giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Giornali Macchiati
Pubblicato il 19-06-2017


Leggo e rileggo incredulo la prima pagina del ‘Corriere della Sera’, de ‘la Repubblica’ e de ‘La Stampa’. Non trovo alcun titolo sulla manifestazione della Cgil di sabato 17 giugno a Roma, contro i nuovi voucher decisi dal governo Gentiloni. Allora riprendo in mano con maggiore attenzione le prime pagine dei primi tre quotidiani italiani e ripasso ogni titolo, sicuro di essere stato distratto, di trovare un articolo sulle critiche di Susanna Camusso e sulle repliche di Paolo Gentiloni.
Invece niente. Purtroppo non mi sono sbagliato. Sulle tre prime pagine di domenica 18 giugno c’è di tutto. ‘Repubblica’ ha anche un titolo su «Sindaci, l’ultima sfida: stop ai risciò in centro», ma non c’è una riga sulle decine di migliaia di lavoratori che hanno manifestato nella capitale sotto le bandiere rosse della Cgil.
Solo nelle pagine interne si trova qualche notizia. Un pezzo di ‘Repubblica’ su una sola colonna a pagina 9 è titolato: «La Cgil: ‘Contro i nuovi voucher già 150 mila firme’». Il ‘Corriere della Sera’, invece, a pagina 11 dà più evidenza alla protesta del più grande sindacato italiano con un articolo pubblicato su sei colonne: «Cgil contro i ‘nuovi voucher’: appello al Colle». Invece ‘La Stampa’ confina la manifestazione della Cgil all’interno di un pezzo sulle contorsioni della sinistra politica, dal titolo: «I giovani massimalisti contro Pisapia. Il listone di sinistra a rischio big bang».
In sintesi, come ha scritto ieri Sfoglia Roma www.sfogliaroma.it, i fatti sono questi: la Cgil ha raccolto le firme per realizzare i referendum e abolire i voucher, ma le urne non si sono mai aperte perché il governo ha prima cancellato i buoni per i lavori occasionali con un decreto legge e poi ha varato una nuova versione dello strumento nell’ambito della manovrina economica, approvata dal Parlamento con il voto di fiducia.
Per Susanna Camusso anche i nuovi voucher, come quelli precedenti, sono causa di precarietà del lavoro; si è appellata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sta preparando un ricorso alla Corte costituzionale, contro il governo che ha impedito la consultazione referendaria. Per Paolo Gentiloni, invece, le critiche sono infondate: i voucher nuova versione servono per regolare un segmento del mercato del lavoro e fa notare che la Cgil si trova da sola in questa battaglia, senza il supporto né della Cisl né della Uil.
Questi sono i fatti, poi ognuno ha il diritto di commentarli come vuole, secondo le proprie valutazioni e convinzioni. Ma i fatti, appunto, vanno esposti, raccontati dai giornali ai lettori. È questo il loro dovere, la loro missione. Invece in questo caso non è andata esattamente così. Non una riga in prima pagina, solo stringati articoli in pagina interna. Più o meno nello stesso modo è andata per gli altri quotidiani italiani e per il telegiornali.
Eppure il tema è importante: è lo scontro frontale sul lavoro tra la Cgil e il governo. È l’ultima battaglia campale tra la Cgil e un governo a guida Pd, «il più grande partito progressista europeo» come lo ha definito Matteo Renzi. Lo scontro tra la Cgil, il sindacato storicamente vicino alla sinistra e un esecutivo espressione del Pd, di per sé è una notizia a 18 carati.
Anni fa sui quotidiani ci sarebbe stato un titolo evidente in prima pagina. Poi sarebbero seguite paginate di approfondimento: cronache della protesta di piazza, schede su cosa sono i voucher, interviste alla Camusso, ai manifestanti e a Gentiloni. Invece ieri non è andata così. Qualcosa non ha funzionato. Anzi, qualcosa non funziona da molti anni. Non a caso l’informazione italiana è piombata in una crisi strutturale. Molti giornali e settimanali negli ultimi anni hanno chiuso i battenti, i quotidiani rimasti in piedi negli ultimi dieci anni hanno più che dimezzato le vendite, la pubblicità è evaporata e gli organici dei giornalisti sono stati decimati. I quotidiani online, emanazione della carta stampata, vanno abbastanza bene ma non sono riusciti a compensare il tracollo e, comunque, non riescono a camminare da soli sulle proprie gambe. Su internet c’è un’informazione fai da te, ma in genere è farlocca e priva di credibilità.
Gli editori e i direttori dei giornali nei convegni dedicati alla crisi della stampa sono fortissimi nella retorica dei sacri principi: l’informazione deve essere completa, libera ed autonoma; niente censure né omissioni nel riportare le notizie; la qualità professionale dei giornalisti e gli approfondimenti degli avvenimenti sono gli strumenti del rilancio. Certo. Perfetto. Peccato che anche questa volta, sulla manifestazione della Cgil, non sia andata così. È una brutta macchia sulla camicia non propria bianca dell’informazione italiana.

Rodolfo Ruocco
Sfoglia Roma

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Commenti all'articolo
  1. Non avessimo avuto, in Italia, i giornalisti gambizzati dalle BR, verrebbero cattivi pensieri in testa. Siamo quasi obbligati a passare oltre.
    Quanto al concetto del PD “più grande partito progressista europeo”, mi soccorre il significato che, nel tempo, hanno assunto le “riforme”: una volta esse significavano il mezzo per affrancare dalla soggezione lavoratori e cittadini e per allargare la base dei diritti soggettivi; ora le riforme (sic) servono solo a comprimere l’area dei diritti, a favore, lasciatemelo dire – senza “ideologia” – del capitale.

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