martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Alla ricerca del Macron italiano
Pubblicato il 28-06-2017


Renzi perde nel suo paese a Rignano, come Bersani perde nella sua Bettola, Orlando perde a La Spezia, Bonaccini perde sei ballottaggi su sei in Emilia-Romagna. Lasciamo perdere i risultati dei vari colonnelli con la De Micheli che vede Piacenza transitare verso il centro-destra, con Guerini che assiste al passaggio al centro-destra del suo comune di Lodi, con Del Rio che nella sua provincia perde l’unico comune al voto, la Campegine dei fratelli Cervi, il comune più rosso d’Italia, dopo che già Orfini aveva straperso Roma e Fassino Torino. C’é qualcosa in più di una semplice sconfitta oggi. C’é forse il tramonto di una classe politica. Più inventata, se togliamo Fassino, che reale. Più imposta che riconosciuta. Più confezionata che fiorita.

In capo a tutti Matteo Renzi che riesce ormai solo a vincere le primarie del suo partito, ma riuscirebbe orami a perdere anche le elezioni del suo condominio. E’ accerchiato da tutti. Veltroni, il suo nume tutelare, lo ha delegittimato, Prodi, il suo padre nobile, si é dimesso da Vinavil spostando più lontano dal Pd la sua tenda, Franceschini, il suo grande elettore, ne ha preso ufficialmente le distanze. Per non parlare di Orlando, che ormai occhieggia a Pisapia e con lui Cuperlo. Si ha la sensazione che non solo sia al tramonto una classe politica nata pochi anni orsono, ma anche un partito, il Pd, nato male e vissuto peggio.

In molti cercano il Macron italiano. Oggi sarebbe necessario trovarlo. Oltre il Pd non ci può essere la vecchia sinistra, che ha perso anch’essa. E non si pensi che con trite e consunte ricette del passato si recupereranno gli astenuti. Nella gran parte dei comuni persi erano presenti anche partiti e sigle dell’altra sinistra. E non hanno fatto da sponda all’onda lunga dell’astensione. Penso che la Francia abbia dato storicamente i segnali più lungimiranti anche al nostro paese, dalla rivoluzione francese in poi. E che gli italiani, anche nel tricolore dove il verde si é sostituito al blu, abbiano sempre avvertito l’influenza dei transalpini. Oltre il Psf c’é il movimento En marche, non Melenchon. Dopo il Pd, perché di questo si dovrebbe parlare a mio avviso, non c’é nulla.

In molti hanno pensato a Renzi come all’alfiere di questa nuova politica e il successo delle Europee del 2014 aveva incoronato il giovane fiorentino in questo straordinario ruolo. Il giovane della Leopolda aveva rotto con la vecchia classe dirigente post comunista, aveva distrutto vecchie liturgie, inaugurato un lessico staccato dal politichese, diretto, fresco, simpatico. Come presidente del Consiglio aveva iniziato una coraggiosa politica di riforme sociali e istituzionali. Poi il crack, dovuto a errori di impostazione sfuggiti a molti commentatori: una dose eccessiva di superficialità e di improvvisazione, un misto di arroganza e di supponenza, l’esigenza di un circolo di improvvisati signorsì piuttosto che di persone esperte e competenti, l’assurda guerra di classe (di età, come ci suggerisce nel suo libro il nostro Intini), la più assoluta incapacità di individuare mediazioni e compromessi, l’impreparazione a gestire le sconfitte. E cosi oggi siamo alla ricerca del Renzi due, visto che l’originale pare eclissato sotto le macerie (e le sconfitte) anche della sua Rignano. Come Diogene cercava l’uomo, col lanternino.

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Commenti all'articolo
  1. Non cercate un “Renzi 2”, non potrebbe che somigliare al precedente. Quanto a Macron – costruito a tavolino – io aspetterei di vedere quello che è in grado di fare (non solo di “dire”).

  2. Analisi condivisibile, proposta evanescente! Dopo Renzi un altro Renzi! Tra pochi giorni celebreremo a Bari i 125 anni del PSI . Se non vogliamo fare solo un necrologio ma un inizio di una vera nuova stagione politica, dobbiamo avere il coraggio di lanciare una sfida a tutti quelli che si dichiarano di sinistra , democratici. Riformisti, progressisti, ecc.. La domanda è molto più semplice ( ma non per questo scontata!) , siamo a 4 anni dal centenario della scissione di Livorno, oggi esistono ancora le ragioni di quella scelta? Vedremo chi ha il coraggio di accettare la sfida?

  3. Consiglierei anch’io una cosa. Di comprendere bene che nella fase in cui stiamo vivendo parole come socialismo democratico, progressismo, riformismo, sinistra, o si riempiono di contenuti o signiifcano nulla. Figurarsi il richiamo alla scissione di Livorno. Se parliamo di storia credo di poterlo fare con cognizione di causa, se parliamo di politica consiglierei un bagno di attualità. Da anni, e lo potete testimoniare, vado predicando la nascita di un soggetto post ideologico. Poi si può non essere d’accordo, ovviamente.

  4. Bravo Mauro! Macron è frutto della fortunata esistenza di un sistema di formazione alla amministrazione pubblica ( l ENA) che in Italia purtroppo non abbiamo e di una personalità di spicco, di qualità ( che non può essere paragonata al boy-scout di Rignano). Consiglio la lettura del libro di Zanon su Macron (rima occasionale). Macron non è costruito a tavolino. La Francia ha rispetto a noi un vantaggio non indifferente. Ha generato il secolo dei lumi, risente nel suo socialismo lo eco del giacobinismo,ha fatto i conti con il clericalismo , ha avuto come collanti nazionali Napoleone e DeGaulle. Esempi grossolani, ma è per intenderci. Noi,in Italia, le rare persone di qualità che hanno qualcosa da fare e dire per modernizzare il paese , le sforacchiamo con il tiro al bersaglio . Non sono tanto fiduciosa. Già che ci siamo, mi viene che dire:” Speriamo che sia Femmina!”

    • Aspettare di vedere quello che fa, mi parrebbe meglio. Costruito a tavolino, così come il suo movimento. E’ presidente con metà dei francesi che non ha votato e perché aveva di fronte la Le Pen.
      In politica meglio “non innamorarsi”; anche per Renzi spuntano tantissimi cuori infranti!

  5. Gli elementi forniti dal Direttore inducono a qualche riflessione o domanda:

    1. Chi, a sinistra, punta sulle coalizioni per poter vincere, teorizza cioè che soltanto la coalizione può produrre quella sommatoria e pluralità di culture politiche in grado di convincere l’elettore, dovrà forse ricredersi, a fronte dei recenti dati amministrativi, e domandarsi se non fosse semmai sbagliata la linea politica espressa complessivamente dalla coalizione, o quella del suo maggior “azionista, la cui immagine è poi prevalsa sugli altri componenti agli occhi dei votanti;

    2. Sembra peraltro che anche in casa PD le coalizioni pre-elettorali non incontrino un generale favore, e pure sull’opposto versante, ossia nel centro-destra, le posizioni al riguardo paiono diversificate, o comunque non del tutto coincidenti, e forse si è fatta strada un po’ ovunque la convinzione che si andrà alle urne con l’attuale legge elettorale, come uscita dal pronunciamento della Consulta, e che nessun partito o formazione raggiungerà il 40%, così da avere il premio di maggioranza, e tanto vale dunque non “legarsi le mani” anticipatamente (contraendo giustappunto alleanze prima del voto);

    3. Sentiamo sovente dire che i socialisti, come principio, non possono che schierarsi con chi appartiene alla famiglia socialista europea, ma se il Macron italiano saltasse effettivamente fuori, come auspica il Direttore quando dice che “oggi sarebbe necessario trovarlo”, potrebbe succedere che non intenda aderire a tale famiglia, e viene allora da chiedersi se il PSI si manterrebbe ancora legato alla predetta regola, o appoggerebbe invece e in ogni caso tale figura;

    4. Quanto al fatto che “la Francia abbia dato storicamente i segnali più lungimiranti”, può essere senz’altro vero, ma anche rimanendo più vicini a casa se ne potevano ricavare di abbastanza indicativi, vedi ad esempio l’andamento dell’affluenza per le elezioni regionali in Emilia Romagna – una Regione qui richiamata anche dal Direttore per il suo valore simbolico – scesa se non erro al 38% circa, nel novembre 2014, rispetto al 68% delle precedenti, un segnale di non poco conto e meritevole di non venir sottovalutato.

    Paolo B. 28.06.2017

  6. Direttore ma siamo proprio sicuri che qui da noi abbiamo bisogno di uno come Macron? A parte che secondo me non è del tutto sbagliato quello che dicono i suoi detrattori, ovvero che sia un’espressione dei poteri forti e delle banche…. a me ha indisposto assai per l’atteggiamento freddo e menefreghista che ha mostrato nei confronti del nostro paese sulla questione dei migranti. Detto questo meglio della La Pen “tutta la vita”.

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