sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

RICUCIRE
Pubblicato il 26-06-2017


risikoIl centrodestra si impone in 16 comuni (Alessandria, Asti, Frosinone, Rieti, Como, Gorizia, La Spezia, Lodi, Genova, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Verona, Catanzaro, l’Aquila), il centrosinistra in 6 (Padova, Belluno, Lecce, Lucca, Taranto, Cuneo); Federico Pizzarotti, ex M5S e ora con una lista civica, si conferma sindaco di Parma. Leoluco Orlando, “civico” di centrosinistra, resta primo cittadino di Palermo, mentre Trapani (dove non è raggiunto il quorum) dovrà tornare alle urne. Questo è il quadro. Una fotografia che ribalta i colori dei municipi in cui si è votato: le amministrazioni uscenti erano in 15 casi targate centrosinistra, mentre il centrodestra governava in sole 5 città. Padova e Lodi erano commissariate; Parma era guidata da Pizzarotti (ex M5S) e a Verona il primo cittadino era l’ex leghista Flavio Tosi. Inutile girarci attorno. La caduta di alcune rocca roccaforti “rosse” come Genova e Pistoia, dove il centrodestra non aveva mai vinto è uno schiaffo sonoro. A Matteo Renzi toccherà riannodare i fili e di mettere in discussione l’idea di un Pd egemone ed autosufficiente.

“Vediamo se c’è ancora qualcuno che inneggia al partito a vocazione maggioritaria e rifiuta le alleanze. Toscana in testa. E speriamo che bastino ago e filo” ha commentato su Facebook il segretario del Psi Riccardo Nencini.

“Per trovare un voto altrettanto negativo per il centro sinistra – ha poi aggiunto in una nota il segretario del Psi commentando i risultati delle elezioni amministrative – bisogna risalire alle regionali del 2000. Alle politiche dell’anno successivo, Berlusconi trionfò. La vera novità del voto – ma è una novità? – non è nelle regioni rosse che non ci sono più e non è nemmeno nella scarsissima partecipazione”. “La novità, se c’è, è nella competitività del centro destra unito e, benché Orfini non lo reputi un fatto decisivo, nell’isolamento del suo partito e nella litigiosità locale del Pd. Una litigiosità che ha reso le sfide locali un autentico inferno per molti candidati. C’è una sola strada da imboccare: mettere insieme l’intera area riformista e farlo presto. E chi ha in testa duelli personali si dedichi al Risiko. Un bel gioco”.

“Il Pd isolato politicamente perde. Cambiare linea e ricostruire il centrosinistra subito” è il fendente lanciato da Andrea Orlando della minoranza del Pd, mentre Renzi dà la sua lettura: “Sono risultati a macchia di leopardo. Non è un test politico”. In una tornata elettorale che registra un’alta disaffezione dell’elettorato (affluenza al 46%, tredici punti in meno rispetto al primo turno) a fare rumore è, innanzitutto, l’imporsi di quell’alleanza Fi-Lega-Fdi che, fino a qualche giorno fa, vedeva proprio in Matteo Salvini e Silvio Berlusconi tra i più scettici. Eppure, laddove si presenta unito, il centrodestra vince, espugnando Genova con Marco Bucci e conquistando roccaforti rosse come La Spezia e Pistoia. Tanto che Berlusconi non ha tardato a lanciare la sua opa: “Da questi risultati il centro-destra può partire in vista della sfida decisiva per tornare a guidare il paese, sulla base di un programma condiviso, che in larga parte già abbiamo, e di una coalizione fra forze politiche diverse, caratterizzata da un chiaro profilo liberale, moderato”. Ma il termine moderato alla Meloni proprio non piace.

Il M5S dopo il “disastro” del primo turno, si consola strappando Carrara al centrosinistra (la prima volta dopo 70 anni di governo) e avanzando nel Lazio, dove vince a Ardea e Guidonia.

La vera sconfitta è la partecipazione. Il temuto crollo dell’affluenza ai ballottaggi c’è stato: nei comuni chiamati ad eleggere il sindaco è andato a votare meno del 50% degli aventi diritto, esattamente il 46,03%, un dato che tocca i livelli storici minimi e che è particolarmente insolito, perché l’elezione del primo cittadino in Italia è sempre stata molto sentita. Davvero un brutto segnale

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