giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Confcommercio: “Non sopravvivere, ma crescere”
Pubblicato il 08-06-2017


sangalliSi è svolta oggi l’Assemblea annuale della Confcommercio. Sono stati toccati temi importanti come l’Europa, le riforme, i difetti strutturali, la digitalizzazione, i trasporti, la tassazione, i voucher ed il turismo.
Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha iniziato la sua relazione allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, per affrontare subito dopo le tante questioni attuali dell’economia nazionale.
Carlo Sangalli ha detto: “Scegliere l’Europa oggi significa scegliere la pace, il progresso, la giustizia sociale, perché l’Europa è la nostra comunità di destino, oltre che una questione vitale, dove l’orizzonte non è sopravvivere, ma crescere”. Ha sottolineato: “gli apprezzabili indizi di vitalità degli ultimi tempi, che però vanno sostenuti con l’unica strada percorribile: accelerare sulle riforme. È presto per parlare di svolta, ha specificato Sangalli, ma comunque va riconosciuto pienamente il ruolo dei servizi di mercato, cioè dei nostri settori, nell’accelerazione del Pil nella prima parte del 2017. Restano i gravi difetti strutturali che frenano il nostro sistema produttivo senza i quali potremmo sperare in un traguardo al 2% del Pil per il 2017. Si chiamano eccesso di burocrazia, deficit di legalità, fragilità del sistema infrastrutturale e dell’accessibilità, ingiusto fardello tributario e insostenibile costo del lavoro che gravano su famiglie e imprese, ovvero le principali questioni che frenano da oltre venti anni la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese”.
Per il presidente di Confcommercio: “è essenziale partire dal basso, assicurare l’effettiva partecipazione delle forze sociali alle scelte politiche, come è stato il caso nel cammino di riforma delle Camere di commercio e come può accadere per il Cnel, per il quale insieme agli amici di Rete Imprese Italia abbiamo in mente un’idea di riforma che lo renda ristretto, snello, autorevole ed utile. Come Confcommercio siamo sin da subito disponibili a contarci, fattore qualificante di una vera democrazia economica e lo abbiamo ribadito anche nella ‘pratica riformista’ dell’accordo sul modello contrattuale che abbiamo sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil lo scorso novembre. Questo perché investire, sulle ‘politiche attive’ diventa una scelta strategica. Non a caso, Confcommercio ha apprezzato le nuove misure a sostegno dell’alternanza scuola lavoro e delle assunzioni al Sud, mentre al contrario assiste con preoccupazione al taglio delle agevolazioni per le piccole imprese dell’apprendistato professionalizzante perché modificare continuamente il quadro delle regole non agevola gli investimenti produttivi. Le norme, anche quelle sul lavoro, non sono come gli abiti, non possono cambiare ad ogni stagione. Come è stato nel caso della paradossale vicenda dei voucher, dove invece che intervenire sugli abusi, sono stati cancellati con un colpo di spugna. Serve semplificazione, a partire dal buon funzionamento di quel sistema burocratico, che troppo spesso rappresenta solo un costo,  e basterebbe investire in una credibile digitalizzazione che semplifichi la vita a cittadini e imprese, accrescendo al tempo stesso la competitività. Insomma, serve innovazione, soprattutto nel terziario. Anzi, investire in innovazione nel terziario significa aiutare anche l’export dell’intero Paese. Tanto più che così come la dimensione delle imprese deve essere al plurale, allo stesso tempo al plurale deve essere l’attenzione ai settori economici. D’altronde, ha aggiunto Sangalli, noi siamo convinti che come Associazione d’impresa più grande d’Europa non possiamo farci carico solo dei nostri interessi. Sarebbe legittimo ma miope. E a noi non basta perché non serve al Paese. Le nostre sono battaglie generali, per tutti. Come nel caso dell’Iva: abbiamo apprezzato la recente lettera del ministro Padoan che, chiedendo maggiore flessibilità sui conti pubblici, va certo nella direzione giusta. Ma non ci rassicura. L’aumento dell’Iva non è barattabile.

Perché aumentare l’Iva significherebbe far crescere il già insostenibile peso fiscale su famiglie e imprese, penalizzare i redditi più bassi e, quindi, rinunciare ad ogni credibile prospettiva di sviluppo.  Certo, l’Iva è solo la punta dell’iceberg: sotto c’è tutta la questione fiscale che va affrontata e risolta perché il nostro sistema fiscale è troppo oneroso, complesso, ingiusto, mentre ne servirebbe uno semplice, equo, capace di assicurare stabilità e certezza, che si giustifichi nei costi per le imprese e che sia comprensibile dagli imprenditori. Il rapporto tra fisco ed imprese va ricostruito su basi diverse, a partire da una ragionevole e generalizzata riduzione delle aliquote Irpef. Bisogna collaborare piuttosto che reprimere: non a caso Confcommercio apprezza la riforma degli studi di settore, che semplifica la vita delle imprese. Altro tema di competitività è quello del credito: dal 2011 ad oggi lo stock dei finanziamenti per le aziende si è ridotto di circa 120 miliardi di euro. In questa situazione s’inserisce il ruolo delle associazioni e dei Confidi.  Siamo convinti che nella fase di ripensamento del Fondo di Garanzia nazionale si possa tornare alle origini: dare garanzia a chi dà garanzia”.
Affrontando le tematiche del turismo, Sangallo ha detto: “Lo sviluppo della cui filiera potrebbe dare un’iniezione di fiducia all’intero Paese. Occorre dunque rafforzare i nostri consolidati asset turistici, ma anche quelle mete troppo spesso nascoste, dell’Italia dei borghi e dei territori e nel contempo ampliare la platea e le risorse per il credito d’imposta per chi investe, ammoderna e sviluppa le attività. Così come è più rimandabile l’intera deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali e del costo degli stagionali dall’Irap. Nel turismo ci sono temi vecchi da sciogliere, ma anche rivoluzioni nuove da affrontare ma bisogna farlo seguendo il motto ‘stesso mestiere, stesse regole’. Non è possibile che non venga riconosciuto quel lavoro continuo, appassionato e innovativo che ha costruito mete turistiche valorizzando quel demanio, altrimenti male utilizzato, per non dire abbandonato. E’ troppo facile sostenere che i prezzi della nostra economia turistica sono alti, se poi un albergo italiano paga il 60% in più di energia rispetto ad uno francese. E parlando di turismo viene facilmente in mente il Sud. Ebbene, la questione meridionale è una questione nazionale. Su tutto il Paese pesano i deficit strutturali, ma sul Meridione pesano molto di più. È un tema centrale per il Paese, che richiede investimenti di prospettiva temporale in una prospettiva globale. A partire dai trasporti e dalla logistica, a proposito dei quali è centrale la conferma della scelta intermodale: mettere insieme cioè strada, ferro, acqua ed aria, con l’ausilio delle nuove tecnologie, per garantire la migliore mobilità possibile alle merci e alle persone. Far correre le merci e le persone significa far correre il Paese”.
Sangalli ha poi concluso: “Confcommercio è una forza popolare. E lo sarà anche domani senza lasciare indietro nessuno. Questa è la nostra storia, questa la nostra presenza,  questo il nostro futuro. Il futuro di tutti”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio augurale di buon lavoro si è appellato alla fiducia da dare alle Istituzioni ed al Paese tenuto conto dei segnali di espansione economica già in atto.

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