martedì, 27 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Il chiaro messaggio
dei cugini francesi
Pubblicato il 10-05-2017


Dopo la Brexit sembrava essere tutto in disarmo. Sull’Europa sembrava aleggiare uno spirito di autodistruzione del sogno dei reclusi di Ventotene. In ogni Paese dell’Unione sorgevano e prendevano vigore i movimenti populisti estremisti che avevano nel sovranismo, con il rifiuto dell’Europa e dell’euro, il loro totem comune. E dietro loro si accodavano quanti credevano necessario copiarne le parole d’ordine e i temi più ascoltati dalle menti dominate dalla pancia. Dall’inglese Nigel Farage, a Beppe Grillo italiano, dalla francese Marine Le Pen, all’olandese Geert Wilders, all’austriaco Norbert Hofer era una gara a chi le sparava sempre più grosse stimolati, in questo, dai ‘concorrenti’, mentre pulsioni ultranazionalistiche assumevano consistenza anche in Polonia e in Ungheria.

La Brexit, che molti sognavano dovesse essere un faro da imitare, è stata indicata, quasi sùbito, come un errore dagli stessi che l’avevano fatta prevalere. Prima e dopo la Brexit si erano svolte le elezioni in Austria (aprile maggio e ottobre 2016) e in Olanda (marzo 2017), che si sono rivelate, malgrado i sondaggi, vere e proprie docce fredde per i sovranisti che ne uscivano inesorabilmente sconfitti. Già con esse emergeva una opposizione popolare maggioritaria contro le tendenze suicide che venivano spacciate nei sondaggi, ma con le recenti elezioni francesi, e la sconfitta di Marine Le Pen, questo contrasto ai sovranismi riceve una fortissima conferma.

Di sicuro Macron ha contribuito, e non poco, a questa conferma con la scelta di non inseguire, civettando i suoi avversari, come invece avviene in Italia con Salvini, ma li ha contrastati in modo chiaro dichiarando il suo europeismo anche se accompagnato dalla necessità di una urgente rigenerazione. L’Europa, è il succo del suo ragionamento identico a quello sostenuto ormai da tempo da Silvio Berlusconi, non va scassata e liquidata, ma va riportata alle idee dei suoi fondatori perché, pur avendo garantito oltre 70 anni di Pace (mai visti nei secoli precedenti funestati da guerre sempre più cruente fino ad arrivare alla Seconda Guerra mondiale), ha fallito l’integrazione economica tanto da ipotizzare, da parte della Merkel, che la crescita avrebbe dovuto svilupparsi, come fatto normale e naturale, a due o più velocità.

Già questa affermazione, portando acqua al mulino di chi voleva e continua a volere la fine dell’Unione, provocava in Italia sia la crescita di nuovi movimenti sovranisti, anche se ancora nominali (in particolare gli spezzoni nati dalla frantumata ex AN), che la corsa di Renzi che, per apparire condiscendente con la parte di opinione pubblica condizionata dalle pulsioni della pancia, pratica lo sport dell’attacco sistematico all’Unione Europea entrando addirittura in conflitto col ruolo che lo stesso ricopre quale Segretario del PD, partito che esprime l’attuale Governo del Paese.

Se non può essere semplice concorrenza ai sovranisti de ‘noantri’, in primis a grilli e grillini, perché è risaputo che gli elettori, dovendo scegliere, preferiscono sempre l’originale, si tratta di sicuro di incapacità a capire la differenza tra chi occupa il ruolo di oppositore, e là intende rimanere come aspirazione massima, e quella di chi ha obiettivi più alti ma arriva a segare il ramo su cui sta appollaiato dimostrando la propria inconsistenza che non viene sopperita dalla facile favella o dalle frasi roboanti.

Dalla Francia arriva un messaggio chiaro, rifondazione dell’Unione Europea facendo tesoro degli errori commessi, ma se non lo si sa comprendere e si mette in discussione la stessa unità che è indispensabile per poter vincere alle prossime politiche si rischia di consegnare l’Italia agli incapaci sorretti dalla sinistra o viceversa alla sinistra sorretta dagli incapaci. Non è il Cavaliere che impone questa scelta di unità, con questi contenuti, ma è chiaramente il popolo ‘sovrano’ che non ne può più di estremismi fuori luogo.

Giovanni Alvaro
Reggio Calabria

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