagli elettori, e non soltanto dagli iscritti, porta con sé indissolubilmente la riaffermazione della “vocazione maggioritaria” – che del Pd è, per così dire, la struttura genetica e la ragion d’essere. Ne consegue che il Pd di Renzi si muoverà nei prossimi mesi a difesa della propria autonomia e della propria vocazione al governo.
La discussione un po’ stucchevole sulle alleanze – con Pisapia o con Berlusconi? con D’Alema o con Alfano? – appartiene ad un’idea antica della pratica politica – quella ulivista e prodiana – che il Pd, con la sua stessa nascita, ha inteso superare. Oggi, proprio come nel 2008, i Democratici sono nella condizione di candidarsi autonomamente alla guida del Paese. Se si riuscirà a varare una riforma elettorale maggioritaria, tanto meglio. Ma se, come oggi appare probabile, prevarranno i veti incrociati e gli interessi di bottega, la questione delle alleanze può dirsi conclusa stasera. Un nuovo Pd è in campo per riconfermare il Sindaco Emilio del Bono, per liberare la Regione Lombardia da un puffo verde. Si può pensare di lavorare unitariamente e senza polemiche strumentali? Si può pensare di vedere l’intero partito impegnato “ventre a terra” per il futuro e il bene del Paese e del Partito? Da Andrea Orlando e dalle donne e dagli uomini che lo hanno sostenuto mi aspetto questo, così come me lo aspetto dal Segretario Nazionale Matte Renzi che ho appoggiato con convinzione.
Celso Vassalini
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