giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Bankitalia: in Sicilia l’economia è ferma
Pubblicato il 21-06-2017


Lunghe code e laboratori con gli studenti durante la 20/a Edizione di IOLAVORO presso il Palalpitour di Torino, 6 aprile 2016 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

La Banca d’Italia ha presentato a Palermo il rapporto annuale su “l’Economia della Sicilia”.

Nel comunicato della Banca d’Italia sul rapporto per l’importante Regione d’Italia, si legge: “In Sicilia la ripresa economica, iniziata nel 2015, è rimasta debole e non si è ancora diffusa alla generalità dei settori produttivi; i redditi e i consumi delle famiglie sono aumentati nel corso del 2016 in misura contenuta e la crescita dell’occupazione si è interrotta nel secondo semestre. Nonostante che la domanda aggregata abbia esercitato uno stimolo ancora modesto all’accumulazione, gli investimenti delle imprese sono aumentati, beneficiando della riduzione dei costi di finanziamento e dei nuovi incentivi fiscali introdotti dal Governo. Negli anni della crisi si era ampliato il divario in termini di reddito pro capite con le aree più sviluppate del Paese e i principali indicatori economici si erano contratti in misura significativa e superiore alla media nazionale; nel 2016 il PIL in termini reali è rimasto ancora inferiore ai livelli pre-crisi di circa 12 punti percentuali, rispetto ai 7 punti dell’Italia.
La ripresa dell’attività produttiva che aveva caratterizzato il 2015 si è attenuata nel corso del 2016, con dinamiche settoriali eterogenee. Nell’industria, il cui apporto al valore aggiunto regionale si è notevolmente ridotto negli anni della crisi, l’attività ha ristagnato. Le esportazioni sono diminuite per tutti i maggiori comparti ad eccezione dell’agroalimentare, confermando una performance di medio periodo della Sicilia sui mercati esteri nel complesso deludente se paragonata alla crescita della domanda proveniente dai mercati di sbocco. Nelle costruzioni, dopo il lieve recupero del 2015, sono emersi nuovi segnali di indebolimento della congiuntura. Soltanto nel settore dei servizi è proseguito il miglioramento ciclico, trainato dalla crescita, pur moderata, dei consumi delle famiglie siciliane e dal buon andamento del turismo.
Per il complesso delle imprese negli ultimi anni si è registrato un miglioramento della redditività operativa, che era fortemente diminuita fino al 2012, e un rafforzamento della struttura finanziaria, con una riduzione del grado di indebitamento e un allungamento della durata media dei finanziamenti. Tali dinamiche, dipese anche dall’uscita dal mercato di imprese meno solide e molto indebitate, si sono associate nell’ultimo anno a una ripresa degli investimenti favorita dal calo dei costi di finanziamento e dagli incentivi fiscali. Ciò non si è del tutto riflesso nell’andamento dei prestiti bancari, che hanno continuato a ridursi per le imprese del settore edile e del manifatturiero, a fronte di un aumento per le aziende dei servizi, anche in connessione con la congiuntura più favorevole del settore.
Per il complesso delle imprese negli ultimi anni si è registrato un miglioramento della redditività operativa, che era fortemente diminuita fino al 2012, e un rafforzamento della struttura finanziaria, con una riduzione del grado di indebitamento e un allungamento della durata media dei finanziamenti. Tali dinamiche, dipese anche dall’uscita dal mercato di imprese meno solide e molto indebitate, si sono associate nell’ultimo anno a una ripresa degli investimenti favorita dal calo dei costi di finanziamento e dagli incentivi fiscali. Ciò non si è del tutto riflesso nell’andamento dei prestiti bancari, che hanno continuato a ridursi per le imprese del settore edile e del manifatturiero, a fronte di un aumento per le aziende dei servizi, anche in connessione con la congiuntura più favorevole del settore.
Dopo il buon andamento dell’anno precedente, nel 2016 la crescita del numero di occupati ha subito una battuta d’arresto; sono comunque aumentate le ore lavorate per addetto. È aumentata l’occupazione a tempo pieno mentre è diminuita quella a tempo parziale; nei confronti della media nazionale, in Sicilia resta più elevato il ricorso a forme flessibili di lavoro. L’incremento del tasso di disoccupazione, sul quale ha influito una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, non ha interessato i giovani tra 25 e 34 anni, per i quali il dato rimane comunque su livelli molto elevati, e i lavoratori in possesso di laurea o titoli superiori. Questi ultimi, rispetto ai lavoratori meno istruiti, in caso di perdita di lavoro dipendente hanno beneficiato, negli ultimi anni, di una probabilità più alta di trovare un nuovo impiego e di farlo in tempi più rapidi.
Dal 2015 il reddito e i consumi familiari sono tornati ad aumentare moderatamente, dopo le forti contrazioni degli anni precedenti che avevano colpito soprattutto le famiglie meno abbienti. La spesa per beni durevoli è cresciuta, in particolare per le auto. Nel mercato degli immobili residenziali, nonostante l’accelerazione delle transazioni, i prezzi hanno continuato a flettere; le quotazioni in Sicilia si confermano su valori notevolmente inferiori a quelli medi nazionali.
In presenza di un livello dei tassi di interesse storicamente molto contenuto, le famiglie hanno fatto maggior ricorso all’indebitamento per finanziarie le proprie spese; nel 2016 sono cresciuti i prestiti per gli acquisti di immobili e il credito al consumo. Le migliori condizioni praticate sui mutui hanno favorito anche la ricontrattazione di quelli stipulati in passato, con una riduzione dell’onere dell’indebitamento. La preferenza delle famiglie per gli investimenti facilmente liquidabili ha favorito la ricomposizione dei depositi verso i conti correnti; tra gli altri strumenti finanziari, sono cresciuti solamente quelli del risparmio gestito.
In linea con la tendenza nazionale è proseguito il processo di razionalizzazione degli sportelli bancari, diminuiti di quasi un quinto dal 2009. La riconfigurazione della rete distributiva, che ha interessato quasi esclusivamente gli intermediari di maggiore dimensione, ha comportato anche una riduzione degli addetti ed è stata accompagnata da una maggiore diffusione dei servizi di home banking. Nel 2016 si è interrotto il calo dei prestiti bancari all’economia regionale; il credito concesso dalle banche di maggiore dimensione ha continuato a diminuire mentre sono cresciuti i finanziamenti delle altre banche. Si sono manifestati alcuni segnali di miglioramento della qualità del credito, ma gli indicatori di rischiosità si confermano peggiori rispetto a quelli medi italiani e l’incidenza delle sofferenze accumulate durante la crisi rimane ancora elevata, nonostante che negli ultimi anni sia ripresa l’attività di dismissione dei crediti deteriorati dai bilanci delle banche.
Nel triennio 2013-15 le spese delle Amministrazioni locali siciliane si sono ridotte; la spesa sanitaria, che costituisce la componente più significativa della gestione corrente, è cresciuta in misura contenuta, proseguendo la tendenza al rallentamento avviata con l’adozione dei Piani di rientro dal deficit. Le entrate correnti sono aumentate per effetto soprattutto dei tributi propri; nei Comuni a vocazione turistica l’imposta di soggiorno ha rappresentato un’importante risorsa finanziaria. Nonostante che il debito delle Amministrazioni locali siciliane si sia ridotto in termini assoluti, il suo rapporto rispetto al PIL resta su valori superiori a quello medio delle Amministrazioni locali presenti in Italia”.
In Sicilia, il blocco dei piani paesaggistici ha provocato una paralisi degli investimenti. Circa due miliardi di investimenti sono praticamente inutilizzati e l’economia resta ferma. La situazione congiunturale permane a livelli inferiori della media nazionale.

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