domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giuseppe Tamburrano, compagno e storico coerente
Pubblicato il 21-06-2017


Ci ha lasciato Giuseppe Tamburrano, storico, giornalista e autentico socialista. È stato consigliere di Pietro Nenni durante i governi di centro-sinistra. Qui di seguito riportiamo il ricordo della Fondazione dedicata a Pietro Nenni che lui ha creato e di cui è stato per trent’anni Presidente.


tamburrano
Grazie Professore per tutto quel che ci hai dato

Non amo scrivere in prima persona ma per una volta vorrei concedermi questa licenza. Per me Giuseppe Tamburrano è sempre stato il Professore. Sin dai tempi in cui lavoravo in un giornale di provincia di ispirazione socialista e lo chiamavo per chiedergli di fornirmi le chiavi interpretative su quel che stava accadendo a livello politico. Roba di diversi decenni fa. Lui era sempre calmo, sereno, inanellava le parole con attenzione, certo non con la velocità con la quale vengono sciorinate sui social. Quell’attenzione nasceva dalla sua profonda preparazione. Le sue chiavi interpretative erano sempre ricche perché elaborate da una mente che alla frequentazione delle biblioteche aggiungeva il confronto con la realtà; vivificava il suo sapere nel fuoco della politica, cercando verifiche, alimentando anche dubbi, per sé e per gli altri. Giuseppe Tamburrano ci ha lasciato. Accanto a Nenni (ma non solo accanto a Nenni) ha fatto politica e ha partecipato all’esperienza migliore della sinistra di governo che questo Paese abbia avuto nei settant’anni che hanno fatto seguito alla fine della seconda guerra mondiale. Ha fatto la storia ma l’ha anche scritta tenendo separate le passioni del militante dal rigore del ricercatore. In quegli anni turbolenti, segnati dal terrorismo, lui, telefonicamente, era per me una guida affidabile nella comprensione delle vicende che caratterizzavano il Partito Socialista. Mai avrei pensato nella mia vita di ritrovarmi accanto a lui nella Fondazione che lui ha creato e intitolato all’uomo che prima ha accompagnato nell’esperienza di governo e poi raccontato nei suoi scritti. L’ultima volta a casa sua mi indicò dietro la scrivania la poltrona che fu di Nenni invitandomi a sedermi. Declinai l’invito: temevo di commettere un reato di vanità. Mi raccontò di questa sua inestinguibile passione, nata per vie familiari, dell’ingiusta fine di un’idea straordinariamente nobile e altrettanto straordinariamente offesa dalla mediocrità degli uomini. Forse parlavamo più facilmente perché eravamo accomunati dalle origini, venendo tutti e due da quella lingua di terra che si proietta verso Oriente. Ma la coerenza metteva il Professore al riparo da quell’accusa di levantinismo che spesso viene rivolta ai pugliesi. Ci mancherà. Ancor di più mancherà a Gianna, sua straordinaria compagna di vita: a lei va tutta la nostra amicizia e la nostra solidarietà. Al Professore il nostro grazie.

A. M.
Blog Fondazione Nenni

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