domenica, 19 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Cinque ragioni plausibili di una sconfitta
Pubblicato il 26-06-2017


Lascerei stare temi come “la sinistra deve riappropriarsi della sua anima” (quale?), oppure “una sinistra che assomiglia alla destra tira la volata all’originale” (e allora Macron?), oppure “i provvedimenti del governo sono alla base della sconfitta” (quali, il jobs act o lo ius soli, che hanno radici diverse?”). Tento un’analisi con cinque motivazioni di base.

1) Mi pare che ovunque il tema più sentito sia la sicurezza. Ovvero la sua mancanza e il conseguente timore, paura sarebbe meglio dire, non più solo di scippi e di furti, ma di bombe, come il dramma di piazza San Carlo a Torino ha dimostrato. Su questo tema la sinistra viene giudicata, nonostante gli sforzi del ministro Minniti, meno affidabile della destra. Solo uno stratega della sconfitta poteva immaginare di votare una legge, condivisibile, sullo ius soli, a pochi giorni di distanza dai ballottaggi.

2) La sconfitta é del Pd, ma anche dei suoi alleati in coalizione, e la vittoria non é dei grillini, ma del centro-destra. La mia impressione é che questa sinistra, quella moderata del Pd, ma anche quella più radicale, non sia in grado di coniugare temi come la sicurezza, la tassazione, l’efficienza, che sono tradizionalmente più vicini al centro-destra con la sua natura. Io non vedo in Italia il rischio di una sinistra che assomiglia alla destra, ma di una sinistra che non capisce i problemi del Paese. Che non sono di destra, di centro o di sinistra, perché gli italiani, e ormai anche gli europei, non ragionano più con paradigmi del passato. Quel che conta oggi sono le persone, i comportamenti, le cose fatte e da fare.

3) Esiste un problema di credibilità di Matteo Renzi. E’ finita la fase della rottamazione e la lunga luna di miele. E’ facile governare le vittorie, il difficile é governare le sconfitte. Renzi si sta rivelando incapace o impreparato al riguardo. Continua ad atteggiarsi di fronte al terzo tonfo consecutivo (dopo Roma e Torino, e dopo il 4 dicembre) con la stessa supponenza mostrata in passato. “Poteva andar meglio” e un twit sulla vittoria di Valentino le sue prime uscite. Ormai il segretario del Pd rischia di rappresentare solo un problema e non una risorsa per il centro-sinistra. Paradossalmente invece continua a mantenere un livello di consenso altissimo nel suo partito. Mai come ora la sintonia di un partito col paese é così bassa.

4) Esiste un problema di classe dirigente amministrativa nel Pd e nella sinistra. Generalmente i quadri amministrativi hanno uno scarso legame col loro territorio. Una volta erano selezionati soprattutto grazie al meccanismo delle preferenze, oggi passano quasi tutti dalla nomina ad assessore alla candidatura a sindaco. Ne esce una tipologia quasi tutta poco popolare, indisponibile al dialogo, autosufficiente, scarsamente conosciuta. I vecchi amministratori del Pci e del Psi aggiungevano del loro al consenso nazionale dei due partiti, oggi quasi ovunque, con rarissime eccezioni, i nuovi profili li fanno perdere.

5) Il conflitto non è mai stato così aspro all’interno di un centro-sinistra lacerato. Sia dentro il Pd (Orlando, Cuperlo) che in Pisapia, Mdp, Sinistra italiana l’obiettivo principale non era la sconfitta dei grillini o del centro-destra, ma quella di Renzi. Questo, oltre al naturale logoramento di un partito per quattro anni al governo (questo avviene in ogni parte d’Europa) ha contribuito a creare l’immagine di coalizioni amministrative divise, litigiose, inaffidabili.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Noi l’avevamo già capito che il tema della sicurezza – storico cavallo di battaglia della destra contro il buonismo di derivazione cattocomunista – era il tema più sentito dagli elettori, e infatti vi abbiamo dedicato le Primarie delle Idee. Personalmente avverto un vuoto nel centrosinistra che potrebbe essere riempito dall’alleanza liberalsocialista, auspicando che il PSI torni ad essere GRANDE.

  2. Che il tema della sicurezza – storico cavallo della destra contro il buonismo e in alcuni casi il lassismo di matrice cattocomunista – fosse il più sentito dagli elettore noi l’avevamo già capito e infatti vi abbiamo dedicato le Primarie delle Idee. Ma quella del PSI è una sinistra un po’ speciale… Personalmente avverto un vuoto nel centrosinistra che potrebbe essere riempito proprio dalla lista liberalsocialista alla quale mi pare di aver capito si stia lavorando.

  3. Che il tema della sicurezza – storico cavallo di battaglia delle destre contro il buonismo e in certi casi il lassismo di matrice cattocomunista – fosse il tema più sentito dagli elettori noi socialisti lo avevamo già capito e non a caso vi abbiamo dedicato le Primarie delle Idee. Ma quella del PSI evidentemente è una sinistra un po’ speciale… Personalmente avverto un vuoto nella compagine di centrosinistra che potrebbe essere riempito proprio dall’alleanza liberalsocialista a cui mi risulta si stia lavorando.

  4. Un esito elettorale non è mai di facile interpretazione, ma stando al “sentire comune”, cioè alle conversazioni che è capitato di avere con l’una o altra persona, nel corso di questi mesi, mi sembra che il Direttore colga nel segno, o comunque vi si avvicini, quando parla – al punto 2) – di “una sinistra che non capisce i problemi del Paese”.

    Mi pare altresì che questa stessa Sinistra abbia incomprensibilmente insistito su provvedimenti e tematiche che il “sentire comune” non avvertiva come qualcosa di prioritario, ma semmai di inopportunamente divisivo, e questo insieme ha accreditato l’idea di una Sinistra autoreferenziale e in buona sostanza distaccata dai problemi del Paese.

    Paolo B. 26.06.2017

  5. Vedo due problemi: la metà degli aventi diritto non è andata neppure al seggio; la permanenza di Renzi, causa efficiente della destabilizzazione del PD.
    La politica staccata dalla realtà provoca danni enormi.

  6. Direttore – tra i leader in piazza l’unico resta Renzi, o no? Quindi inutile perdere tempo appresso ad altre soluzioni, facciamo capire a Renzi che noi possiamo essere la sua costola sinistra, fedeli alleati membri del PSE, che meritano pero’ la giusta visibilità. I veri riformisti contro i conservatori di destra e di sinistra. una sorta di CAF. Il resto in vero sono ex comunisti riemersi dopo il 4 dicembre. Renzi resta il leader, rottamare la sua missione, l’Italia é lenta vecchia e stanca, occorre energia e volontà, altrimenti si ricade nella palude. Il PD sta con Renzi, quindi a fine legislatura, al momento delle candidature, tutti correranno alla corte di Renzi, cosa che alle amministrative non hanno fatto, per pesarsi:-) I grillini hanno votato lega, stesso elettorato destrorso e Silvio sarà risucchiato da Salvini. Qunidi, al netto di tutto, resta solo Matteo Renzi. Inutile perdere tempo. Gli altri alla sua sinistra neanche li menziono, sono del XVIII secolo.

  7. Quel che conta sono le persone e cioè chi va ha rappresentare i cittadini nei Consessi elettivi. condivido.
    Oggi siamo in presenza di una classe politica scadente, nella stragrande maggioranza incapace di amministrare la cosa pubblica.
    In queste condizioni è difficile se non impossibile fare arrivare agli elettori messaggi di fiducia.
    Questo è il male della sinistra. La destra e i grillini sfruttano bene queste debolezze e senza pudore, promettono ogni bene ai disperati senza reddito e a chi ha paura dei ” diversi” la stampa e le televisioni, sia pubbliche che private fanno il resto e i risultati si vedono.
    Due considerazioni che riguardano la mia Regione e la mia Città:
    Toti ha vinto le elezioni Regionali non per le sue grandi capacità politiche, ma per gli errori commessi nella quasi totalità del P.D., in particolare del Ministro Orlando, che non ha capito che la sua candidatura alla Presidenza della Regione Liguria, molto probabilmente avrebbe sbarrato la strada a Toti. Orlando era l’unico che poteva fare da colante fra i dissidenti del suo partito e sarebbe riuscito a evitare in quel momento l’uscita dal P.D. di Coferati e Pastorino. E’ inutile che adesso faccia appelli quando tutto è miseramente crollato.
    La sua incapacità di capire che valeva la pena sacrificare la carica di ministro, per il bene comune e se vogliamo anche del suo partito. Queste cose le dicevo prima delle Elezioni Regionali, sono convinto che se avrebbe fatto questa scelta ne Savona prima, Genova e La Spezia dopo, non sarebbero capitolate.
    Tutto dipende dagli uomini, su questo concordiamo Direttore, gli interessi dei cittadini, vengono prima di quelli personali.
    Sono in pochi, pochissimi a metterlo in pratica.

    Un cordiale saluto.

  8. Caro Direttore, particolarmente influenti sul voto sono, a mio giudizio, le ragioni del punto uno e cinque: (in)sicurezza percepita e divisioni interne fanno apparire la Sinistra meno rassicurante e affidabile della Destra.
    Quello che rimane un mistero, e credo che qui si vada anche nell’analisi psicologica, forse perfino psichiatrica, è come così tanti italiani stiano per affidarsi di nuovo a Berlusconi: 81 anni da compiere, una lista infinita di scandali pubblici e privati, con alle spalle tre esperienze di governo a a dir poco deludenti, quello che sembrava fino a pochi mesi fa un pensionato della politica che non pochi a destra sembravano avere abbandonato e scaricato, invero anche un pò irrispettosamente, mettendone perfino in dubbio le piene facoltà di intendere e volere ( Dudù, l’agnellino etc… ) torna alla ribalta come nuovo uomo della provvidenza. Forse per capire noi italiani, più che la Politica serve Freud.
    Cordiali saluti, Mario.

  9. Personalmente, non credo che l’area politica del PD e dintorni sia la casa più adatta per i socialisti, dal momento che detto partito ha altre e differenti radici – e le radici, come sappiamo, riaffiorano sempre – ma la riflessione di Leonardo, condivisibile o meno nei propositi, mi sembra comunque realistica, e direi anche coerente perché rappresenta in fondo l’epilogo più naturale per le forze che si espressero a favore del SI’ nel referendum del 4 dicembre.

    Quando però Leonardo sostiene di voler essere la costola sinistra del PD, lo vedo come un posizionamento che mal si combina con una impostazione riformista, verso la quale mi sembrerebbe orientato il PSI, ma forse vi sono diverse interpretazioni del liberal-socialismo, o liberal-riformismo, e in proposito quella mia e di Leonardo non sono probabilmente coincidenti.

    Circa infine le famiglie politiche europee, sovente richiamate come punti di riferimento, mi chiedo se tale “geografia”, per così dire classica, sia ancora attuale, visto che sono entrate in scena formazioni e figure che potrebbero non rientrare nello schema tradizionale, cui eravamo per l’appunto abituati.

    Paolo B. 27.06.2017

Lascia un commento