venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Un matrimonio da favola”, la fatalità
della storia di amicizia
Pubblicato il 08-05-2017


matrimonio-da-favola“Un matrimonio da favola” dei fratelli Vanzina é la classica commedia all’italiana per una storia di amicizia. Ricorda i più recenti “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, oppure “Non si ruba a casa dei ladri” e un po’ anche “Mai Stati Uniti”, degli stessi registi. Del primo richiama il monologo finale in cui ognuno si svela con maggiore sincerità, rivelando segreti reconditi. Del secondo il fatto di essere una commedia degli equivoci e di basarsi su un umorismo divertente che fa sorridere, attraverso tutte le vicissitudini bizzarre dei protagonisti: stessa location, Zurigo, e medesimo artificio di avere dei ‘ladruncoli buoni e bonari’ che si vendicano e colpiscono solo per farsi giustizia e per riscattarsi. Del terzo il fatto che da un viaggio nato per un diverso motivo ne sorge un’esperienza formativa che insegna l’importanza dell’unione: in “Mai Stati Uniti” era quella tra fratelli, in “Un matrimonio da favola” quella tra amici. Tra l’altro alcuni degli attori scelti dai Vanzina sono comuni ai film: Stefania Rocca ha recitato sia in “Un matrimonio da favola” che in “Non si ruba a casa dei ladri”; Ricky Memphis sia in “Un matrimonio da favola” che in “Mai Stati Uniti”. Proprio quest’ultimo è il protagonista principale del film dei Vanzina “Un matrimonio da favola”. Veste i panni di Daniele che invita, dopo vent’anni, i compagni di classe alle sue nozze a Zurigo. Tutti si chiedono: “ma se da ragazzi eravamo così uniti come abbiamo fatto a perderci?”, – fa riflettere Sara (Ilaria Spada), amante di Giovanni (Emilio Solfrizzi), soffocato e succube dalla perfida moglie avvocato divorzista. Allora, più che al matrimonio, tutto sembrerebbe indirizzato alla separazione; ma un velo di romanticismo sempre c’è. Ḕ Sara, infatti, a rimarcare la monotonia della sua vita di commessa le cui giornate erano tutte uguali, scandite dagli stessi orari ed eventi, rotta dall’incontro con Giovanni: “poi sei arrivato te e ho pensato che la mia vita potesse cambiare. E ho cominciato a sognare il matrimonio e i figli” –gli rivela-. Poi c’è il rimpianto e la malinconia di ciò che sarebbe potuto essere: “chissà, se avessi avuto il coraggio di dirtelo forse la mia vita sarebbe stata diversa”, dice Luciana (Stefania Rocca) ad Alessandro (Giorgio Pasotti), di cui è perdutamente innamorata da sempre, senza mai averglielo confessato. Ed ora sposata, ma annoiata dalla monotona e tediosa seriosità del marito. I partner non mancano ovviamente. Ma neppure le sorprese. Alessandro infatti è gay, con tanto di compagno. “Cosa vuoi? –risponde a Luciana- La nostra vita non dipende da noi, ma dal nostro destino”. Fatalità degli eventi? Si riflette anche su questo. Anime (pre)destinate a unirsi o separarsi. Sicuramente ognuna in cerca della propria identità e strada. Come la futura sposa Barbara (Andrea Oswart), che non sa neppure lei cosa voglia (ma sta tentando di capirlo) e che tradisce il marito proprio poco prima delle nozze con Luca (Adriano Giannini), latin lover ma questa volta amico traditore e infedele inconsapevole (non sa chi sia la fidanzata di Daniele).

Allora l’ingrediente giusto per “Un matrimonio da favola” non sembrano il menù, le bomboniere, la location o altro, quanto gli invitati, che fanno davvero la differenza rendendolo “scoppiettante”. E così il matrimonio diventa come una partita di calcio, in cui si può anche perdere, ma ci si riscopre una squadra più forte perché più unita. Le nozze possono ance persino saltare, ma in fondo l’unica legge del goal (come cantava Pezzali) è la regola che domina incontrastata le relazioni tra i protagonisti: “le ragazze vanno e vengono, gli amici restano”. E se si è destinati a lasciarsi o ritrovarsi, vuol dire che doveva andare così. Questo il tema centrale affrontato in modo leggero. Gli (ex) compagni (non più tali) scoprono di “essere ancora una squadra. C’era tutto un secondo tempo da giocare (insieme) e tutto poteva ancora succedere”. Quel che accade si vedrà, l’unica certezza è che la vita ci sorprenderà ancora con la sua casualità fortuita. La sicurezza è quella che Sara dice a Giovanni: “il treno prima o poi passa per tutti e ho deciso che non lo voglio perdere e che, nonostante te, voglio ancora continuare a credere nell’amore”. Per una delusione ricevuta un nuovo palpito arriverà, ognuno avrà la sua occasione, la chance del riscatto per essere felice, gioendo delle piccole cose. Insieme. Per un film che coglie il pretesto del matrimonio, dove le nozze sono solo un mezzo e un tramite, per parlare di amicizia, di amore (in tutte le sue sfaccettature nei suoi diversi tipi ed equilibri di coppia), e di destino. Come nelle favole e nelle fiabe, appunto, è il fato spesso a designare e disegnare la fine di ogni romantica storia d’amore. Di certo –come avverte il fidanzato di Alessandro- “niente sarà più come prima dopo il matrimonio”. Ma si farà? L’incertezza regna sino alla fine, come il fatto di non sapere quale delle coppie resterà in piedi sino in fondo. Daniele verrà lasciato o abbandonerà la sposa sull’altare? Dichiararsi (Luciana con Alessandro, ma anche Giovanni che deve parlare con la moglie per lasciarla per Sara) servirà a qualcosa o porterà a una rottura? Fino alla fine si può segnare o subire il goal (all’ultimo minuto), al contempo della vittoria o della sconfitta, del traguardo o della perdita di tutto; oppure pareggiare con un rigore da tirare prendendo il massimo del rischio. Del resto, “l’amore non è bello se non è litigarello” –si dice- e un matrimonio con la sua organizzazione porta sempre scompiglio, fermento e tormento, incertezze e titubanze se si stia facendo la cosa giusta. Proprio come in ogni decisione che si deve prendere nella vita. E l’interrogativo è: “tutto è successo per caso o perché doveva succedere?”. Il confine tra fatalità e fortuita casualità e coincidenza si confonde. Si sollevano, così, molti dubbi: l’amore è cieco o forse no? La fortuna e la sfortuna esistono? Ḕ davvero tutta colpa del destino e della sorte?

Barbara Conti

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