venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Stipendi Rai, Buemi: dopo Consulta parli Corte dei Conti
Pubblicato il 01-06-2017


Riforma-RaiCompensi Rai. Ancora nulla di deciso. Mentre i vari superstipendiati dal servizio pubblico stanno ponderando cosa fare per evitare il taglio ai loro entroiti stellari, il Senatore Rossi, di Liguria Civica, il 26 maggio scorso ha dichiarato che secondo lui “è chiaro che la Rai non può avere alcuna commistione tra programmi finanziati dal canone e programmi commerciali e che deve esserci una totale divisione tra le due tipologie. La commistione è assolutamente vietata sia a livello europeo sia dalla concorrenza in Italia”. Un commento riferito all’ipotesi di legare i compensi alla rendita pubblicitaria di un programma. Un ipotesi che Rossi ha definito “pura fantasia”. E ancora: “L’idea del sottosegretario Giacomelli di autorizzare i super cachet parametrandoli alla rendita pubblicitaria, porterebbe ad una palese violazione proprio della commistione che determina un vantaggio competitivo alla Rai nei confronti dei concorrenti privati”.

“Unica teorica possibilità – ha aggiunto Rossi – che intravedo è di definire un intero programma come ‘Che tempo che fa’ o ‘Porta a Porta’, interamente commerciale rinunciando a qualsiasi ricavo derivante dal canone anche per la produzione e a qualsiasi altro costo connesso. Pensare di sostenere che la produzione si paga con denaro pubblico e il costo del conduttore con la pubblicità – conclude Rossi – è pura fantasia e un tentativo di arrampicarsi sugli specchi del tutto illegittimo”.

Parole che il Senatore del Psi Enrico Buemi ha affermato di “condividere pienamente”. “A sostegno della posizione espressa dal Senatore Rossi – ha aggiunto Buemi in una lettera inviata al Presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Figo, ai Membri della Commissione di Vigilanza, alla Presidente della RAI Monica Maggioni, ai membri del Consiglio di amministrazione, al Presidente e ai membri del Collegio Sindacale RAI – faccio presente che nella medesima data è stata depositata alla cancelleria della Corte costituzionale la sentenza n. 124 del 2017, in cui la Corte cita proprio il limite retributivo imposto alle società partecipate in via diretta o indiretta dalle amministrazioni pubbliche e quello esteso anche agli amministratori, al personale dipendente, ai collaboratori e ai consulenti del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, la cui prestazione professionale non sia stabilita da tariffe regolamentate”.

“Non solo – ha proseguito Buemi – non ha ritenuto di ravvisavi profili di incostituzionalità (altrimenti avrebbe sollevato incidente di costituzionalità dinanzi a sé stessa): la Corte ha addirittura invocato queste discipline per dichiarare la ‘non irragionevolezza delle scelte del legislatore si combina con la valenza generale del limite retributivo, che si delinea come misura di razionalizzazione, suscettibile di imporsi a tutti’. Integro pertanto la richiesta, rivolta dal Senatore Rossi al Consiglio di amministrazione della RAI, con un ulteriore quesito all’Ufficio legale della medesima azienda pubblica: se, alla luce della sentenza n. 124/2017, non si ritenga di dare parere negativo a qualsiasi ipotesi volta a considerare i compensi di artisti o giornalisti come svincolati dal predetto limite. Il parere andrebbe anche trasmesso alla Corte dei conti, per agevolare le determinazioni di competenza”.

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