martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Garante, nel 2016 indetti 2.352 scioperi
Pubblicato il 22-06-2017


Sciopero trasporti RomaIl diritto di sciopero è un diritto sacrosanto. E su questo non si discute. Ma lo sciopero viene sempre più visto un diritto di pochi. Di chi ha un lavoro e di chi ha un contratto e non soggetto a ricatti. Nel 2016 gli scioperi salgono del 4% sull’anno precedente ma scende il numero di giornate di protesta. Aumenta invece il numero degli scioperi generali che lo scorso anno sono stati 13, contro 1 del 2015. I dati emergono dalla relazione del presidente della Commissione Garanzia Sciopero, Giuseppe Santoro Passarelli.

Altra cosa è l’uso distorto dello sciopero contro il quale, dice Santoro Passarelli, servono “regole certe” in materia di rappresentatività. Molto spesso infatti non c’è proporzionalità tra il disagio causato agli utenti e lo stop proclamato senza un diffuso consenso sindacale sottolinea ancora il presidente della Commissione Garanzia Sciopero. “L’eccessivo ricorso allo sciopero – spiega il Garante – seppur nel rispetto della normativa di riferimento, pone l’esigenza di una riflessione, nel momento in cui in alcuni servizi essenziali esso (più che sanzione dell’ordinamento intersindacale, come lo definiva Gino Giugni) viene riproposto con una scadenza periodica, specie da alcune organizzazioni sindacali dall’incerta rappresentatività che vi ricorrono per avere auto-legittimazione e visibilità piuttosto che in reale funzione di autotutela degli interessi collettivi. Può così accadere che, oltre ad esservi un utilizzo “distorto” del diritto di sciopero, non vi sia proporzionalità fra il disagio causato agli utenti e lo sciopero proclamato senza un diffuso consenso sindacale”.

Per Santoro Passarelli “una possibile soluzione consiste nell’affrontare il problema della verifica della rappresentatività sindacale: problema fondamentale sia per il nostro sistema di relazioni industriali sia per il governo del conflitto collettivo. Non vi è dubbio, infatti, che, indipendentemente da come si voglia configurare la titolarità del diritto di sciopero (individuale o collettiva), le organizzazioni sindacali assumano, nella prassi, l’iniziativa e il governo del conflitto collettivo nei servizi pubblici essenziali, essendo rimessa a loro la proclamazione dello sciopero”. “Senza voler pregiudicare, dunque, il diritto costituzionale di tutti i sindacati a poter proclamare lo sciopero, – aggiunge ancora – appaiono ormai maturi i tempi per una seria riflessione, anche in sede legislativa, sull’opportunità di trovare dei sistemi di governo del conflitto che siano mutuati dai principi della democrazia rappresentativa e collegare, quindi, il potere di proclamazione dello sciopero, nel settore dei servizi pubblici essenziali, al raggiungimento di parametri di rappresentatività”.

“Nel settore dei servizi pubblici essenziali – afferma ancora Passarelli – lo sciopero si mantiene a livelli piuttosto elevati e, nell’anno in esame, si registra un trend complessivo in lieve crescita rispetto a quello precedente: il dato complessivo di tutte le proclamazioni di sciopero (nazionali, locali, settoriali, delle prestazioni straordinarie, etc.), si attesta sulle 2.352, rispetto alle 2.261 del 2015”.

E sullo sciopero di marzo dei Tassisti (di nuovo sul piede di guerra e che ci minacciano nuove mobilitazioni) aggiunge: “È avvenuta in dispregio di tutte le regole previste dalla legge”. “Tali azioni collettive – spiega – spesso collegate ad istanze sociali di vario tipo, più che sciopero in senso proprio, rappresentano l’espressione del potere di coalizione di gruppi professionali organizzati, oltre a quelle più squisitamente politiche, attese le conseguenze della globalizzazione dell’economia sulle dimensioni stesse del conflitto”.

La soluzione? La offre lo stesso Garante: rinnovare contratti. Bisogna trovare le risorse per il rinnovo dei contratti per ridurre i conflitti. Santoro Passarelli Sottolinea anche “che con la liberalizzazione dei servizi pubblici essenziali molto spesso ci sono state razionalizzazioni aziendali ed esternalizzazioni che hanno comportato forme di precarizzazione e dequalificazione. E ancora la riduzione dei finanziamenti pubblici ha portato in alcuni casi alla mancata erogazione degli stipendi”.

“Quando ho incontrato il nuovo garante – afferma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo – gli ho spiegato qual è il nostro modo di pensare anche in merito allo sciopero virtuale, con sanzioni a carico delle aziende: per ogni giornata persa da un lavoratore tre giornate perse dall’azienda”. Poi commentando i dati sugli scioperi Barbagallo ha affermato che “ci sta bene che il garante dica di rinnovare i contratti se serve a diminuire il conflitto, ci sta bene che dica di attuare le regole della rappresentanza sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro” perché è necessario “regolare il conflitto”. “Se pensiamo che la maggior parte degli scioperi viene fatta nelle aziende delle autonomie locali è la dimostrazione che anni e anni senza contratti creano disagi” per questo “bisogna mettere delle regole e noi stiamo affrontando seriamente questo discorso”.

“Lo sciopero – ha sottolineato – è un diritto costituzionale individuale che viene utilizzato collettivamente ed è sul ruolo collettivo che bisogna incidere con regole valide per tutti altrimenti rischiamo di avere norme che sono in costituzionali. Noi siamo per discutere seriamente”.

Contraria a riformare la legge sugli scioperi, e favorevole ad adottare una legge sulla rappresentanza è la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Rispondendo alle domande dei giornalisti Camusso ha sostenuto che non bisogna “assolutamente” intervenire sul diritto di sciopero. Secondo Camusso, il Garante ha “giustamente posto il problema di una sanzione alle imprese e articolato le ragioni degli scioperi, a partire da quelli dei trasporti, tanti dei quali derivano dalla mancata retribuzione dei lavoratori e dal mancato rinnovo del contratto”. E ha proseguito: “Mi paiono

tutte ragioni rispetto alle quali non c’è alcuna motivazione che possa far intervenire sul diritto di sciopero. Diversamente, e lo abbiamo già detto in tante occasioni, ritengo che bisogna accelerare e trasformare in legge la rappresentanza”.

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