venerdì, 22 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Englaro. I giudici danno di nuovo ragione a Beppino
Pubblicato il 22-06-2017


Beppino EnglaroDopo più di otto anni dalla morte di Eluana Englaro, i giudici danno ancora una volta ragione al padre Beppino. Per il Consiglio di Stato, che ha confermato un risarcimento in suo favore, la Regione Lombardia aveva l’obbligo di mettere a disposizione una struttura in cui sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata alla donna in base alla sue volontà, manifestate in ogni sede dal padre e riconosciute dai giudici di ogni ordine e grado, fino alla Cassazione. Dal Pirellone però non furono presi provvedimenti. Formigoni, all’epoca alla guida della Regione ingaggiò uno scontro frontale contro la decisione dei giudici e la famiglia fu costretta a portare Eluana, in stato vegetativo da 17 anni, a morire lontano da casa, nella clinica ‘La Quiete’ di Udine. Spiro’ il 9 febbraio 2009, dopo che sulla sua persona si era consumata una battaglia nelle aule parlamentari e di giustizia, che aveva diviso lo Stato e la Chiesa, facendo emergere un’opinione pubblica spaccata tra sostenitori dell’autodeterminazione e difensori della vita ad ogni costo. Secondo i giudici di Palazzo Spada, una volta stabilito, in sede civile, con sentenza della Cassazione, il diritto di Eluana a sospendere il trattamento di sostegno vitale, “non poteva ragionevolmente porsi in dubbio l’obbligo della Regione di adottare tramite proprie strutture le misure corrispondenti al consenso informato espresso dalla persona”. Non poteva e non doveva esimersi dall’attuare “la volontà espressa dalla stessa persona assistita, nell’esercizio del proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione terapeutica”.

Così Beppino Englaro ha vinto ancora in un tribunale: i giudici hanno respinto il ricorso della Regione e confermato il risarcimento quantificato dal Tar in 133mila euro per il danno patrimoniale, non patrimoniale e parentale. Rimane escluso però quello morale. La decisione di dei giudici lo lascia soddisfatto, ma – dice – mai ne aveva dubitato: “Quello che davvero ci ha fatto piacere è stata la sentenza della Cassazione del 2007”.

Nella sua sentenza il Consiglio di Stato scrive che l’invocare, da parte della Regione, l’assenza di una legge a riguardo, il contrasto degli studiosi o i possibili problemi penali per il proprio personale, non poteva esimerla dall’obbligo, in presenza di un giudicato che aveva accertato il diritto al distacco del sondino naso-gastrico. Non vi fu, però dolo, riconosciuto invece dal Tar: la Regione non voleva “nuocere”, al contrario aveva ritenuto di “adottare le condotte più opportune”. Una parte del risarcimento riguarda anche le spese dovute affrontare dalla famiglia per “il piantonamento fisso” della clinica dove poi Eluana è morta, per arginare sit-in, la presenza di telecamere e i possibili “facinorosi infiltratisi tra i manifestanti”.

Beppino Englaro avrebbe voluto anche che gli fosse riconosciuto il danno morale, per la lesione dell’onore e della sua reputazione. Non riconosciuto, però, dai giudici amministrativi, in quanto non direttamente collegabile all’operato della Regione. “La vicenda di Eluana – conclude il padre – resta unica: perché su questi temi prima del suo caso c’era in Italia il deserto culturale. Oggi, lo dimostrano i fatti, non è più così”.

Filomena Gallo, segretario dell’ Associazione Luca Coscioni ha sottolineato che il Consiglio di Stato “ha messo in primo piano Eluana Englaro, che ha dovuto subire in questa vicenda il ‘danno più grave’, la ‘violazione del proprio diritto all’autodeterminazione in materia di cure’ per cui ‘contro la sua volontà’ ha subito ‘il non voluto prolungamento della sua condizione, essendo stata calpestata la sua determinazione di rifiutare una condizione di vita ritenuta non dignitosa, in base alla libera valutazione da essa compiuta’”. “Questa decisione – ha aggiunto – riconosce un risarcimento simbolico al padre, simbolico per un dolore irreparabile. Ma di fatto, la magistratura ancora una volta afferma che le libertà personali sono inviolabili lo dice la Costituzione e lo dice anche a quella politica che tramite il controllo dei corpi vuole annullare le libertà fondamentali che corrispondono a diritti umani da tutelare”. “La legge per il testamento biologico – prosegue – nella chiara definizione anche di cosa è cura e cosa un paziente può rifiutare eviterà casi come quello di Eluana”. “Chiediamo che la legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà vada in aula e che sia approvata in tempi brevi. Le persone non vogliono, non possono più attendere, desiderano esercitare la possibilità di decidere sul fine vita” conclude Filomena Gallo.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento