mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Senza pudore
Pubblicato il 23-05-2017


Aveva ragione Virgilio: per godere della gloria bisogna essere morti. La riprova? Giovanni Falcone. Nessuno più di lui ha inferto colpi letali alla mafia; nessuno più di lui è’ stato tanto vituperato, offeso e vilipeso a cominciare dai suoi colleghi. Nessuna opinione personale. Solo fatti. Lo ha detto Ilda Boccassini: l’uomo più sconfitto d’Italia. È proprio così. Nessun obiettivo raggiunto. Eppure Giovanni si era posto mete adeguate al suo curriculum. Era considerato il migliore. Nel mondo era considerato il primo tra i primi. Temo che quella ‘considerazione’ abbia scatenato invidie sufficienti a provocare il suo isolamento, a generare una conventio ad excludendum che si rivelò formidabile nella sua efficacia. Temo infine che vi fossero cause che andavano ben oltre il sentimento dell’invidia. La politica? Sì, la politica, soprattutto dopo il suo ingresso al Ministero di Grazia e Giustizia.

L’oggi non è affatto migliore. File e file di estimatori in lacrime, affranti. Volti sinceri. Tuttavia, frugando dentro la fila, t’imbatti anche nei nemici di Giovanni. Sperano sempre che nella memoria collettiva si sia aperta una voragine, che gli italiani abbiano dimenticato cosa sostenevano allora, pronti come sono a saltare una seconda volta sul carro dei vincitori. Già, perché alla fine degli anni ’80, attaccare Falconeti consentiva l’accesso alla buona stampa – non tutta, naturalmente – e ai salotti televisivi dove spesso Falcone faceva da bersaglio. Si può piangere un morto senza modificare il giudizio sul suo operato. Ma se cambi quel giudizio, hai il dovere di motivarlo. Lo ripeto. Non si deve essere sorpresi da chi cambia idea. Ma chi cambia idea deve dire le ragioni del cambiamento, spiegare perché. Si chiama etica della responsabilità o, se vuoi, educazione, moralità. La chiediamo ai nostri figli quando proviamo a educarli con le migliori intenzioni, figurati se non dobbiamo pretenderlo da chi porta responsabilità pubbliche. Troppo facile tacere.

Ecco, il modo migliore per celebrare il ricordo è gridare alto e forte: perché ieri attaccavi Falcone e oggi lo piangi? Perché?

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. A Falcone non hanno perdonato di essersi legato a Claudio Martelli, non perché era il Ministro della Giustizia, ma perché Martelli era un Socialista.
    E alla prima occasione fecero in modo di adombrare quel legame con un avviso di garanzia a Martelli.
    Ci sono voluti vari anni affinché Martelli fosse scagionato. Peggiore sorte è toccata a Bettino Craxi, verso cui nemmeno la morte in ESILIO è valsa a liberarlo dalle infamie di cui lo hanno ricoperto. Perché?? Perché era un socialista.
    E cosa dire delle gloriose e nobili rievocazioni di Pertini??
    Tanti meriti ma mai a ricordare il merito di essere stato un Socialista per tutta la Vita!!
    Carissimo Riccardo: hanno messo a soqquadro gli uffici della nostra Sede nazionale, sulla Rai viene oscurata o mistificata la nostra Storia e non appariamo praticamente nei dibattiti televisivi. Malgrado tutto ciò non organizziamo nessuna manifestazione pubblica o azione di denuncia parlamentare. Quanto dobbiamo ancora aspettare per avviare con forza e pubblicamente delle azioni per il Riscatto dei Socialisti??
    Un omaggio socialista alla Memoria di Falcone deve essere quello di battersi per smascherare e portare alla luce tutti i suoi calunniatori, in modo che la Verità si affermi sempre, e non solo per Lui, contro le teorie del sospetto e l’infamia della menzogna. Invita Claudio Martelli a collaborare in vari modi con Noi in quest’azione.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  2. Ostacolato molte volte in vita e celebrato molte volte in morte, Giovanni Falcone resta un fulgido esempio di magistrato dedito alla verità e alla giustizia. Claudio Martelli, che lo volle a Roma a capo della Commissione Antimafia, fu uno dei pochi a credere in lui, e di questo gli va dato merito.

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