giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Dumping e protezinismo
Pubblicato il 15-05-2017


Dal tempo della campagna elettorale americana, sentiamo e leggiamo la parola Protezionismo diverse volte al giorno. La presentano come un mostro capace di indebolire le economie. Secondo il mio Professore, bisogna stare attenti a come si ragiona con le parole, che terminano con ismo, ma anche a come si utilizzano. Constato che giornalisti-economisti le utilizzano a prescindere dal contesto storico e politico attuale, arrivando a conclusioni, che diventano Fake News, per i lettori ingenui. Per rendere più chiaro quello che sto per dire, invito i gentili lettori a fissare nella mente la parola Dumping, che significa comportamento scorretto di Stati per invadere con i propri prodotti il mercato straniero .

Prima domanda: ” Per le Economie occidentali, è più pericoloso chi fa dumping o chi fa protezionismo? Le categorie che, per interesse, giudicano negativamente il protezionismo, strumentalmente, utilizzano questa affermazione “in un mondo globalizzato, ci vuole liberismo, per facilitare il movimento delle merci”. Lo ha ripetuto anche De Benedetti, aggiungendo che l’Italia ha un avanzo commerciale, che potrebbe essere danneggiato dal protezionismo. De Benedetti ha interesse a parlare,così. Inoltre, in modo subdolo, associano la parola protezionismo al Fascismo, offendendo la capacità di comprensione degli italiani. Cari lettori, il mondo globalizzato non è un villaggio globale, ma è la somma di diversi “Gruppi”, tra i quali c’è una “guerra” con motivazioni, che variano a seconda dei gruppi che “guerreggiano”. Una cosa è la “guerra” tra il “Gruppo dell’appetito” ( BIRC) e quello “della Paura” (Occidente), altra cosa è la guerra tra il “Gruppo del risentimento” (Medioriente) e quello “della Paura”. I Paesi dell’Est Europa non temono il Dumping cinese, perché sono simili. Il nostro Paese, che fa parte del Gruppo della Paura cosa deve fare per evitare che tutti i settori manifatturieri si trasferiscano nei paesi dell’Est, distruggendo il lavoro in Italia? E come evitare che, anche le chiavette delle Banche, i cappelli e le bandiere dei sindacati, vengano costruite i Cina (Se fossi sindacalista, non lo consentirei). Il protezionismo può essere di due tipi: difensivo o offensivo. Contrastare l’invasione di prodotti esteri o ostacolare un’armonia economica tra i vari Stati. Secondo me, quello di cui si parla è difensivo, pur sapendo che il limite tra i due tipi è labile. Nessuno ha dimostrato di aver valutato le conseguenze del Dumping.

L’Europa ha appena chiuso un nuovo accordo di libero scambio con il Canada, nel tentativo di aprire il mercato chiuso della Cina e pensa a una politica doganale forte per evitare il dumping cinese sull’acciaio. I valori in cui credo, prima sociologici e, quindi, politici, mi fanno giudicare, questo metodo, causa di moltissime negatività. Non sembri esagerato il collegamento tra ciò che sto affermando e la distruzione del pianeta. Lo scienziato Stephen Hawking ha affermato: “Ci troviamo nel momento più pericoloso, nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la tecnologia per distruggere il pianeta, ma non abbiamo la capacità di fuggire da esso” .Trattare i lavoratori come schiavi per produrre a bassissimo costo al fine di invadere i mercati del mondo, oltre ad essere inumano, produce una spinta paurosa verso “l’usa e getta” e l’aumento delle produzioni. Cosa utile alle imprese, ma non al pianeta.

A Davos è stato affermato che con l’aumento della popolazione e dei consumi, nel 2050 ci vorranno 12 superfici terrestri per soddisfare le esigenze della popolazione terrestre. Consiglio di giudicare le parole per gli effetti del loro utilizzo. Le previsioni sbagliate degli ultimi anni, lo consigliano. Lo so che rischio di apparire fuori dal mondo, ma non mi preoccupo. Non sarebbe la prima volta.

Luigi Mainolfi

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