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Opinioni e commenti
 

Venezuela, 50 morti e Maduro manda altri 2mila soldati
Pubblicato il 18-05-2017


A injured demonstrator is helped by others during a rally against Venezuela's President Nicolas Maduro's government in Caracas, Venezuela April 10, 2017. REUTERS/Christian Veron

REUTERS/Christian Veron

La situazione è ormai fuori dal limite in Venezuela dove sono ben 50 i morti per le repressioni e le proteste che stanno attraversando il Paese in queste ultime settimane. L’ultima vittima è un ragazzo appena 15enne ucciso da un proiettile mentre usciva di casa per andare a fare delle commissioni. Si tratta di José Francisco Guerrero, morto a causa di una manifestazione antigovernativa nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela.
Adesso il governo venezuelano ha fatto sapere che manderà duemila soldati a sedare le proteste nello stato di Tachira, la regione è diventata un luogo di violente proteste contro lo stato di emergenza economico stabilito dal presidente Nicolás Maduro.
Nel frattempo la popolazione è allo stremo, la Caritas ha istituito dei “siti sentinella” dove portare i bambini per controllare i livelli di nutrizione e fornire integratori alimentari e farmaci di base. Sono state condotte visite a domicilio, per cui i bambini a rischio ricevono un aiuto medico e nutrizionale. L’altro grande rischio per la salute è la mancanza di acqua potabile: non c’è una manutenzione corretta dei serbatoi e non c’è cloro per renderla potabile. I bambini già malnutriti si ammalano più gravemente se prendono un parassita dall’acqua inquinata.
“Una crisi così grave ha bisogno di aiuti nazionali e internazionali per poter gestire ai massimi livelli decisionali un disastro di tali dimensioni”: lo ha sottolineato Susana Rafalli, esperta in emergenze alimentari che lavora per Caritas in Venezuela, commentando l’inchiesta condotta da Caritas Venezuela – rilanciata da Caritas internationalis – in quattro Stati e a Caracas, la capitale. “È andato tutto in disgrazia: lavoro, cure sanitarie, famiglia, casa, le persone povere hanno perso tutto e cercano un’ancora di salvezza – ha denunciato -. La comunità umanitaria e la popolazione venezuelana devono iniziare a intervenire su vasta scala”. Anche il sistema sanitario del Venezuela ha collassato: gli ospedali hanno esaurito i farmaci e le forniture sanitarie, e aumentano le malattie trasmesse dalle zanzare, come zika, dengue, malaria, chikungunya, e il tasso di mortalità infantile e materno. Negli ospedali manca perfino il latte in polvere per i neonati. “Abbiamo bisogno di medicinali di base”, ha chiesto Rafalli.
Mentre per la comunità internazionale è ormai maturata la convinzione che “in Venezuela i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in un’informativa al Senato sul Venezuela. “È un Paese a cui teniamo molto per i legami storici, oserei dire di sangue”, ha aggiunto Alfano, spiegando che “i rischi della situazione coinvolgono almeno 150mila cittadini italiani”.
Nel Paese sudamericano l’opposizione chiede elezioni anticipate e rifiuta la decisione di Maduro di convocare un’Assemblea costituente per riformare la Carta del 1999. Per tutta risposta il presidente venezuelano ha nuovamente prolungato lo stato di emergenza per altri due mesi, iniziativa che restringe le garanzie costituzionali in tutto il Paese.
Per tentare di sbloccare la situazione, su richiesta degli Stati Uniti ha tenuto una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

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