venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Facciamo che io ero’:
la semplicità e la comicità di Virginia Raffaele
Pubblicato il 12-06-2017


Virginia-Raffaele-Facciamo-cheSoltanto quattro (purtroppo) le puntate per Virginia Raffaele per il suo show su RaiDue “Facciamo che io ero”. Buon ritmo, non troppo lungo, molto scorrevole e fruibile, é risultato piacevole. Però forse solo quattro puntate sono state poche per permettere a Virginia Raffaele di mostrare tutte le sue capacità, al pubblico di adattarsi e fidelizzarsi allo spettacolo, allo show di svilupparsi maggiormente: non ha fatto in tempo a cominciare che era già finito. Non é mancato nulla e se qualcosa poteva essere integrato era uno spazio interviste con gli ospiti in veste di giornalista per creare una pausa diversa ad inframezzare gli sketch comici. Un tentativo riuscito che potrebbe/dovrebbe essere replicato. Concluso con uno scoop che potrebbe rappresentare un nuovo avvio; costituito dalle imitazioni e dai personaggi classici della Raffaele (da Carla Fracci a Donatella Versace allo spazio di parodia di #carta bianca di Bianca Berlinguer, a Sandra Milo), non sono mancati gli ospiti. Uno di questi è stato Tiziano Ferro, che ha regalato il suo ultimo singolo “Lento/Veloce” e una cover di “Joyful joyfu”. Sicuramente il momento migliore della trasmissione, il cantante ha chiesto all’imitatrice di fare un programma insieme. Se l’artista di Latina ha dimostrato notevoli doti di imitatore, la Raffaele ha esibito ottime qualità canore nei duetti con Fiorella Mannoia e Mika. Virginia non è solo una abilissima imitatrice, sa presentare e cantare. Ha una voce splendida che ricorda quella di Serena Rossi: stessa simpatia, con una capacità comica che ricorda più quella di Paola Cortellesi. La vedremmo bene in un musical o a teatro per la sua intensità interpretativa emersa nei monologhi sui sogni e sulla rabbia. Nel primo ha rimarcato quanto abbiamo perso la voglia e la capacità di sognare: non sogniamo più perché non abbiamo sogni, non sappiamo più nemmeno noi cosa sogniamo e desideriamo; anzi è come sognassimo i desideri degli altri e non i nostri. E poi spendiamo -ha rimarcato nell’altro- un’infinità di energie nervose al giorno ad arrabbiarci per cose futili, dimenticandoci e senza capire che la rabbia é un sentimento importante, un’emozione preziosa che dobbiamo imparare non solo a gestire, ma ad usare con moderazione. Facciamo che ci pensiamo, dovremmo dire con il titolo, che forse è la cosa che ha convinto di meno. Un modo più incisivo forse sarebbe potuto essere: “Musicomedy”, che riprende le parole musica, ma anche musical e commedy, ovvero commedia, per il tono leggero e divertente di una commedia. Oppure, scritto attaccato o staccato, aggiungendo proprio l’aggettivo ‘comico’. “Music comedy comico” valorizzerebbe non solo anche le capacità recitative e drammaturgiche della Raffaele che (come Serena Rossi o Paola Cortellesi) farebbe bene anche un film. Senza contare il fatto che, oltre che con Tiziano Ferro, lei potrebbe fare un altro programma proprio con una di loro due, come fu per “Laura &Paola” con la Pausini e la Cortellesi; con una compagna di viaggio femminile invece che con un’ottima spalla quale è stato Fabio De Luigi. Ma quest’altro titolo non rimanda tanto al cinema quanto piuttosto alla realtà. Una trasmissione fatta di imitazioni non fu mai più ancorata alla vita vera di quella di Virginia Raffaele. Non solo dopo la ‘finta’ Carla Fracci é arrivata quella vera, ma alla copia di Donatella Versace si è affiancato il reale Renato Balestra, senza contare l’arrivo della vera Ornella Vanoni. Così man mano Virginia si è cimentata sempre più anche nel canto. Se già é stata a Sanremo e se la sua voce non è meno ‘nobile’ di quella di Serena Rossi e Paola Cortellesi, allora perché non pensare di tornare sul palco dell’Ariston in gara in un duetto oppure semplicemente per la serata delle cover? Un’esperienza diversa, ma di cui il Festival sarebbe degno e lei all’altezza. Soprattutto se avvenisse con un pezzo ‘impegnato’ come il contenuto dei suoi monologhi. Questo hanno legato alla quotidianità il suo show, intriso di un’umanità sorprendente. Virginia Raffaele stupisce per la sua semplicità ed umanità, per il suo essere sempre così se stessa in ogni personaggio che imita e in tutto ciò che fa. Anche a partire dall’abbigliamento: pantaloni e maglie, canottiere o casacche, molto eleganti anche se casual; vestiti sexy con paillettes, ma mai troppo esuberanti o fastosi. E le pettinature? Molto essenziali e non si preoccupa se le acconciature si stropicciano, ma lascia i capelli sciolti o raccolti in modo molto naturale. Del resto anche la scenografia del programma è stata tale. Divertente, sensibile, briosa, allegra, solare, dispensa sorrisi e riflessioni con una naturalezza istintiva, senza bisogno di copioni scritti ad hoc, ma dice solo ciò che pensa e sente. Le sue battute sono riuscite perché non tanto studiate appositamente, quanto propedeutiche a descrivere e fare un dipinto del mondo che la circonda a cui lei è attenta, con una carrellata delle principali problematiche. Problemi che sono sempre attuali, aggiornati e contemporanei, come le gag e lo spazio dedicato alla moglie del presidente americano Trump: una satira acuta, ma mai sarcastica. Coraggiosa, Virginia non usa mai, infatti, un sarcasmo offensivo. Sketch che fanno ridere senza essere volgari o retorici. Per un one woman show dovremmo dire. Ma onore all’impegno di Fabio De Luigi.

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