giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Auf wiedersehen Lenin
Pubblicato il 19-06-2017


Fra febbraio e aprile del 1945 la città di Dresda, capitale della Sassonia fu sottoposta ad una serie di devastanti bombardamenti che la distrussero quasi completamente, causando un numero ancora oggi imprecisato di vittime tra la popolazione.

Al termine del secondo conflitto mondiale la città, suo malgrado, entrò a far parte della DDR.

Con teutonica perseveranza i nuovi governanti iniziarono la ricostruzione della città, patria del barocco, una delle più belle della Germania, tuttavia commissionarono anche orribili architetture che trovarono la plastica rappresentazione con “Il capostazione rosso” un monumento a Lenin, in perfetto stile “realismo socialista”, inaugurato nel 1974 in occasione del 25° della Prussia rossa.

Un vero orrore che fu collocato al centro della piazza della stazione ferroviaria.

Ebbe, fortunatamente, vita breve: all’indomani della caduta del Muro di Berlino e della riunificazione tedesca la mostruosa opera fu rimossa dalla piazza.

Qualcuno propose di farla a pezzi e sotterrarla, come avvenuto con il mausoleo di Lenin a Berlino, ma, all’epoca, si presentò un malato di ostalghia che, avendo in animo di raccogliere i memorabilia della DDR, per creare un parco (sic!), la comprò per pochi marchi.

I figli, dopo la sua morte, hanno pensato di disfarsi dell’ingombrante (sotto tutti i punti di vista) cimelio, affidandone la vendita ad una casa d’aste.

Risultato? L’asta è andata deserta.

Non basta: un consigliere comunale della Linke, filiazione della vecchia Sed, il partito unico della DDR, ha avuto la brillante idea di porre la questione nel civico consesso della città sassone, proponendo di ricollocare il mostruoso monumento li dove era prima.

Neanche a dirlo ha ricevuto un diniego tutt’altro che garbato dai colleghi.

Il caso è spinoso: pare che in Germania nessuno più voglia non solo sentir parlare ma neppure vedere i simboli dell’antico potere comunista nell’est.

Identica sorte è toccata infatti ad una statua di Stalin e ad una di Thalmann, storico capo dei comunisti tedeschi.

Detto per inciso che in Italia nessuno ha ancora pensato a modificare la topografia di molte città e borghi in cui vie piazze e viali continuano ad essere dedicate dedicate a Togliatti e all’Unione Sovietica, considerato che la riunione della scorsa domenica ha rimesso insieme i nipotini di cotanto Pantheon, la signora Falcone e il signor Montanari potrebbero proporre ai loro seguaci (Marco Rizzo permettendo) una colletta per comprare la statua. La base d’asta è relativamente bassa ed è destinata a scendere.

Per l’occasione potrebbero anche giovarsi dei buoni uffici del Prof. Rodotà, storico amico e sostenitore della DDR

Emanuele Pecheux

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