venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lotta alla povertà. Approvato il decreto
sul reddito di inclusione
Pubblicato il 26-06-2017


Statali

STRETTA SULLE ASSENZE ANCHE PER MALATTIE GRAVI

Un tetto massimo di assenze per malattia durante l’anno anche in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi. È la ulteriore ‘stretta’ all’assenteismo nel pubblico impiego prevista dall’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti.

E sarà l’Aran a negoziare, in sede di trattativa, il computo dei giorni di assenza collegati al l’effettuazione di terapie salvavita “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”. Un ampio capitolo dell’atto di indirizzo del resto è dedicato a permessi, assenze e malattia, un tema delicato che da settembre sarà affidato ai controlli dell’Inps secondo quanto previsto dal nuovo testo unIco del pubblico impiego.

Madia prevede inoltre una disciplina specifica sui permessi orari per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici fruibili a giorni e addirittura a ore. Ma anche permessi brevi a recupero, permessi per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ che viene indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione mi una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.

Tuttavia anche in questi casi sono previsti nuovi paletti. L’ assenza deve essere giustificata con un’attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privata, che ha svolto la visita o la prestazione o tramessa all’amministrazione presso cui lavora il dipendente pubblico.

La direttiva prevede anche un “monte ore” annuale per la fruizione di tali permessi con l’indicazione che 6 ore di permesso corrispondono a un’intera giornata di lavoro. Infine, si prevede un periodo di servizio minimo nell’arco della giornata almeno pari alla metà dell’orario e, salvi casi d’urgenza, adeguati periodi di preavviso.

Lotta alla povertà

APPROVATO DECRETO PER REDDITO DI INCLUSIONE

Per il reddito di inclusione verranno stanziati “2 mld l’anno nei prossimi anni”. Lo ha affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato il decreto sul reddito di inclusione. “Il beneficio economico va da 190 euro a 485 euro, si parte da un componente poi si sale” le soglie di accesso “sono pari a 6mila euro e 3mila euro di soglia Isee”, afferma Poletti.

Quanto alle risorse al momento sul tavolo ci sono 1,7 mld che verranno incrementate a 2 mld l’anno a regime “con il riordino delle misure in campo e destinando una quota del Pon inclusione per il potenziamento dei servizi per la messa in carico”, ha spiegato Poletti. La misura, revista dalla Delega per la lotta alla povertà, “è uno strumento di carattere generale, universale, che fa riferimento a tutte le città e tutti i soggetti”, spiegha il ministro. “Visti i soldi a disposizione verranno privilegiati i nuclei con figli minorenni, con disabili, donne in gravidanza o over55 disoccupati”, ha aggiunto, spiegando che la platea in questa prima fase sarà di “660mila famiglie, di cui 560mila con figli minori, quindi siamo in condizione di raggiungere già quasi tutto il target a cui puntiamo”.

Il ministro si è poi soffermato sulla volontà del governo di “lavorare con continuità nella logica del sostegno all’inclusione avviata dal governo precedente con le sperimentazioni del Sia”. Stiamo “lavorando in una logica molto forte di integrazione degli strumenti che agiscono per inclusione”, ha detto, sottolineando l’importanza del “lavoro fatto con l’Alleanza contro la povertà”. Due i pilastri del decreto indicati da Poletti: sostegno al reddito e presa in carico per l’inclusione”, con strumenti che andranno sia direttamente ai cittadini che “al potenziamento dei servizi e politiche attive”, circa il 15% delle risorse. Strumenti “come questi hanno bisogno di una verifica permanente” per verificarne l’efficacia.

Pratiche sprint – Una roadmap, con tappe e scadenze, per rendere facile e veloce l’accesso al Reddito d’inclusione (Rei). Ci saranno infatti degli sportelli dedicati e pratiche sprint, da chiudere in 20 giorni. A tracciare l’iter è il decreto approvato di recente in Cdm. Il provvedimento scandisce il percorso per fare la domanda di sussidio (fino a 485 euro mensili) e ricevere la risposta. Si stabilisce così che la richiesta va presentata a un desk ad hoc, “punti per l’accesso al Rei”, da identificare sul territorio. E’ quindi il Comune che raccoglie la domanda, verifica i requisiti e la invia all’Inps entro 10 giorni lavorativi. L’istituto di previdenza, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio, che sarà erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. L’intera procedura quindi, considerata anche una ‘tolleranza’ di ulteriori 5 giorni dovuti ai vari passaggi non dovrà durare più di 20 giorni.

La sorpresa di luglio

CONGUAGLIO IN BUSTA PAGA

A luglio si fanno i conti con il fisco. Arrivano, infatti, i rimborsi Irpef. Si tratta di quelle imposte pagate in più dal contribuente, che viene restituita, dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi 2017 con il 730 e redditi ex Unico. Nel momento in cui si fa la dichiarazione si possono, infatti, portare a detrazione o deduzione le spese sostenute per conto proprio o per i familiari a carico. Se tali spese risultano essere superiori all’imposta Irpef dovuta, si potrà vantare un credito che potrà essere utilizzato per pagare altre tasse e tributi oppure da richiedere come rimborso Irpef all’Agenzia delle Entrate. Per i lavoratori dipendenti o assimilati il rimborso dovrebbe arrivare quindi nella prossima busta paga, quella di luglio, mentre per i pensionati ad agosto. Se la dichiarazione dovesse far emergere al contrario un debito, allora, verrà trattenuto dalla retribuzione di competenza del mese di luglio.

I controlli, quando scattano. Se il modello 730 risulta incoerente rispetto ai criteri, fissati dalla stessa Agenzia delle Entrate, ma anche nel caso in cui i rimborsi siano superiori a 4mila euro. Ci saranno non solo delle verifiche, ma si allungheranno anche i tempi di accredito del rimborso. Se, invece, si sceglie la compensazione, si può utilizzare il rimborso superiore ai 4mila euro per saldare Imu, Tasi e Tari, facendo scendere la quota complessiva e rendendo più veloce l’accredito dei soldi.

Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 30 GIUGNO IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade giovedì prossimo trenta giugno il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al primo trimestre dell’anno corrente (Gennaio – Marzo 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di giugno – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre gennaio – marzo, il primo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri tre sono rispettivamente fissati al 31 ottobre, 31 dicembre e 31 marzo 2018). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015/16), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Carlo Pareto

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