venerdì, 18 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Brancati, scrittore
per il cinema e il piacere
di essere indipendenti
Pubblicato il 23-06-2017


Vitalino BrancatiLo scrittore Vitaliano Brancati entrato nel mondo del cinema nel 1942, vive un rapporto conflittuale con il cinema. Collaborare alla stesura di soggetti e sceneggiature permette di integrare gli insufficienti diritti d’autore e di condurre un’esistenza più dignitosa sul piano economico, ma non è un’attività gratificante: “Io scrivo, per esempio, una pagina ogni mattina per sentire se il mio cervello, dopo l’odioso lavoro di sceneggiatura del pomeriggio e della sera, durante il quale si è mescolato ad altri cervelli in un mucchio di materia grigia tanto grosso e gonfio quanto inerte e stupido, viva ancora di vita propria. Il piacere che si prova nel tornare indipendenti,[…] dovrebbe scoraggiare in chiunque il culto per la vita collettiva”. La carriera cinematografica di Brancati, che si estende dal 1942 al 1954, anno della prematura morte dello scrittore, conta la collaborazione a 29 film. Fra questi spiccano, in particolare, quelli per la regia di Luigi Zampa: Anni difficili, Anni facili, L’arte di arrangiarsi. Nel 1947 il regista e l’autore del Don Giovanni in Sicilia inaugurano la loro felice collaborazione con il primo film della trilogia satirica, Anni difficili, tratto dal racconto dello scrittore Il vecchio con gli stivali, storia dell’impiegato comunale di una cittadina siciliana, Aldo Piscitello (Umberto Spadaro), che per conservare il posto di lavoro è costretto a iscriversi al PNF, malgrado la sua ripugnanza per il regime, e che poi, all’arrivo degli Alleati vittoriosi nel ’43, viene epurato dagli ex fascisti che si sono riciclati come antifascisti. Proiettato nelle sale cinematografiche nell’autunno del 1948, Anni difficili richiama alla memoria il passato recente e doloroso che ognuno desidera rimuovere. Forse è per questo che gli spettatori del tempo non riescono a cogliere e ad apprezzare le situazioni comico-grottesche diffuse nella trama del film che, come certe pellicole di oggi contro la mafia, si cimenta nell’ardua impresa di far ridere, sia pure amaramente, e suscitare l’indignazione degli spettatori sulla dittatura fascista e i danni da essa prodotti. Anni difficili, infatti, denuncia il trasformismo della classe dirigente italiana, capace di passare indenne da un regime all’altro. Ciò suscita scandalo, discussioni e attacchi da parte delle diverse forze politiche. A destra il film è accusato di leso patriottismo, perché rappresenta i fascisti come campioni di ignoranza e di cattivo gusto, mentre parte della sinistra, urtata per la rappresentazione degli antifascisti come innocui parolai, accusa Anni difficili di qualunquismo, di voler equiparare fascismo e antifascismo. Più lucidamente, in un articolo rimasto inedito e ritrovato di recente, Italo Calvino afferma: “Io non sono d’accordo con quelli che hanno definito ‘qualunquista’ Anni difficili. Mi sembra al contrario un film antiqualunquista, un film in cui viene gridato ben alto: se non vogliamo uccidere i nostri figli non bisogna dire ‘Non m’impiccio di politica’, per poi subire la politica degli altri, ma bisogna essere tutti d’un pezzo, e lottare, e organizzarsi!”. Dopo gli anni difficili del fascismo arrivano quelli euforici della democrazia, ma cambia ben poco. Il tema del “continuismo”, infatti, è al centro di Anni facili (1953), secondo capitolo della trilogia satirica di Zampa-Brancati. Ambientato nel presente, il film – racconto delle disavventure del professore siciliano De Francesco (Nino Taranto), che nella Roma corrotta del dopoguerra cerca di conservare la sua onestà ma poi finisce per farsi corrompere da un barone suo conterraneo, che traffica in medicinali, e finisce in prigione – ha come bersaglio polemico i riti del nuovo potere burocratico-democratico, chiaro prosieguo della sopraffazione e del malcostume fascisti. Nell’ultimo capitolo della trilogia satirica, la figura dell’uomo medio e onesto costretto, per sopravvivere alle quotidiane ristrettezze economiche, ad adeguarsi alle mutevoli vicende della Storia, viene ribaltata dal protagonista mellifluo, opportunista e vigliacco di L’arte di arrangiarsi (1954), dove fa capolino l’immagine di un Paese che da contadino si avvia verso una cementificazione e urbanizzazione disordinate e selvagge. Qui un arrampicatore sociale, il catanese Rosario Scimoni, detto Sasà (Alberto Sordi), nel corso della sua esistenza, che abbraccia gli anni 1912-1953, diventa socialista per sedurre la compagna di un politico; è interventista nella Grande Guerra (ma si finge pazzo per evitarla); nel dopoguerra diventa fascista; fa la borsa nera durante il secondo conflitto mondiale; all’arrivo degli Alleati pensa di iscriversi al Pci, poi, dopo le elezioni del ’48, cambia distintivo e passa con la DC. L’ennesimo imbroglio lo rovina e gli costa la galera. Una volta uscito tenta di fondare un partito politico, e finisce per vendere lamette da barba nelle piazze. I film Anni difficili, Anni facili e L’arte di arrangiarsi, riduttivamente inclusi nella satira di costume, in realtà, mossi dal proposito di fare ridere su argomenti seri e drammatici, possono essere considerati i progenitori della commedia all’italiana. Utilizzando il cinema come strumento, fra l’altro, per cambiare la realtà o quanto meno per svolgere una funzione di direzione etica e di coscienza critica della società, Zampa e Brancati intendono sollecitare il pubblico e le classi dirigenti del Paese a guardarsi come in uno specchio e dare inizio a un esame di coscienza collettivo che smascheri e rimuova il fondo conformista e autoassolutorio che si annida nella conformazione etico-politica e nella cultura dell’italiano medio. “Esame di coscienza – scrive Brancati nel suo Diario romano – : ecco tre parole gravemente discreditate in Italia. Il solo sentirle pronunziare dà fastidio e suscita una smorfia di repugnanza come se alludessero a un’operazione immorale e leggermente disgustosa”.

Lorenzo Catania

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento