domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ungheria. Monito europeo contro le derive di Orbàn
Pubblicato il 17-05-2017


orbanNon solo migranti, l’Ungheria finisce nel mirino europeo per il grave deterioramento dello Stato di diritto e della democrazia. A intervenire è il Parlamento europeo che ha dato oggi il via alla procedura di attivazione dell’Articolo 7 del Trattato contro l’Ungheria, il quale prevede per gli stati membri che violino i diritti fondamentali dei cittadini una serie di sanzioni che possono arrivare fino alla sospensione del diritto di voto nel Consiglio, in pratica la messa al bando dalle decisioni politiche dell’Unione. Gli eurodeputati, approvando oggi per 393 sì, 221 no e 64 astensioni la risoluzione comune firmata da Socialisti e Democratici, Liberaldemocratici, Sinistra unitaria e Verdi, hanno incaricato la commissione parlamentare per le libertà civili (Libe) di “elaborare una relazione specifica” sul caso ungherese. Se approvata dalla stessa Libe, dovrà poi passare al vaglio dell’emiciclo e ricevere l’appoggio di una doppia maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti e di almeno il 50% del numero di eurodeputati per finire, quindi, sul tavolo del Consiglio e costituire la base con cui chiedere la piena attivazione di quell’Articolo 7. Tutto ciò per determinare se in Ungheria esista “un evidente rischio di grave violazione” dei valori dell’Unione Europea. Queste “gravi violazioni”, secondo la maggioranza dei parlamentari europei, si starebbero già determinando con le norme che sono state adottate nel Paese contro i richiedenti asilo e contro le organizzazioni non governative. Inoltre, ulteriori violazioni riguarderebbero la comunicazione dispiegata dal governo Orbàn, che ha promosso un referendum popolare con un titolo che parla da solo: “Consultazione nazionale – Fermiamo Bruxelles”.
Nella risoluzione, perciò, si invitano perentoriamente le autorità magiare a sospendere o a ritirare le leggi controverse e finché ciò non avviene, i fondi UE per l’Ungheria debbono essere “messi sotto sorveglianza”. Va notato, a questo proposito, che la stessa richiesta era stata tempo fa formulata dal governo italiano, come risposta al rifiuto di Budapest di adottare le disposizioni dell’Unione in fatto di ripartizione dei richiedenti asilo.

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