domenica, 28 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Il malato Irpinia
Pubblicato il 08-05-2017


Dell’Irpinia, ormai, si parla come di un malato, che ha perso ogni speranza di riprendersi. I Partiti, i Sindacati, l’informazione e le varie associazioni di categoria , scoprendo l’acqua calda, ripetono: ampie zone sono a rischio di estinzione demografica; la natalità è in caduta libera; la percentuale del patrimonio abitativo inutilizzato cresce; i giovani vengono espulsi, ecc. Nessuno ha la sensibilità, per ignoranza o per vigliaccheria , di cercare le cause e indicare i responsabili. Diceva Manlio Rossi-Doria : “Se non si fanno le conquiste concettuali adeguate, ci si agita, ma il problema non si risolve”. Per gli irpini, la conquista da fare è la seguente: “Uscire dalla mentalità borbonica”. Non sembri una bestemmia. Le lotte amministrative nei vari comuni della Provincia, a partire dalla fine del fascismo, vedevano contrapposti nobili o notabili, che cercavano di conservare il potere e prestigio anche il democrazia. Al Referendum Monarchia o Repubblica, solo in sette comuni vinse la Repubblica. Avevano in comune la presenza, durante il fascismo, di confinati politici. Dalla 1946, non si è verificata una rivoluzione culturale, ma un adattamento alla nuova realtà. Da molti decenni, il posto dei nobili è stato assunto dai medici, dai padroni di attività economiche e dalla camorra. Nel 1999, su trenta consiglieri provinciali, ben 11 erano medici. Molti ricordano quando davanti alla porta di accesso alla sala del Consiglio, affissi un foglio con sopra scritto “ Day Hospital”. Per onestà, bisogna ricordare che l’On. Fiorentino Sullo aveva un progetto di sviluppo per l’Irpinia, del quale però attuò solo i primi passi. Poi, si ebbe una classe politica , che , come disse Prodi, padrona di cultura umanistica, ma ignorante di cultura economica. Caratteristica per fare i “VICARI del Nord”, non per provocare sviluppo. Nemmeno la presenza di Manlio Rossi-Doria, con il quale il PSI provinciale collaborò, specie dopo il terremoto del 23 novembre 1980, riuscì a smuovere la mentalità borbonica. Sarebbe interessante cercare di fare l’elenco delle proposte e delle iniziative utili a uno sviluppo auto propulsivo, non dipendente dall’esterno, avanzate dai politici irpini. I fogli resterebbero bianchi. L’ottusità borbonica bloccò anche la capacità di copiare. Dall’inizio della seconda Repubblica, la situazione è peggiorata, in quanto nemmeno ciò che esisteva ha vauto continuità. La maggior parte delle iniziative arrivate grazie ai contributi post-terremoto, caduti a cascata, è andata in crisi. L’edilizia vampira, in mano a “pezzenti sagliuti”, aveva consumato territorio e tolto all’agricoltura terreno fertile e ricco di piantagioni sempre più ricercate.

Da segretario Provinciale dei socialisti e da Presidente della Comunità Montana Partenio facevo proposte che nessuno prendeva in considerazione, come Comitato Provinciale dello sviluppo, Scuola di Manegment, destinazione a Cooperative di giovani dei terreni incolti, Orientamento scolastico per i giovani, Valorizzazione dei Beni culturali in movimento ( Marino Niola), Termovalorizzatore, Campo di Golf, Disinquinamento e valorizzazione dei corsi d’acqua, Canottaggio sul Lago di Conza,ecc Gli ostacoli maggiori venivano creati dai partiti populisti. E, siamo arrivati ai nostri giorni.

Sfido a trovare una proposta figlia della “logica dello sviluppo”. Gli amministratori si vantano della pavimentazione delle piazze e dei marciapiedi, ben sapendo che si riduce il numero di quelli , che passeggiano. Purtroppo, in politica, molti bidelli sono diventati Presidi. Inoltre, ho fatto una ricerca e ho trovato che molti di quelli che hanno potere politico e sindacale, si sono allenati a cogliere l’attimo, per scalate sociali e tranquillità economica, ma non hanno conosciuto il lavoro.

Ciò, che tali condizioni provocheranno è prevedibile, alla luce, anche di quello, che si sta diffondendo, come risentimento, sconforto, esaurimento dello spirito di sopportazione, attrazione del qualunquismo e del populismo. Un detto popolare recita:” Po’ riavolo, ma nun pe’ tè”. Va aumentando il numero degli elettori, che hanno fatto proprio questo detto popolare. Io, dico: finalmente!

Luigi Mainolfi

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