giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Appendino. L’insostenibile pesantezza dell’inadeguatezza
Pubblicato il 06-06-2017


Un fatto è certo. La luna di miele tra Chiara Appendino e la città di Torino, alimentata dal profilo molto subalpino e poco pentastellato della sindaca, dalla benevola condiscendenza riservatale dal sistema mediatico, dal paragone con la collega romana Virginia Raggi, che in un anno ha inanellato una serie di disastrose performances, dopo quanto avvenuto la notte del 5 giugno, ha subito un brusco stop.

La Sindaca è apparsa in questi giorni per quello che è: una signora della borghesia torinese, che ha puntato tutto sulla propria immagine rassicurante, ritenendo che il solo fatto di avere clamorosamente interrotto un ciclo di governo di sindaci appendice di un partito che nella Prima Repubblica contava a Torino un numero di sezioni maggiore rispetto alle Chiese cittadine durato fin troppo a lungo, la mettesse al riparo dall’evidenza della pesante sua inadeguatezza per il ruolo che gli elettori (possiamo dirlo? Sbagliando) le hanno affidato.

Il suo surreale intervento in Consiglio comunale e le prime dichiarazioni rese dopo i fatti di Piazza S. Carlo hanno offerto la desolante dimostrazione di tale inadeguatezza, a cominciare dalla risibile giustificazione che l’organizzazione dell’evento ha seguito le medesime direttrici del 2015.

E’ apparso di tutta evidenza che la Signora è stata ed è inconsapevole che dal 2015 di acqua sotto i ponti di Po e Dora e non solo ne è passata molta e che tutte , ma proprio tutte le città europee e i loro abitanti sono oggi più di allora nel mirino della follia terroristica fondamentalista e che i parametri di sicurezza da adottare per la gestione di un grande evento oggi devono corrispondere non a generici standard ma essere applicati sulla base di una valutazione dei rischi legati ad una situazione che nei giorni antecedenti alla finale di Champion’s League erano sin troppo chiari.

Anziché la surreale e burocratica litania di ciò che era stato previsto e la ovvia sottolineatura che occorre dare una stretta alla vendita abusiva di bevande in bottiglie di vetro, Chiara Appendino avrebbe dovuto spiegare che cosa ci sta a fare il Comitato per l’ordine e la sicurezza , organismo di cui oltre a lei fanno parte Prefetto e Questore (a proposito, complimenti ad entrambi per la lungimirante gestione dell’evento) se non è in grado di comprendere che l’adunata dei tifosi non avrebbe dovuto essere organizzata in una piazza cittadina, difficile da controllare, priva di vie di fuga e dunque inidonea ad ospitare un happening di tifosi.

La domanda più semplice che avrebbe dovuto porsi ( che resta non solo non fatta ma ovviamente inevasa) è la seguente: non sarebbe stato più opportuno chiedere alla Juventus, il cui presidente Andrea Agnelli all’atto dell’inaugurazione dello stadio di proprietà del club bianconero parlò di “casa di tutti i tifosi”, di farsi carico di ospitare (come ha fatto il Real Madrid con il Bernabeu) le decine di migliaia di tifosi affluiti a Torino?

E’ del tutto evidente che l’utilizzo di uno stadio, se da un lato non mette del tutto al sicuro gli spettatori (cosa ben difficile, di fronte alla scellerata efficienza dei terroristi) dall’altro almeno garantisce la possibilità di effettuare controlli rigorosi, a cominciare dagli accessi di persone e cose e in definitiva una maggior sicurezza.

Non è che ci volesse un’arca di scienza per capirlo. Si è preferito, e qui sta l’inadeguatezza di chi ha il dovere di pensare il meglio per la città che amministra, affidarsi ad una gestione burocratica e miope dell’evento sino al punto di ignorare, si apprende, la circolare che capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva inviato subito dopo l’attentato di Manchester del 25 maggio, contenente le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi, a cominciare dall’approntamento di un serio piano d’emergenza.

Insomma in un modo o nell’altro, Raggi ed Appendino, le due pupille di Beppe Grillo, a capo della Capitale e di una delle maggiori città italiane hanno ampiamente dimostrato di “non essere capaci”.

La speranza è che la presa d’atto dello stato delle cose sia il viatico che possa indurre gli elettori alle prossime elezioni a non seguitare a farsi incantare delle invettive del capo di un carrozzone di incompetenti presuntuosi .

Perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico

Emanuele Pecheux

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