venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

PROVVEDIMENTO ATTESO
Pubblicato il 09-05-2017


polizia_celere“C’e’ un accordo di maggioranza sui due emendamenti che abbiamo messo a punto con D’Ascola e che sono stati appena presentati”. A dirlo ai cronisti è il senatore socialista Enrico Buemi relatore al disegno di legge sulla Tortura. “Ora il provvedimento potrebbe venire rinviato alla prossima settimana per dar tempo ai gruppi di presentare i loro subemendamenti”, aggiunge. Un rinvio arrivato poco dopo per dar tempo ai gruppi di presentare eventuali subemendamenti, scadenza fissata per le 19 di giovedì 11 maggio, si è deciso di far slittare il provvedimento alla prossima settimana. “Il rinvio – spiega ancora il relatore Enrico Buemi – è per dar tempo ai gruppi di presentare i subemendamenti alle proposte di modifica depositate da noi oggi”. Ma se le modifiche di Buemi e Nico D’Ascola dovessero venire accolte magari la prossima settimana quando il ddl potrebbe tornare all’attenzione dell’Assemblea, il provvedimento dovrebbe riandare per l’ennesima volta alla Camera prolungando ancora di settimane l’iter del progetto di legge approdato in Parlamento a inizio della legislatura per iniziativa di Luigi Manconi.

Insomma dopo due anni che la legge sul reato di tortura fa la spola fra Camera e Senato senza riuscire a vedere la luce qualcosa si muove. Anche se la strada potrebbe essere ancora lunga. Nemmeno dopo l’ondata emotiva della sentenza della Corte di Strasburgo che, nell’aprile 2015, condannò l’Italia per tortura sui fatti della Diaz al G8 di Genova si era riuscito a fare una legge. Oggi, anche grazie l’appello del presidente Pietro Grasso, qualcosa di muove. E speriamo con un ritmo diverso rispetto al passato per inserire finalmente nel nostro ordinamento una legge attesa da quasi trent’anni per tradurre in una norma il divieto già previsto da numerosi atti internazionali.

I due emendamenti “di mediazione” messi a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi e hanno l’obiettivo di trovare la delicata ‘quadra’ circa la migliore definizione dei limiti del reato di tortura. Una questione che tocca in prima istanza i pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni e che è al centro di vicende delicatissime, che vanno dai fatti di Genova, ai casi Uva, Cucchi e via dicendo.

Il ddl che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento è giunto in terza lettura al Senato. I due due emendamenti sono frutto di un intenso lavoro di mediazione che però non appare ancora concluso. Questa mattina si è svolta a Palazzo Madama una riunione tra il capogruppo Pd, Luigi Zanda, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro e i capigruppo di maggioranza durante la quale si è delineato il percorso con cui procedere nei lavoro parlamentari sul provvedimento.

Nel primo emendamento messo a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi al ddl sulla tortura si introduce un altro elemento alla fattispecie di reato e cioè che “il fatto” debba essere “commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante”. Il secondo, “più politico”, come spiega lo stesso Buemi, specifica che non si può parlare di “tortura” nel caso di “sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative dei diritti”. “Cioè si vuol specificare che se magari l’agente rompe il braccio ad uno mentre lo arresta – semplifica Buemi – non si può far rientrare nella tortura”.

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