domenica, 28 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Spreco alimentare. 88 milioni di tonnellate nel cassonetto
Pubblicato il 16-05-2017


spreco alimentareSono oltre 88 i milioni di tonnellate di rifiuti alimentari prodotti ogni anno nell’Unione Europea! È giunto il momento di correre ai ripari, poiché tanto spreco – oltre a essere un insulto alla miseria dilagante – rappresenta una causa di inquinamento per l’ambiente in quanto i rifiuti solidi mangerecci vanno eliminati impiegando tecnologie ed energia…

Lo spreco alimentare è un momento di drammaticità e imbarazzo per la società, una rotta sciagurata di decadenza morale che urta tutti quanti. Stime ufficiali dell’Europarlamento rappresentano che nell’Unione Europea si producono ben 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari ogni anno, equivalenti a circa 173 kg a persona! Contrariamente a quanto si pensa, il depauperamento di alimenti non avviene unicamente “al traguardo” e cioè in habitat commerciali o domestici. I prodotti si sprecano in tutta la filiera, e vale a dire dai luoghi di produzione sino, giustappunto, nella fase terminale, per cui anche a casa nostra. Se nell’iter di produzione si registrano dati così allarmanti significa che c’è urgenza di una rapida inversione di tendenza, che coinvolga ogni singolo paese dell’UE in modo che l’auspicabile “terapia” possa poi positivamente esser di conforto a tutto il Vecchio Continente.

Comunque, innanzi a numeri così “minacciosi” oltre a correre ai ripari è congruo approntare una serie di riflessioni anche per porvi rimedio singolarmente. In primis forse è più opportuno parlare di cause che di “causa” a sé; in seguito chiedersi quali sono gli eventuali motivi dello spreco nell’industria della trasformazione alimentare. Più a valle dedurre se effettivamente il cibo gettato è davvero non più utilizzabile, nel senso – le date di scadenza in calce rispecchiano al 100% la soglia effettiva entro il quale il prodotto va eliminato? Non sarebbe (magari) possibile – tenendo al primo posto la salubrità dell’ingrediente, ci mancherebbe – elaborare dei limiti cronologici leggermente più tolleranti per derrate alimentari e simili? Forse saranno domande anche banali se valutate da esperti e simili, nondimeno sono quesiti che persino a livello famigliare in virtù del sacrosanto risparmio ci poniamo prima di sbarazzarci di alimenti, che oltre a costar sempre più cari rappresentano una fonte irrinunciabile di sostentamento.

Da questo presupposto è necessario che i consumatori siano meglio informati sia da chi produce che dai media in generale. Mettere al corrente ma in che modo e su cosa? Ad esempio – “imparare” a fare una spesa intelligente evitando inutili accumuli di cibo per paura di restare poi “digiuni”. Va da sé che avere la dispensa zeppa dà un effetto ‘ansiolitico’ tuttavia può causare sprechi insensati! Poi, aspetto non da poco, imparare a leggere come si deve le etichette – in modo particolare le date di scadenza riportate. Altra cosa vantaggiosa per il consumatore è il saper valutare sotto il profilo merceologico ogni alimento confezionato senza, ahimè, cadere in errori che alla fine cagionano salassi economici. Si pensi agli alimenti “soppressi” per eccesso di precauzione – anche se la confezione riporta scadenze ancora al di là da venire. In questi casi è saggio far valutare il prodotto in questione da personale qualificato (anche dove lo si è acquistato), in pratica, se è proprio il caso di buttarlo nella differenziata, oppure se è perfettamente commestibile. E a tal proposito va annoverato che non di rado le scadenze riportano la seguente dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” – non danno cioè una data imprescindibile entro la quale la derrata in oggetto va cestinata.

Ci vorrebbe, in buona sostanza, un po’ più di cautela e pacatezza da parte del consumatore, e nel caso di comprensibili dubbi della serie – “lo consumo, oppure no?” consultare un esperto e se serve anche l’azienda produttrice. Oramai tutte le attività inserite nella filiera agroalimentare hanno centri di ascolto e contatti in toto dedicati ai consumatori, per cui sempre a sua disposizione per ogni dilemma o quesito. Questa è la facciata dedicata all’importante capitolo economico dello spreco, ma sussiste altresì un dilemma etico e ambientale che riguarda tutti nessuno escluso. Tanti rifiuti provenienti dal comparto alimentare non hanno, per certo, un impatto negativo sull’ecosistema – in quanto strumento di effettivo inquinamento, poiché per eliminare gli scarti alimentari vengono impiegate risorse, materie prime e combustibili, che vanno a danneggiare la già compromessa atmosfera e tutto l’ambiente.

L’Unione Europea consapevole che lo stato dell’arte è tutt’altro che idilliaco si dice pronta a correre ai ripari attuando misure atte ad arginare quello che è un vero disastro sotto più aspetti per la UE e più largamente, come effetto domino, per il pianeta. Ottanta e passa milioni di tonnellate di pattume alimentare non sono certo un bel cadeau all’ecosistema globale! A tal proposito vale la pena leggere cosa ha dichiarato la deputata croata Biljana Borzan in una recente intervista nel portale dell’Europarlamento dimostrando una visione attenta e di assoluto buon senso relativamente allo “spreco alimentare”. E leggere quanto dichiara la Borzan fa comprendere che le soluzioni al problema ci sarebbero ma tutto sta nell’attuarle e collegialmente! Lunedì 15 maggio 2017 i membri del Parlamento discuteranno una relazione preparata da Biljana Borzan (S&D – Socialisti e Democratici) che propone una serie di misure volte a ridurre del 50% entro il 2030 le 88 tonnellate di spreco alimentare annuo dell’Unione Europea.

In ogni caso, documentare i lettori relativamente all’ennesimo macro spreco alimentare e tra l’altro proprio in questa peregrina fase economica che vede molti paesi messi letteralmente in ginocchio per fame, criticità e carestie dà un certo imbarazzo allo scrivente. L’auspicio è che un po’ alla volta si possa intraprendere una soluzione condivisa e soprattutto risolutrice, ma mai come in questo caso serve il contributo di tutti i cittadini – poiché in discussione ci sono il benessere, la salute non solo dell’immediato ma anche per le generazioni che verranno.

Stefano Buso

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